Il leone sulla collina spunta tra geometrie di terre arate e distese di grano, campi di pannocchie e antiche fattorie. Le spighe erano ancora da mietere, quel 18 giugno 1815, e intorno ai campi di Mont Saint Jean erano accampati più 300 mila soldati. Si racconta che, senza la pioggia e un mare di fango, a Waterloo sarebbe andata diversamente. Si racconta anche che Napoleone aveva una mappa sbagliata, e non poté calcolare bene la gittata dei cannoni. Dopo duecento anni il Belgio ricorda quello scontro con quattro giorni di rievocazioni, le più grandi di sempre.
Dal 18 al 21 giugno ci saranno migliaia di figuranti e centinaia di cavalli per rimettere in scena la battaglia tra francesi, inglesi e prussiani che in un pomeriggio di guerra ha ridisegnato la mappa di un continente. Siamo in Vallonia, nel sud del Belgio. Waterloo è a due passi da Bruxelles, nel cuore dell’Europa, ma basta allontanarsi dalle autostrade e il viaggio sa già un po’ di frontiera. Saranno i boschi di betulle e i castelli medievali, o forse le chiese gotiche e le piccole case di pietra. Carlo Magno, Carlo V e Napoleone galoppavano proprio qui: le strade non sono più sterrate, ma il paesaggio di foreste e nuvole che corrono veloci è rimasto lo stesso.
Come i fiumi maestosi, o le pareti di roccia che sbucano tra gli alberi secolari. E a perdersi tra gli appezzamenti tinti verde e le zolle appena arate, viene da chiedersi come mai, a questa Vallonia ancora poco battuta, non ci si era pensato prima. La protagonista della regione è la Mosa, il grande fiume di quasi mille chilometri che arriva dalla Francia e sfocia nel mare del Nord. Liegi, la “città ardente”, è la città più grande che attraversa, anima latina del Paese con una vita notturna che sa di Mediterraneo. Primo principato vescovile nella storia della Chiesa, chiamata un tempo “La Gerusalemme del Nord” per lo splendore delle sue tante cattedrali, è bello perdersi tra i suoi “impasse”, i “vicoli ciechi” che nascono piazzette con le case a graticcio coperte d’edera. Ogni domenica la città ospita uno dei mercati più grandi d’Europa, il Marché de la Batte, e per più di tre chilometri il Lungofiume della Mosa si anima con centinaia di fruttivendoli, fiorai, macellai e venditori di vestiti, libri, galline, oche e conigli. E’ imperdibile la Montagne de Bueren, una scalinata mozzafiato di 374 gradini che porta al belvedere della città, ma il capolavoro indiscusso ormai si chiama “Guillemins” ed è la stazione dei treni progettata dall’archistar spagnola Santiago Calatrava.
Con mezz’ora di auto nelle campagne si arriva al castello di Jehay, magnificamente circondato da boschi e difeso da un fossato pieno d’acqua. Proseguendo per altri 80 chilometri di paesaggi bucolici con mandrie di vacche a pascolare su campi fioriti si raggiunge una delle località più incantevoli della Vallonia, la medievale Dinant. Da sempre ricca e famosa per la lavorazione dell’ottone, Dinant è un gioiello incastonato tra i massicci rocciosi dell’Ardenne e il fiume, un paese da cartolina con una cattedrale del XIII secolo e la fortezza della rocca a vigilare sulla valle. Sul ponte che attraversa la Mosa non devono stupire i tanti sassofoni perché proprio qui nel 1814 nacque Adolphe Sax, inventore dello strumento musicale che porta il suo nome. I boschi dei dintorni sono ricchi di antiche abbazie ma sono anche un paradiso per gli sportivi e gli amanti della natura, che possono sbizzarrirsi tra grotte, escursioni in mountain bike e gite in kayak. Anche gli appassionati di birra hanno di che saziarsi: a Purnode c’è la Brasserie du Bocq, un birrificio fondato nel 1845 e ancora oggi a gestione familiare. La fabbrica si può visitare ed è un’occasione per scoprire da vicino la celebre “Blanche de Namur”, già vincitrice del titolo di migliore al mondo.
