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Ghiacciai. Il magico tour nelle cattedrali bianche

Chamonix. Escursioni sulle Grandes Jorasses 
Dall'Italia alla Francia alla Svizzera. In funivia o a piedi. Alla scoperta dei "deserti bianchi" che il riscaldamento globale sta mettendo a repentaglio. D'estate, ma anche d'inverno. E non solo per sciare
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Sono lingue di ghiaccio che paiono fuoriuscire dal centro della terra, da zone inviolate di rocce e detriti morenici. Monumentali nella loro bellezza solo apparentemente immutabile e statuaria, i ghiacciai sono invece un corpo vivo e in continuo movimento e mutamento che ha sempre esercitato un fascino magnetico sull'uomo. Un richiamo irresistibile che anche oggi attrae un numero di visitatori in costante crescita verso quelle misteriose cattedrali ghiacciate che i cambiamenti climatici in corso stanno facendo arretrare e assottigliare sempre più con il passare del tempo. Non sono però solo elementi fondamentali del paesaggio montano, i ghiacciai, ma anche uno degli indicatori più obiettivi delle variazioni climatiche e un tassello importante dell'ecosistema globale. È questa la prospettiva in cui va vista oggi la riscoperta dei ghiacciai come meta turistica: un misto di curiosità e interesse scientifico che sembra sconfinare nel desiderio di godere da vicino della luce e della magnificenza di queste vere e proprie opere d'arte della natura. Dalla Svizzera alla Sicilia, passando per l'Alta Savoia e i Pirenei, fino al Parco Nazionale del Gran Sasso e alla Campania, andare per ghiacciai è diventata un'attività molto praticata anche in inverno. A volte li si può raggiungere con l'ausilio della funivia, altre volte seguendo un percorso a piedi con le racchette da neve, altre ancora facendo scialpinismo, oppure osservandoli a distanza con un binocolo.

L'impatto, qualunque sia l'approccio, resta in ogni caso spettacolare. Di grande effetto scenico è certamente l'escursione ad anello con le ciaspole che la Società delle Guide Alpine di Courmayeur propone da dicembre per tutta la stagione "bianca": con partenza e arrivo della nuova funivia SkyWay fino a punta Helbronner (3466 metri di altitudine), ci si incammina lungo gli agevoli pendii del Colle del Gigante, in uno degli angoli più suggestivi del massiccio del Monte Bianco, apprendendo le nozioni basiche per muoversi su un ghiacciaio. Nessuna paura, c'è sempre una guida a garantire la sicurezza. La Società può contare su tanti esperti professionisti della montagna, come Stefano Campese, Luca Argentero, Marco Tamponi e Luca Rolli, che conoscono il territorio e accompagnano i clienti anche in discese per lo sci ripido lungo pareti e canali con pendenze elevate. Per esempio sul ghiacciaio dei Marbrée: salita in funivia e poi con le pelli di foca ci si avvicina al colle del Marbreé da cui parte la discesa con gli sci al cospetto del Dente del Gigante fino al piccolo abitato di Planpincieux in Val Ferret, con un dislivello di duemila metri.

Oppure giù lungo un canale, raggiungibile sempre con gli impianti di risalita della Skyway Monte Bianco e poi dirigendosi verso il Col Flambeaux, il Col d'Entrèves fino alla Tour Ronde, che si apre nel ghiacciaio della Brenva, intorno un panorama incredibile sull'Aiguille Blanche de Peuterey, sull'Aiguille Noire de Peuterey e sul Pilier d'Angle. An-come cora nella Vallée a Cervinia oltre al ghiacciaio di Plateau Rosà merita una visita la Grotta di Ghiaccio più alta d'Europa: una galleria lunga 50 metri scavata nel ghiaccio, a 15 metri di profondità, che si può raggiungere con le Guide del Cervino partendo dalla stazione di arrivo ella funivia del Piccolo Cervino e attraversando il ghiacciaio. Spostandosi oltralpe invece, a Chamonix il Glacier des Bossons è una delle mete più facilmente raggiungibili d'inverno con le racchette da neve: il punto di partenza è subito dopo l'uscita del tunnel del Monte Bianco, da dove inizia un sentiero segnalato che attraversa un fitto bosco e due ponti di legno fino allo Chalet Le Cerro e ad un'area panoramica a 1375 metri di altitudine da cui si può ammirare la lingua terminale del ghiacciaio, impressionante. Un altro modo per avvicinarsi ai ghiacciai è salire sul Tramway du Mont Blanc, un trenino a cremagliera d'antan che collega le stazione di Le Fayet e Saint-Gervais al Plateau de Bellevue e al comprensorio sciistico del Prarion da cui si gode una vista unica sul ghiacciaio di Bionnassay, oppure prendere il treno rosso per Montevers (obbligatoria una sosta al ristorante gourmet del Grand hôtel du Montenvers) che porta a un passo dalla Mer de Glace, il secondo ghiacciaio più importante delle Alpi dopo quello di Aletsch in Svizzera. Ed è proprio qui, nel Canton Vallese (tre le località turistiche di riferimento, Riederalp, Bettmeralp e Fiesch-Eggishorn), che si trova l'Aletsch Arena, un'oasi naturalistica da attraversare a piedi fermandosi nei diversi "view point" di Hohfluh/Moosfluh, Bettmerhorn ed Eggishorn sul mastodontico ghiacciaio.

In Alto Adige il ghiacciaio della Val Senales è anche sciabile per otto chilometri fino a Maso Corto, e sul ghiaccio si possono fare molte attività tra cui un'escursione di sci alpinismo anche notturna oppure la visita di alcune piccole grotte di ghiaccio con sosta finale alla baita Teufelsegg. Ma i tour dei ghiacciai non sono in voga soltanto nel nord Italia o nell'arco alpino ma anche al centro-sud: la Grotta del Gelo sull'Etna, l'unica presente sulla montagna vulcanica dove è possibile trovare del ghiaccio durante tutto l'anno, anche se qui d'inverno l'itinerario più semplice è con le racchette da neve per poter visitare lo Zucco Nero e tre grotte di scorrimento lavico. In Abruzzo invece il ghiacciaio del Calderone si insinua in una conca gelida e riparata con crepacci e morene, tra i 2800 e i 2680 metri di altitudine, ed è l'unico ghiacciaio appenninico. Immerso nel paesaggio della catena del Gran Sasso, sotto lo sguardo severo del Corno Grande, sta resistendo all'urto dei cambiamenti climatici proprio grazie alle rocce del Gran Sasso che lo racchiudono in uno stretto vallone, ma il processo di progressivo arretramento sembra comunque ormai irreversibile come del resto sta succedendo per tutti i ghiacciai delle Alpi italiane che dal 1960 ad oggi hanno perso una superficie complessiva di circa il 30 per cento.