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Galizia, terra di misteri

Itinerario nell'estremo nord-ovest della Spagna: Galizia, terra di naufragi, di coste battute dai venti atlantici e di musiche malinconiche . Da Cape Tourinan a Saniago di Compostela passando per le spiagge di Cornata

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I verdissimi pendii di Capo Tourinan scendono dolcemente fino al mare, popolati dalle pecore al pascolo e dai rari cavallini selvatici. Il faro aggrappato all'ultimo angolo di terra europeo, prima del grande nulla, sembra in attesa di un qualche segno del destino.

Il vento e le onde gigantesche che si infrangono minacciose sugli scogli, trasmettono un'inquietudine alla quale nemmeno l'animo più tranquillo può resistere. Ma è sotto la superficie del mare, giù sul fondo, che giace una realtà imprevista e terribile: i più di 150 naufragi storici e documentati in questo tratto di mare, il più a ovest della Penisola iberica, il Finis Terrae degli antichi romani.

Un cimitero di navi, affondate dalle impietose tempeste o smarrite nella nebbia impenetrabile che le portò a schiantarsi sulle scogliere. La Punta do Boi è, tra questi scogli, il più maledetto e temuto dai naviganti, lo dimostra il numero dei relitti che giacciono sul fondo. Il 10 novembre del 1890 la nave scuola inglese Serpent che percorreva il tragitto tra Plymouth e Freetown, nella Sierra Leone, fu sbattuta sulla scogliera da una burrasca. A ricordare la tragedia in cui perirono 172 giovani marinai, fu costruito un cimitero di cui oggi rimangono solo i ruderi.

Per molti anni le navi della Marina inglese che passavano in queste acque lanciavano un lugubre saluto di commiato. È il tratto di mare della Galizia che non poteva non essere battezzato Costa da Morte, un nome fatto apposta per spaventare gli uomini dopo averli attirati con la lusinga dei suoi affascinanti misteri. Ci sono pellegrini che, dopo essere arrivati a Santiago di Compostela, terminano seduti sulle rocce del Capo Finisterre il loro viaggio e simbolicamente bruciano i vestiti indossati nel lungo cammino. Anche la gente di qua considera il Capo un luogo magico: in molti vengono ad aspettare l'ora del celebre tramonto ascoltando la musica del mare e quella della celebre gaita, la malinconica cornamusa del folklore gallego. In loro compagnia si possono apprendere le leggende di questi luoghi sulla genesi dei dolmen e dei geroglifici rupestri.

E, ancora, le storie delle streghe e di lupi mannari, storie che testimoniano l'origine celtica della cultura popolare gallega. Per capire la Galizia è necessario approfondire le origini della religiosità arcaica e superstiziosa che si vive da queste parti. Infatti, lungo la Costa da Morte, non è raro incontrare croci, chiese e santuari fin sulla riva del mare, innalzate in ogni angolo a protezione delle barche e della vita dei pescatori.

Uno dei luoghi più suggestivi si trova a Muxía ed è il Santuario della Virxe da Barca (Vergine della Barca). Nella scogliera di fronte, i devoti hanno voluto vedere la forma della barca di pietra su cui la Madonna sbarcò direttamente a Muxía. Accanto è stato scelto il luogo simbolo dove innalzare il monumento A Ferida (La ferita) in ricordo della tragedia della petroliera Prestige: Muxía fu il luogo più colpito dalla catastrofe ecologica del 2002. Solo da qualche mese i raccoglitori di perzebes, un pregiato frutto di mare, hanno ricominciato a frequentare il mercato del pesce di Muxia, ma nei loro sguardi si intuisce la disperazione per tutto ciò che hanno visto e vissuto.

Lungo la costa si alternano alle croci i fari; uno di questi, famoso per la posizione panoramica, è quello di Cabo Vilán. Proseguire per la strada non asfaltata che si inerpica sui fianchi della scogliera è una scommessa con il pericolo, ma la bellezza del paesaggio è proprio nella sua asprezza. Raggiunto il mirador, il punto più alto, l'oceano sembra infinito. Se si è molto fortunati può capitare anche di assistere al passaggio di una balena.

Dove la natura è più selvaggia e le scogliere più impervie, la forza del vento permette lo sfruttamento dell'energia eolica. Sembrano moderni, enormi mulini a vento, le strutture a pale che forniscono energia pulita e promuovono la Galizia regione all'avanguardia nella tutela dell'ambiente, anche se le statistiche la relegano poi tra le aree economicamente meno sviluppate della Spagna. Le causa del mancato sviluppo? La prevalente economia agricola arretrata, in primo luogo, e poi la posizione così periferica da non essere stata influenzata dal miracolo economico del dopo Franco, i "favolosi" anni Ottanta e Novanta. Per far fronte a questa realtà un po' marginale, ci si guarda attorno per scoprire nuove forme di sfruttamento delle antiche risorse. Ma dovunque si guardi si vede mare e poi solo mare. Così, nel porto di Lira i giovani della Cooperativa di pescatori hanno lanciato l'idea del "turismo rural-peschiero": propongono itinerari marini che non sono semplici gite in barca ma vere e proprie occasioni per vedere da vicino la giornata del pescatore, fatta di normali ritmi di lavoro, di pasti semplici, di gioie e di fatiche della pesca, di inquietudini della vita di mare e, infine, delle eterne contraddizioni di una società arcaica e tradizionalista. Il mare che dà, a volte pretende in cambio qualcosa: capita spesso di vedere una fila di donne anziane, vestite completamente di nero, che si incammina verso la parrocchia di Lira per andare a recitare il Rosario. Ad ognuna l'oceano ha tolto qualche persona amata: un figlio, un marito, un fidanzato.La cosa più sorprendente della Galizia è la corrispondenza tra contrasti del territorio e stati emotivi: le scogliere più ostili, dove le nuvole sono perenni e scure, si alternano alle spiagge più bianche e soleggiate, che invitano il visitatore a rilassarsi, a bagnarsi nell'Atlantico.

