Vallo a spiegare ai turisti stranieri che le decorazioni delle case non sono spolverate di cipria rosata, ma è la "pietra del Finale" (roccia calcarea che affiora qua e là nell'entroterra del Savonese) a dare questa delicata sfumatura. Del resto, a Finalborgo, frazione di Finale Ligure (forma un unico comune insieme a Finalmarina, Finalpia e Varigotti in un tutt'uno quasi inscindibile), ogni cosa è particolare e autentica, tanto che, da alcuni mesi, è stato incoronato con il titolo di Borgo dell'anno 2008 (nomina avvenuta in estate, nel corso dell'ottava assemblea nazionale del Club dei Borghi più belli d'Italia, la cui selezione riguardava i paesi con più di cinque mila abitanti).
"Veramente? Se non tocco non credo" dice Frans, in un italiano stentato, mentre passa la mano su un fregio di un portone nel centro storico. Semplice curiosità, lui la sua scelta l'ha già fatta, indipendentemente dai materiali: ogni anno da Dusseldorf, in Germania, raggiunge quest'angolo di Liguria di Ponente che guarda al mare, per trascorrerci almeno un mese. Ma non è certo l'unico ad essere rimasto folgorato dal territorio. I suoi connazionali (è il buen retiro dei tedeschi ma non mancano gli inglesi e si cominciano a vedere anche gli olandesi) arrivano a frotte, alla ricerca di un luogo salutare dove trascorrere l'autunno, grazie al clima mite. Quest'anno poi si prevede un aumento di presenze, man mano che si sparge la voce dell'ambito riconoscimento (una delle condizioni per accedere al club dei borghi più belli è la qualità urbanistica e architettonica, vincolata dalla Soprintendenza alle Belle Arti). "Passerò qui tutte le mie vacanze", afferma Frans, "me ne sono innamorato da subito e ho sviluppato un senso di appartenenza a questa terra, anche se non è la mia.
Mi piace il fascino antico che si vive tra queste mura medioevali così ben conservate, mi dà la sensazione di protezione e raccoglimento. E poi si è immersi nel verde e a pochi passi dal mare". Insomma catturati dall'architettura, dalla bellezza del paesaggio, dall'eleganza di chi vi abita, si finisce per scegliere Finalborgo anche per un lungo periodo. E si può soggiornare in case dislocate tra gli stretti carrugi, dove la storia sposa un'accoglienza familiare. Come a Ca' di Ni' che è l'unico esempio nel borgo di ospitalità diffusa (via Lancillotto 15; tel. 019-6898268, che propone affitti mensili o per almeno tre fine settimana consecutivi). Un recupero moderno, ma insieme rispettoso del passato e ben inserito nell'attuale ambito urbano. L'edificio, dal quale sono stati ricavati case e appartamenti arredati con cura (soprattutto con mobili d'epoca), guarda La Marina (come sono dicono da queste parti per indicare Finalmarina) e domina un giardino cinquecentesco. Ovunque i dettagli trasmettono le stesse sensazioni di calore di un tempo.
[[ge:rep-locali:repubblica:117037986]]Ma ciò che rende ancora più meritevole dell'appellativo di Borgo dell'anno è l'atmosfera che non è cambiata nel tempo. Girovagare a piedi, tra le strette strade chiuse al traffico, dimenticando rumori e motori, tra le case che sembrano abbracciarsi l'una con l'altra, intorno alle torri semicircolari e interrotte solo in corrispondenza delle porte (Testa, Reale, Romana e della Mezzaluna), riserva continuamente sorprese: un fregio, una loggia, una portale in ardesia (altra pietra tipica del territorio), un davanzale colorato dai fiori, una piazzetta inaspettata. Qui i ristoranti, i negozi, le gallerie d'arte, si sono moltiplicati come pane e pesci, rendendo il borgo vivace e animato, anche nella stagione autunnale. Numerose le botteghe degli artigiani, da quelli che lavorano la cartapesta (la Legatoria del Borgo, in piazzetta San Biagio, espone album per fotografie, quaderni e carta da lettera in cartapesta decorata da fiori selvatici ed erbe dell'entroterra, oltre ad originali borse e cappelli), a quelli che vendono riproduzioni di scorci del borgo in legno e ceramica (I Figuli del Borgo, sempre sulla stessa piazza).
