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Sannio, le valli dell'arte e della natura

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Ogni qualvolta mi reco nel Sannio avverto netta l'impressione di dover come cambiare moneta, di prendere un altro atteggiamento, di prepararmi, insomma, ad entrare in un'altra dimensione..." Sembrano più vere che mai le parole dello scrittore napoletano Domenico Rea, appassionato osservatore del mondo contadino campano, davanti al silenzioso e selvaggio territorio che si estende alle spalle di Benevento. Un mondo arcaico e intatto, di forte carattere e grande bellezza paesaggistica. Terra di storia illustre e antiche leggende, di fede e battaglie, il Sannio è rimasto un paziente luogo di frontiera, dove il viaggio, anche se breve, ha ancora il suo senso di avventura e scoperta. Non c'è nulla di scontato nelle cinque verdissime valli che si aprono a raggera intorno al capuologo di provincia. Niente percorsi troppo turistici, niente negozi di souvenir, niente affollamento da mete di massa. Ma immenso patrimonio di arte e cultura, di bellezze artistiche e naturali, di borghi millenari dominati da grandiosi paesaggi di colline, ricoperte di uliveti, e aspri massicci appenninici. Forse è proprio questa la stagione giusta per scoprire il Sannio, il posto più lontano che si possa immaginare da finte allegrie festaiole e più vicino invece a tradizioni, riti e manifestazioni strettamente legate al carattere e all'identità dei suoi abitanti. Il primo itinerario parte dalla valle Caudina, lungo l'Appia antica (oggi statale 7) e da Montesarchio, l'antica Caudium, con le borgate di Latovetere e Latonovo, strette intorno alla Torre e al Castello. Più avanti c'è Airola, dove si è quasi costretti a fermarsi per la sorprendente bellezza di una chiesa che ci si trova davanti all'improvviso: è quella dell'Annunziata (da poco restaurata) con la facciata cinquecentesca disegnata dell'architetto Luigi Vanvitelli e le statue in marmo della Fede e della Speranza. Nei dintorni Arpaia e Forchia, entrate nei libri di storia per una notissima battaglia, quella delle Forche Caudine del 321 a. C., quando i Romani, sconfitti dai Sanniti e disarmati furono costretti a passare sotto il gioco (le forche) in segno di assoluta sottomissione. Sosta obbligata anche a Sant'Agata dei Goti, borgo-belvedere medievale di case e chiese, aggrappato a un alto sperone di tufo, con cupole e campanili ricoperti di maioliche colorate. Una passeggiata lungo le antiche strade del vivace centro storico conduce al Duomo, di origine medievale , con un bel portale d'ingresso( XI sec.). All'interno il coro ligneo barocco, la cappella dell'Incoronata con una Madonna in marmo del Quattrocento e la suggestiva cripta con parti di affreschi del '300. Ma il vero capolavoro artistico di Sant'Agata è il Giudizio Universale, un grande affresco che ricopre quasi completamente la controfacciata della chiesa dell'Annunziata, tra le più importanti realizzazioni della pittura tardogotica campana (1430). L'altra ricchezza di questa cittadina, come di tutto il Sannio Beneventano, viene dalla terra: sono le eccezionali uve da cui nasce l'omonimo vino Doc e la mela annurca, frutto tipico della zona, cui viene dedicata ogni anno a dicembre una vera e propria festa per le vie del centro storico. Meta di splendide escursioni nella natura, di strade panoramiche che attraversano antichissimi centri storici e di paesaggi rurali ancora spontanei è la valle Telesina inerpicata tra i parchi regionali del Taburno e del Matese. Qui siamo ai confini con la Campania Felix dei romani, un vasto territorio così ribatezzato per la sua straordinaria fertilità, dovuta all'azione dei vulcani e al clima mite. Ogni monumento, arco, mura, convento, borgo meriterebbe una sosta, ma sicuramente da non perdere sono Cerreto Sannita e San Lorenzello, da secoli centri della ceramica d'arte dove le fornaci delle botteghe artigiane producono pezzi di grande valore. Per curiosare tra mobili e oggetti d'antiquariato (e tentare qualche buon acquisto-souvenir natalizio) a San Lorenzello proprio in questi giorni (18-19 dicembre) si svolge la mostra-mercato legata all'antico, (di solito l'ultimo fine settimana del mese) oppure si può far scorta del pregiato extravergine del Sannio Caudino Telesino, estratto dalla speciale oliva Racioppella che cresce sui colli della zona e ha appena ottenuto (insieme al Colline Beneventane) il marchio Dop. Ancora pochi chilometri e si raggiunge Guardia Sanframondi, dominata dal Castello del X secolo, famosa per le tradizionali processioni dei battenti ispirate a remoti riti di espiazione medievali, che si rinnovano ogni 7 anni nel mese di agosto, in onore dell'Assunta, infine Cusano Mutri, sperduto borgo, arroccato lungo i fianchi del monte Mutria, circondato dai boschi di castagni. Il bellissimo centro storico è uno dei pochi rimasti intatti perché uscito indenne dal terremoto del 1688 che distrusse molte zone del Sannio. Non lontano e non solo per i ragazzi c'è da visitare il Parco Geopalontologico con fossili di 200 milioni di anni e i resti di Ciro, un "cucciolo" di dinosauro, scoperti solo qualche anno fa, nel massiccio del Matese. Per fare una sosta rigenerante, e difendersi al freddo, niente di meglio che concedersi anche un solo giorno di relax tra vapori, massaggi e bagni in acqua termale del complesso di Telese Terme (www.termeditelese.it). La terza valle che condivide con le altre due il Parco regionale del Taburno è la Vitulanese. Palazzi signorili, antiche chiese e conventi caratterizzato l'abitato di Vitulano che ha dato i natali a scrittori e cardinali dell'antichità. Interessanti le facciate della SS Trinità, con il campanile vanvitelliano e un ricco interno (altari in marmo e madreperla, tele e statue). Gli appassionati di feste e riti di matrice contadina devono tornare da queste parti durante l'estate, quando a Foglianise si svolge (16 agosto) la grandiosa Festa del Grano e la sfilata dei carri intrecciati con le spighe oppure a settembre per i festeggiamenti della vendemmia a Torrecuso, capitale dell'Aglianico del Taburno, una delle sei pregiate Doc del beneventano. C'è una località del Sannio che mai come in questo momento è stata tanto famosa: Pietrelcina, la città-santuario dove è nato Padre Pio, nella Val Fortore. L'itinerario sui luoghi della vita del nuovo santo della Chiesa cattolica, (con la visita alla Torretta dove il sacerdote studiava e pregava da ragazzo, alla casa dei genitori e del fratello, alla chiesa e al convento) è uno dei più collaudati nel circuito del turismo religioso, ma il centro storico di Pietrelcina, con il suggestivo rione Castello, può essere riscoperto anche da chi non vi arriva per motivi di fede, alla semplice ricerca del suo patrimonio storico e artistico. Dal sacro di Pietrelcina al profano di San Marco dei Cavoti il passo è breve. Da una parte la spiritualità dall'altra la gola, perché il minuscolo borgo di San Marco è la capitale beneventana del croccantino, un delizioso rettangolo fatto a base di mandorle, nocciole, zucchero, miele e cioccolato fondente. Una tradizione che inizia alla fine dell'Ottocento, quando Innocenzo Borrillo, appassionato pasticcere decide di aprire un piccolo laboratorio artigianale di sospiri, babà e torrone, creando una sua personale variazione della ricetta classica: il torrone Baci. Il successo, immediato, dura da allora anche perché tutto continua come ai suoi tempi nell'antico negozio (oggi gestito dal nipote che ha ereditato insieme al nome anche la bravura del nonno) di Via Roma. Se siete in zona non mancate di fare un salto alla festa del torrone nel centro storico, dove (sabato 18 domenica 19 e mercoledì 22 dicembre), si possono assaggiare e comprare torroncini di S. Marco in tutte le varianti, ma anche prodotti tipici (liquori, miele, vin cotto, olio), oggetti di artigianato artistico (dal ferro battuto ai ricami) e si può assistere in diretta alla lavorazione del croccante (info 0824/984009). "Il misticismo nel Sannio è una pianta fra le altre, insieme con i fagioli, le noci o il tabacco', dice ancora Domenico Rea. E allora può capitare di cogliere quest'atmosfera spirituale anche in luoghi insospettabili e apparentemente lontani dalla fede conclamata. Morcone, per esempio, nel territorio del Fortore, è un luogo di silenzio e di armonia che invita alla meditazione e al raccoglimento. Quasi un eremo medioevale, incredibile successione di salite e discese, vicoli e scalinate, piazzette e campanili, dove antico e moderno si confrontano. E dove l'inquieto Sannio sembra per un momento trovare e regalare la sua pace. ShoppingLiquori, torroni e baci nel segno della StregaDa comperare a Benevento il classico liquore e i torroni Strega, da Coloniali Paradiso (Viale Mellusi, 88 0824/315565) o Euroliquori Orrera, Corso Garibaldi 97/99, & 0824/ 25158. In provincia, a Cerreto Sannita, acquasantiere, zuppiere, vasi da farmacia e oggetti di uso quotidiano da Ceramica Artistica Vecchia Cerreto (corso Umberto I) o nel laboratorio artistico Il Laurentino (via Zeppa di Ferro 9, tel. & 0824/860245) a San Lorenzello. A San Marco dei Cavoti, torrone speciale, i mitici 'Baci' e ottima pasticceria nella storica Premiata Fabbrica di Torroni Cav. Innocenzo Borrillo, (via Roma 64, S. & 0824/ 984060), oppure torroni con mandorle e nocciole ricoperti di cioccolato fondente, baci al gianduia e al limone nella più recente bottega di Michele Borrillo (Piazza Risorgimento, 5 & 0824/984767) La bontà della naturaFormaggi, salumi, carni, frutta, miele e olio caratterizzano la produzione gastronomica del Sannio Beneventano. Da Vitulano a Tocco Caudio, da Morcone a Baselice si può far scorta di pecorini e ricotta, a San Giorgio La Molara e Castelfranco in Miscagno si trova il pregiato caciocavallo con latte di Podolica. Tra i salumi e gli insaccati spiccano salsiccia, sopressata e capocollo, mentre un posto a se occupa il saporito prosciutto di montagna di Pietraroja, leggermente affumicato, che si distingue dalle altre produzioni tradizionali per le caratteristiche ambientali e climatiche del luogo. Discorso a parte per l'olio, estratto da olive 'Raccioppella', 'Ortice' e 'Ortolana' che ha recentemente ottenuto il marchio Dop per due specifiche varietà e che si può assaggiare e comperare nei frantoi e nelle botteghe di San Lorenzo Maggiore, San Lorenzello e San Lupo, principali zone di produzione. Vino&turismoQuei vitigni coltivati dai greci e dai romaniBasta viaggiare nelle colline del Sannio per accorgersi di quanto vite e vigneti siano il segno distintivo e caratteristico della provincia di Benevento dove si produce più della metà di tutto il vino della Campania. Sono le grandi terre del Falanghina e dell'Aglianico, del Piedirosso e del Greco, vitigni antichissimi già coltivati dai greci e dai romani. Oggi più che mai al centro dell'attenzione per la ritrovata eccellenza dei suoi rossi, bianchi e rosati (oltre 60 tipologie di vini, sei Doc e 2 Igt.).