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TESTIMONE A RISCHIO

Un colpo d'occhio
cambia la vita

di PAOLO ZEFFERI


La vicenda è nota. Siamo nel 1990, e una persona qualsiasi, uno che ha - come tanti altri - un lavoro, una famiglia, qualche amico, sta andando a un appuntamento. A un certo punto vede sul ciglio della strada una macchina ferma, una moto e due uomini armati, e un altro uomo che scappa in un campo. In poche parole Pietro Nava, questo il nome dell'uomo, si trova ad essere l'unico testimone dell'omicidio del giudice Rosario Livatino. Unico ad aver visto, decide di raccontarlo alla polizia. Ed è proprio dietro a questo avvenimento che Testimone a rischio sviluppa la vicenda personale di Nava, il suo esilio, il suo cambio di identità, le misure di protezione che lo circondano. E lo fa con grandissima forza, con il linguaggio del miglior cinema d'impegno e di denuncia grazie all'ottima prova del regista Pasquale Pozzessere (che mostra in questa occasione una decisa e significativa crescita rispetto al precedente Padre e figlio), a una sceneggiatura che non conosce sbavature, secca e decisa, credibile e costruita con grande mestiere (quattro le firme, da citare tutte: lo stesso Pozzessere, Pietro Calderoni, Furio e Giacomo Scarpelli) e, naturalmente, a un cast davvero ottimo, guidato da Fabrizio Bentivoglio e ben sostenuto da una sorprendente Margherita Buy e da un Claudio Amendola in ottima forma (per chi ha visto il Nostromo televisivo è corroborante rivedere Amendola in un ruolo che gli calza a pennello). Insomma, un ottimo esempio di come il cinema italiano possa (ancora) diventare testimonianza attiva dei nostri giorni.

Il testimone

Margherita Buy

Fabrizio Bentivoglio

Claudio Amendola