A tutto ciò si aggiunge, ogni primo fine settimana del mese, un caratteristico mercatino dell'antiquariato. Curiosando fra i banchi, le bancarelle e i gazebo, elegantemente disposti tra piazza Garibaldi e piazza del Tribunale, si possono scovare numerose rarità: quadri d'epoca, stampe antiche, libri e riviste, pietre preziose, gioielli, ceramiche popolari e tanta rigatteria per tornare indietro con la memoria "nella soffitta della nonna".
Per tornare invece indietro nel tempo, ci si ferma all'ex complesso conventuale domenicano di Santa Caterina, dove passato e presente si rincorrono e si fondono. È stato prima convento (vi erano conservate le tombe dei Marchesi Del Carretto, signori della città) poi carcere fino al 1965 e la presenza di tre piani di celle nel campanile lo ricorda. Attualmente nei quattrocenteschi chiostri è ospitato il museo archeologico del Finale (www.museoarcheofinale.it; tel. 019-690020), la biblioteca e l'auditorium. Tutto lo sfarzo barocco è invece racchiuso nella collegiata di San Biagio, la chiesa più antica. All'interno la balaustra in marmo, finemente scolpita nelle minime pieghe da sembrare fluttuanti trine per la forma sinuosa: un colpo d'occhio notevole.
Camminando ancora un po', in salita verso il colle che domina il borgo, si incontra la Fortezza di San Giovanni (del XVII secolo) fatta costruire dagli spagnoli (vi si arriva con una passeggiata di quindici minuti, lungo la strada Beretta), mentre sullo sfondo spiccano i ruderi della Torre dei Diamanti di Castel Gavone, edificio militare-residenziale in stile lombardo (un tempo sede del marchesato dei Del Carretto, ora in restauro). Anche Frans ci viene spesso, per godersi lo spettacolo della luce della luna che accarezza i tetti delle case. "Da lassù", conclude, "il borgo diventa ancora più bello".
"Veramente? Se non tocco non credo" dice Frans, in un italiano stentato, mentre passa la mano su un fregio di un portone nel centro storico. Semplice curiosità, lui la sua scelta l'ha già fatta, indipendentemente dai materiali: ogni anno da Dusseldorf, in Germania, raggiunge quest'angolo di Liguria di Ponente che guarda al mare, per trascorrerci almeno un mese. Ma non è certo l'unico ad essere rimasto folgorato dal territorio. I suoi connazionali (è il buen retiro dei tedeschi ma non mancano gli inglesi e si cominciano a vedere anche gli olandesi) arrivano a frotte, alla ricerca di un luogo salutare dove trascorrere l'autunno, grazie al clima mite. Quest'anno poi si prevede un aumento di presenze, man mano che si sparge la voce dell'ambito riconoscimento (una delle condizioni per accedere al club dei borghi più belli è la qualità urbanistica e architettonica, vincolata dalla Soprintendenza alle Belle Arti). "Passerò qui tutte le mie vacanze", afferma Frans, "me ne sono innamorato da subito e ho sviluppato un senso di appartenenza a questa terra, anche se non è la mia.
