Un aereo in volo è una piccola comunità viaggiante e, come in tutte le comunità, ci può essere qualcuno che si sente male. È per questo che tutti gli aerei sono equipaggiati con una “scatola di pronto soccorso” dotata dei medicinali adatti a combattere le sintomatologie più comuni. E siccome molti di questi farmaci possono essere usati solo dietro prescrizione medica, in casi del genere scatta sempre la ricerca di un eventuale dottore presente a bordo.
Sarà lui a prestare le prime cure e a decidere se l'estemporaneo paziente è in grado, opportunamente assistito, di raggiungere la sua destinazione, o se invece è il caso di fare quello che noi chiamiamo un “extra-scalo”, un atterraggio sull'aeroporto più vicino per consentire adeguate cure al malcapitato.
Nei voli intercontinentali, dove i soccorsi a terra potrebbero non essere raggiungibili con tanta tempestività, c'è addirittura una cassetta medica vera e propria, con tutto il necessario anche per un piccolo intervento chirurgico, e ultimamente si sta generalizzando la pratica di installare a bordo un defibrillatore, fornendo ad almeno uno degli assistenti di volo l'addestramento necessario a servirsene.
E se proprio il dottore non ci dovesse essere, allora si può anche contattare, via radio o col telefono satellitare, un apposito centro (il CIRM, attivo 24 ore su 24) specializzato nel fornire ai naviganti, marittimi o aerei che siano, assistenza medica a distanza. Non è dunque il caso di preoccuparsi troppo (a meno che il malato non siate proprio voi) se una voce, dall'altoparlante di bordo, annuncia che il comandante chiede se, per caso, sull'aereo c'è un medico. Male che vada, capiterà di fare ritardo per... accompagnare il paziente all'ospedale.
Se poi la stessa voce dovesse annunciare che il medico chiede se, per caso, c'è un comandante a bordo, allora forse sarebbe il caso di cominciare a preoccuparsi un po' di più. Naturalmente non sentirete mai una tale richiesta, ma in ogni caso sappiate che il secondo pilota, anche da solo, è perfettamente in grado di riportare a terra sano e salvo il suo aereo con tutto il prezioso carico che esso trasporta.
Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali
Sarà lui a prestare le prime cure e a decidere se l'estemporaneo paziente è in grado, opportunamente assistito, di raggiungere la sua destinazione, o se invece è il caso di fare quello che noi chiamiamo un “extra-scalo”, un atterraggio sull'aeroporto più vicino per consentire adeguate cure al malcapitato.
Nei voli intercontinentali, dove i soccorsi a terra potrebbero non essere raggiungibili con tanta tempestività, c'è addirittura una cassetta medica vera e propria, con tutto il necessario anche per un piccolo intervento chirurgico, e ultimamente si sta generalizzando la pratica di installare a bordo un defibrillatore, fornendo ad almeno uno degli assistenti di volo l'addestramento necessario a servirsene.
E se proprio il dottore non ci dovesse essere, allora si può anche contattare, via radio o col telefono satellitare, un apposito centro (il CIRM, attivo 24 ore su 24) specializzato nel fornire ai naviganti, marittimi o aerei che siano, assistenza medica a distanza. Non è dunque il caso di preoccuparsi troppo (a meno che il malato non siate proprio voi) se una voce, dall'altoparlante di bordo, annuncia che il comandante chiede se, per caso, sull'aereo c'è un medico. Male che vada, capiterà di fare ritardo per... accompagnare il paziente all'ospedale.
Se poi la stessa voce dovesse annunciare che il medico chiede se, per caso, c'è un comandante a bordo, allora forse sarebbe il caso di cominciare a preoccuparsi un po' di più. Naturalmente non sentirete mai una tale richiesta, ma in ogni caso sappiate che il secondo pilota, anche da solo, è perfettamente in grado di riportare a terra sano e salvo il suo aereo con tutto il prezioso carico che esso trasporta.
Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali