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Altaquota

Se il carrello non esce...

Gli strani rumori che arrivano dal fondo dell'aereo quando la pista si avvicina scatenano enormi dubbi fra chi teme che le ruote per l'atterraggio possano bloccarsi. I Viaggi

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"E se i piloti si dimenticano di tirare fuori il carrello?”. Eccola qua la classica, angosciosa domanda che assale il passeggero ansioso all'approssimarsi dell'atterraggio. Ebbene, una tale dimenticanza è possibile, perché un apposito impianto di allarme, rilevando la vicinanza del terreno, è in grado di avvertire i piloti della loro ipotetica distrazione. Negli aerei più moderni lo fa addirittura parlando: una voce sintetica comincia a ripetere “landing gear... landing gear...” (carrello... carrello...) e non ne vuol sapere di tacere fino a quando non ci si decide ad abbassare la fatidica leva.

A questo punto, dalla pancia dell'aereo, si sentono arrivare degli strani rumori, una serie di scatti secchi (sono i portelloni che si aprono e si richiudono per lasciare fuoriuscire le ruote), accompagnati da vibrazioni, cigolii e scricchiolii più o meno sinistri e poi, a manovra ormai ultimata, il forte sibilo prodotto dall'impatto dell'aria sul carrello esteso. Tutti segnali che rappresentano la prova inequivocabile che l'aereo è ormai pronto per toccare terra in piena sicurezza, e che dovrebbero infondere tranquillità, ma siccome per chi ha paura ogni nuovo rumore è fonte di ulteriori preoccupazioni, ecco che si insinua un altro dubbio maligno: “E se il carrello non fosse uscito bene?”

Beh, questo in effetti può succedere, sebbene le probabilità siano infinitesimali, ma ancora una volta i piloti sono subito allertati e possono mettere in atto alcune manovre “alternative” per farlo uscire. E se poi il carrello non intende sentire ragioni, allora si fa un “atterraggio con carrello retratto o parzialmente esteso” (volgarmente detto “sulla pancia”), manovra di emergenza alla quale ci si è, come al solito, addestrati al simulatore di volo: un passaggio a bassa quota davanti alla torre di controllo per un esame visivo della situazione, lo scarico del carburante in eccesso, e poi via... all'atterraggio, senza il famoso “letto di schiuma” (soluzione abbandonata ormai da anni perché macchinosa e poco efficace), ma con l'assistenza dei pompieri schierati ai lati della pista. Negli ultimi sei-sette anni, in Italia, è successo un paio di volte, e in entrambi i casi il tutto si è concluso con un bello spavento, un aereo quasi da buttare e lievi contusioni a pochi passeggeri.

Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali