Green&Blue

La bolletta energetica costa troppo:
consumiamo meno ma paghiamo di più

Quella di elettricità, gas, benzina e diesel nel 2012 è cresciuta di quasi il 10% rispetto all'anno precedente. Come fare per liberarsi o almeno ridurre una tassa da 65 miliardi che ogni anno esce dalle tasche degli italiani? Gli esperti ne discutono domani a Roma di ANTONIO CIANCIULLO
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ROMA - Paghiamo troppo l'energia, si sa. Ma di chi è la colpa? E cosa si può fare per liberarsi dalla tassa di 65 miliardi di euro che ogni anno escono dalle tasche degli italiani ed entrano in quelle dei produttori di combustibili fossili aggravando la bilancia commerciale? Una proposta emergerà dal workshop organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile che si terrà domani nella sede della Provincia di Roma. Ma il dossier presentato a Palazzo Valentini, "I costi dell'energia in Italia", contiene già alcuni punti fermi.

Parliamo di cifre consistenti: il giro d'affari del comparto energetico vale circa il 20% del Pil e, incluso l'indotto, dà lavoro a quasi mezzo milione di persone. Un settore imponente, ma dal passo lento e soprattutto discontinuo: grandi accelerazioni tecnologiche interrotte da brusche frenate. Una mancanza di strategia industriale che ci danneggia pesantemente: la bolletta pagata dagli italiani per energia elettrica, gas, benzina e diesel nel 2012 è cresciuta di quasi il 10% rispetto all'anno precedente nonostante i consumi si siano ridotti.

Non solo paghiamo molto, ma paghiamo più degli altri: il 18% in più rispetto alla media dell'Europa a 27. Per varie ragioni. Primo: la nostra dipendenza dai combustibili fossili è molto alta (l'82% contro una media del 54%). E ci tassiamo per mantenerla. Secondo un'indagine dell'Ocse condotta solo su alcuni settori, in Italia i sussidi alle fonti fossili sotto forma di agevolazioni o esenzioni fiscali nel 2011 ammontavano a oltre 2 miliardi di euro. Il Fondo monetario internazionale fa salire la cifra a 5,3 miliardi di euro. E, se si calcolassero i danni prodotti dai combustibili fossili alla salute e all'ambiente, si arriverebbe molto più in alto: in Germania è stato calcolato che l'aggravio sarebbe pari a oltre 40 miliardi di euro.

Un secondo motivo per il caro bolletta è il prezzo del gas naturale che, secondo le fasce di consumo delle famiglie italiane, è dal 24% al 35% più alto della media europea. Ridurre questo gap significherebbe risparmiare 3-4 miliardi di euro l'anno, 300 euro a famiglia.

Terzo: gli incentivi alle fonti rinnovabili, che costituiscono un punto controverso. Da un lato infatti nel 2012 hanno raggiunto circa 10 miliardi di euro pesando per circa un terzo dell'aumento (2004-2012) del prezzo del chilowattora elettrico di una famiglia. Dall'altro ci sono vantaggi che secondo molte analisi superano i costi. La Strategia energetica nazionale stima un saldo positivo degli investimenti previsti da qui al 2020 (la quota maggiore è dedicata alle rinnovabili) pari a circa 9 miliardi di euro. "Alcuni dei benefici delle rinnovabili sono ben evidenti già oggi, come la riduzione del prezzo orario dell'energia che nel 2012 ha comportato un risparmio netto in bolletta di oltre 800 milioni di euro", precisa il dossier. "Ma vi sono altri vantaggi che vanno messi nel conto. Ad esempio i 70 milioni di tonnellate di CO2 evitati ogni anno, o la riduzione dei livelli di inquinamento atmosferico che secondo l'Oms causano ogni anno in Italia oltre 10 mila decessi".

Infine le rinnovabili danno un contributo importante in termini di lavoro e di occupazione e, a differenza di altre tecnologie, lasciano in casa i benefici. Secondo il ministero dello Sviluppo Economico, per ogni mille euro spesi nelle rinnovabili, rimangono in Italia tra i 500 e i 900 euro, mentre un investimento di pari importo sulla produzione elettrica da gas dà al territorio solo 200 euro, mentre i rimanenti 800 euro vanno a beneficio di economie estere.

"E' importante sottolineare che i prezzi delle bollette non dicono tutto", spiega Andrea Barbabella, responsabile energia della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. "Non tengono conto del prelievo fiscale che finanzia i combustibili fossili né della crescita delle spese ospedaliere per le malattie prodotte dalle emissioni inquinanti. Quindi non rivelano i costi reali che ognuno di noi paga anno dopo anno per l'energia che usa. Per raddrizzare la barca energetica bisogna cominciare a fare i conti in maniera corretta".