La spiaggia di Carnota è la più lunga di tutte, 7 km di bianco arenile, famosa per uno dei più grandi hórreos, costruzioni dalla forma bizzarra che si trovano dappertutto in Galizia e ne identificano il paesaggio. Sono manufatti di pietra, alcuni secolari, innalzati su piedistalli, come palafitte, per proteggere il mais e gli altri cereali. Il famoso hórreo di Carnota si trova in un insieme monumentale impreziosito dalla Chiesa Parrocchiale e dal piccolo cimitero.

Questa è la Galizia, una regione dove rivivono i costumi del passato e dove le tradizioni, come l'artigianato, sono conservate e tramandate gelosamente. Camariñas, per esempio, è famosa per l'encaixe, il merletto: nel vicino Castello di Vimianzo c'è un interessante museo "vivente" dove alcune signore lavorano a mano i merletti e ne raccontano la storia spiegando le caratteristiche di ogni singolo pezzo. Anche il lino, con tutte le sue lavorazioni, è un altro dei prodotti tipici della regione.La baia su cui si affaccia Camariñas è unica perché, di tutta la costa, è la parte più protetta dalle intemperanze dell'oceano. Nel punto più interno della ría (insenatura) si trova Ponte do Porto, povero e semplice, da cui parte una strada che conduce ad Arou, paese di pescatori.

Si incontra poi Camelle, che deve la sua fama ad una delle storie più commoventi legate alla tragedia della petroliera Prestige: la morte di Manfred Gnadinger. L'artista tedesco che viveva in una casa sulla costa, morì di dolore dopo che il petrolio, fuoriuscito dalla nave, distrusse le sue sculture conservate nel giardino, meta di pellegrinaggio di turisti provenienti da tutta Europa.

La Costa da Morte riserva ancora altre sorprese e cambi di rotta, come a Malpica di Bergantinos, cittadina che si affaccia su un grande porto da dove si parte per l'itinerario de las rúas bergantinas, verso un paesaggio meno aspro. Anche l'oceano sembra stanco di mordere la terra e il sole illumina i piccoli paesi turistici da cui si distacca per bellezza Caión. Da qui in poi ci si lascia alle spalle la terra delle streghe e dei lupi mannari.

Tanti sapori dal mare e dalla terra. Sicuramente il prodotto più conosciuto dalla Galizia arriva dal mare: è la grande offerta di pesce e molluschi prelibati. Però anche i prodotti tipici offerti dalla terra sono tanti, non per niente questa è la regione dove molti spagnoli vengono per fare delle vere e proprie vacanze gastronomiche. I pescatori tornano in porto con le barche piene di frutti di mare e di pesci, quelli più saporiti sono raccolti nelle insenature (rías) o nelle vicinanze della costa: il merluzzo, il rombo, il branzino, la sogliola, che per essere più apprezzati vengono cucinati alla brace. Fra i molluschi, quelli dal sapore più speciale sono le navajas, dalla conchiglia lunga e stretta come la lama di un coltello e il sapore quasi di vongola. Oppure i percebes, bruttissimi alla vista (assomigliano al dito di un alligatore) ma che offrono al palato un delicato gusto di mare simile al granchio. Il polpo è tipico e si mangia in tutte le salse ma il classico è il pulpo a feira, che viene bollito e condito con olio extravergine d'oliva, sale e paprica dolce. Nell'Atlantico si pesca anche la vieira, il saporito pesce protetto dalla conchiglia che è diventata simbolo del pellegrinaggio verso Santiago. Nel freddo inverno della campagna galiziana non c'è niente di meglio che un buon caldo gallego, una minestra con pezzettini di prosciutto, vitello, pollo, salsiccia, cavolo, patate e ceci. Oppure il cappone, che in Galizia viene nutrito in modo tradizionale. Un'altra delle ricette che identifica la cucina popolare gallega è senza alcun dubbio la empanada, cioè la pizza farcita, fatta naturalmente come da noi con farina e lievito, che viene riempita con un'enorme varietà di prodotti di terra e di mare, molto diversi tra loro: dalle vongole al salame, anche se le più tipiche sono di tonno, baccalà e pollo, che vengono sempre mischiati ai peperoni, la cipolla e lo zafferano. I formaggi freschi sono diversi e unici: dal San Simon a quello di Arzua fino alla Tetilla Gallega, molto cremosa al palato.

Anche la produzione del vino occupa un posto importante in Galizia, questo fin dal tempo dei romani che portarono la vite. In tempi più moderni sono state riconosciute cinque zone DOC nella regione, e i vini più valutati sono i bianchi delle Rías Baixas. Il migliore è prodotto da un'uva autoctona: l'Albariño. Nelle campagne, è diffusa la tradizione di produrre un distillato di uva, "l'orujo", da cui deriva la queimada che viene servita con un rituale alla fiamma.