Mi piace il fascino antico che si vive tra queste mura medioevali così ben conservate, mi dà la sensazione di protezione e raccoglimento. E poi si è immersi nel verde e a pochi passi dal mare". Insomma catturati dall'architettura, dalla bellezza del paesaggio, dall'eleganza di chi vi abita, si finisce per scegliere Finalborgo anche per un lungo periodo. E si può soggiornare in case dislocate tra gli stretti carrugi, dove la storia sposa un'accoglienza familiare. Come a Ca' di Ni' che è l'unico esempio nel borgo di ospitalità diffusa (via Lancillotto 15; tel. 019-6898268, che propone affitti mensili o per almeno tre fine settimana consecutivi). Un recupero moderno, ma insieme rispettoso del passato e ben inserito nell'attuale ambito urbano. L'edificio, dal quale sono stati ricavati case e appartamenti arredati con cura (soprattutto con mobili d'epoca), guarda La Marina (come sono dicono da queste parti per indicare Finalmarina) e domina un giardino cinquecentesco. Ovunque i dettagli trasmettono le stesse sensazioni di calore di un tempo.
[[ge:rep-locali:repubblica:117037986]]Ma ciò che rende ancora più meritevole dell'appellativo di Borgo dell'anno è l'atmosfera che non è cambiata nel tempo. Girovagare a piedi, tra le strette strade chiuse al traffico, dimenticando rumori e motori, tra le case che sembrano abbracciarsi l'una con l'altra, intorno alle torri semicircolari e interrotte solo in corrispondenza delle porte (Testa, Reale, Romana e della Mezzaluna), riserva continuamente sorprese: un fregio, una loggia, una portale in ardesia (altra pietra tipica del territorio), un davanzale colorato dai fiori, una piazzetta inaspettata. Qui i ristoranti, i negozi, le gallerie d'arte, si sono moltiplicati come pane e pesci, rendendo il borgo vivace e animato, anche nella stagione autunnale. Numerose le botteghe degli artigiani, da quelli che lavorano la cartapesta (la Legatoria del Borgo, in piazzetta San Biagio, espone album per fotografie, quaderni e carta da lettera in cartapesta decorata da fiori selvatici ed erbe dell'entroterra, oltre ad originali borse e cappelli), a quelli che vendono riproduzioni di scorci del borgo in legno e ceramica (I Figuli del Borgo, sempre sulla stessa piazza).
A tutto ciò si aggiunge, ogni primo fine settimana del mese, un caratteristico mercatino dell'antiquariato. Curiosando fra i banchi, le bancarelle e i gazebo, elegantemente disposti tra piazza Garibaldi e piazza del Tribunale, si possono scovare numerose rarità: quadri d'epoca, stampe antiche, libri e riviste, pietre preziose, gioielli, ceramiche popolari e tanta rigatteria per tornare indietro con la memoria "nella soffitta della nonna".
Per tornare invece indietro nel tempo, ci si ferma all'ex complesso conventuale domenicano di Santa Caterina, dove passato e presente si rincorrono e si fondono. È stato prima convento (vi erano conservate le tombe dei Marchesi Del Carretto, signori della città) poi carcere fino al 1965 e la presenza di tre piani di celle nel campanile lo ricorda. Attualmente nei quattrocenteschi chiostri è ospitato il museo archeologico del Finale (www.museoarcheofinale.it; tel. 019-690020), la biblioteca e l'auditorium. Tutto lo sfarzo barocco è invece racchiuso nella collegiata di San Biagio, la chiesa più antica. All'interno la balaustra in marmo, finemente scolpita nelle minime pieghe da sembrare fluttuanti trine per la forma sinuosa: un colpo d'occhio notevole.
Camminando ancora un po', in salita verso il colle che domina il borgo, si incontra la Fortezza di San Giovanni (del XVII secolo) fatta costruire dagli spagnoli (vi si arriva con una passeggiata di quindici minuti, lungo la strada Beretta), mentre sullo sfondo spiccano i ruderi della Torre dei Diamanti di Castel Gavone, edificio militare-residenziale in stile lombardo (un tempo sede del marchesato dei Del Carretto, ora in restauro). Anche Frans ci viene spesso, per godersi lo spettacolo della luce della luna che accarezza i tetti delle case. "Da lassù", conclude, "il borgo diventa ancora più bello".