Ritornando lungo la Mosa si incontrano i giardini di Annevoie, un angolo di paradiso dove la natura è stata accuratamente modellata dall’uomo nel Settecento con laghetti, siepi e giochi d’acqua. La capitale della Vallonia, Namur, è a un passo. Dall'alto della collina la cittadella sorveglia la città dall'XI secolo: la sua posizione un tempo strategica, nell’unico punto di confluenza tra la Mosa e la Sambre, rende affascinante una città tranquilla e piacevole, con un centro storico ben conservato e ottime birrerie. La vicina Mons è una città che ha sofferto la crisi dell’industria ma si è rilanciata puntando tutto sull’arte e la tecnologia, diventando Capitale europea della cultura 2015. Per avvicinarsi a Waterloo si arriva alle porte di Bruxelles e le schiere di autostrade quasi fanno dimenticare che nei campi al di là degli alberi si combatté uno degli scontri militari più grandi della storia d’Europa. In primavera il paesaggio è rimasto quello di un tempo, con i campi di grano verde e le pannocchie che stanno crescendo, mentre la tra cittadina di casette basse e ordinate tutto profuma di storia. Come il Museo Wellington, allora base del Duca britannico, il quartier generale di Napoleone o la fattoria di Hougomont, dove si consumò una delle più violente lotte tra francesi e inglesi. La «Butte du Lion», la collina innalzata dagli inglesi negli anni Venti dell’Ottocento (con il felino di ferro che presidia la piana costruito con i cannoni fusi dei francesi) è a poche centinaia di metri. Ai suoi piedi c’è il Memorial 1815, appena inaugurato, con la sua impressionante esposizione di soldati in marcia e il film in 4D per rivivere la battaglia.
La battaglia, appunto. Mentre nel Congresso di Vienna si cercava di ristabilire la pace in Europa, Napoleone ritornò in Francia dall’isola d’Elba. Fu il panico: austriaci, prussiani, russi e inglesi unirono le forze e crearono un esercito con più di 900 mila soldati. Gli eserciti si incontrarono nell’attuale Belgio: Napoleone aveva 120 mila soldati, gli inglesi di Wellington e i prussiani di Blucher erano duecentomila. La battaglia esplose alle 11.30 del 18 giugno, dopo una notte di pioggia che aveva tramutato i campi di grano in un mare di fango. I francesi la chiamarono la battaglia di Mont Saint-Jean, i prussiani battaglia di Belle-Alliance. Per il resto mondo è diventata la battaglia di Waterloo, uno degli scontri militari più famosi della storia. Per distruggere l’impero di Napoleone ci vollero diecimila morti e trentamila feriti, ma bastò un pomeriggio di guerra: alle 21, appena scesa la sera, era già tutto finito.
Dal 18 al 21 giugno ci saranno migliaia di figuranti e centinaia di cavalli per rimettere in scena la battaglia tra francesi, inglesi e prussiani che in un pomeriggio di guerra ha ridisegnato la mappa di un continente. Siamo in Vallonia, nel sud del Belgio. Waterloo è a due passi da Bruxelles, nel cuore dell’Europa, ma basta allontanarsi dalle autostrade e il viaggio sa già un po’ di frontiera. Saranno i boschi di betulle e i castelli medievali, o forse le chiese gotiche e le piccole case di pietra. Carlo Magno, Carlo V e Napoleone galoppavano proprio qui: le strade non sono più sterrate, ma il paesaggio di foreste e nuvole che corrono veloci è rimasto lo stesso.
Come i fiumi maestosi, o le pareti di roccia che sbucano tra gli alberi secolari. E a perdersi tra gli appezzamenti tinti verde e le zolle appena arate, viene da chiedersi come mai, a questa Vallonia ancora poco battuta, non ci si era pensato prima. La protagonista della regione è la Mosa, il grande fiume di quasi mille chilometri che arriva dalla Francia e sfocia nel mare del Nord. Liegi, la “città ardente”, è la città più grande che attraversa, anima latina del Paese con una vita notturna che sa di Mediterraneo. Primo principato vescovile nella storia della Chiesa, chiamata un tempo “La Gerusalemme del Nord” per lo splendore delle sue tante cattedrali, è bello perdersi tra i suoi “impasse”, i “vicoli ciechi” che nascono piazzette con le case a graticcio coperte d’edera. Ogni domenica la città ospita uno dei mercati più grandi d’Europa, il Marché de la Batte, e per più di tre chilometri il Lungofiume della Mosa si anima con centinaia di fruttivendoli, fiorai, macellai e venditori di vestiti, libri, galline, oche e conigli. E’ imperdibile la Montagne de Bueren, una scalinata mozzafiato di 374 gradini che porta al belvedere della città, ma il capolavoro indiscusso ormai si chiama “Guillemins” ed è la stazione dei treni progettata dall’archistar spagnola Santiago Calatrava.
Con mezz’ora di auto nelle campagne si arriva al castello di Jehay, magnificamente circondato da boschi e difeso da un fossato pieno d’acqua. Proseguendo per altri 80 chilometri di paesaggi bucolici con mandrie di vacche a pascolare su campi fioriti si raggiunge una delle località più incantevoli della Vallonia, la medievale Dinant. Da sempre ricca e famosa per la lavorazione dell’ottone, Dinant è un gioiello incastonato tra i massicci rocciosi dell’Ardenne e il fiume, un paese da cartolina con una cattedrale del XIII secolo e la fortezza della rocca a vigilare sulla valle. Sul ponte che attraversa la Mosa non devono stupire i tanti sassofoni perché proprio qui nel 1814 nacque Adolphe Sax, inventore dello strumento musicale che porta il suo nome. I boschi dei dintorni sono ricchi di antiche abbazie ma sono anche un paradiso per gli sportivi e gli amanti della natura, che possono sbizzarrirsi tra grotte, escursioni in mountain bike e gite in kayak. Anche gli appassionati di birra hanno di che saziarsi: a Purnode c’è la Brasserie du Bocq, un birrificio fondato nel 1845 e ancora oggi a gestione familiare. La fabbrica si può visitare ed è un’occasione per scoprire da vicino la celebre “Blanche de Namur”, già vincitrice del titolo di migliore al mondo.
Ritornando lungo la Mosa si incontrano i giardini di Annevoie, un angolo di paradiso dove la natura è stata accuratamente modellata dall’uomo nel Settecento con laghetti, siepi e giochi d’acqua. La capitale della Vallonia, Namur, è a un passo. Dall'alto della collina la cittadella sorveglia la città dall'XI secolo: la sua posizione un tempo strategica, nell’unico punto di confluenza tra la Mosa e la Sambre, rende affascinante una città tranquilla e piacevole, con un centro storico ben conservato e ottime birrerie. La vicina Mons è una città che ha sofferto la crisi dell’industria ma si è rilanciata puntando tutto sull’arte e la tecnologia, diventando Capitale europea della cultura 2015. Per avvicinarsi a Waterloo si arriva alle porte di Bruxelles e le schiere di autostrade quasi fanno dimenticare che nei campi al di là degli alberi si combatté uno degli scontri militari più grandi della storia d’Europa. In primavera il paesaggio è rimasto quello di un tempo, con i campi di grano verde e le pannocchie che stanno crescendo, mentre la tra cittadina di casette basse e ordinate tutto profuma di storia. Come il Museo Wellington, allora base del Duca britannico, il quartier generale di Napoleone o la fattoria di Hougomont, dove si consumò una delle più violente lotte tra francesi e inglesi. La «Butte du Lion», la collina innalzata dagli inglesi negli anni Venti dell’Ottocento (con il felino di ferro che presidia la piana costruito con i cannoni fusi dei francesi) è a poche centinaia di metri. Ai suoi piedi c’è il Memorial 1815, appena inaugurato, con la sua impressionante esposizione di soldati in marcia e il film in 4D per rivivere la battaglia.
La battaglia, appunto. Mentre nel Congresso di Vienna si cercava di ristabilire la pace in Europa, Napoleone ritornò in Francia dall’isola d’Elba. Fu il panico: austriaci, prussiani, russi e inglesi unirono le forze e crearono un esercito con più di 900 mila soldati. Gli eserciti si incontrarono nell’attuale Belgio: Napoleone aveva 120 mila soldati, gli inglesi di Wellington e i prussiani di Blucher erano duecentomila. La battaglia esplose alle 11.30 del 18 giugno, dopo una notte di pioggia che aveva tramutato i campi di grano in un mare di fango. I francesi la chiamarono la battaglia di Mont Saint-Jean, i prussiani battaglia di Belle-Alliance. Per il resto mondo è diventata la battaglia di Waterloo, uno degli scontri militari più famosi della storia. Per distruggere l’impero di Napoleone ci vollero diecimila morti e trentamila feriti, ma bastò un pomeriggio di guerra: alle 21, appena scesa la sera, era già tutto finito.