ROMA - Un piano d'emergenza per il recupero degli stock di pesce spada, simile a quello messo in atto a partire dal 2006 per il tonno rosso, che sta avendo buoni risultati. E' la proposta della Commissione europea, dopo l'allarme lanciato a una riunione internazionale di scienziati la scorsa settimana a Madrid. Il piano di recupero sarà presentato dal commissario all'Ambiente e alla pesca, Karmenu Vella, il mese prossimo alla riunione dell'Iccat, l'organizzazione internazionale che si occupa della conservazione dei tunnidi e delle specie affini (pesci spada e squali) nell'oceano Atlantico e mar Mediterraneo. Il tema, oggi sul tavolo dei ministri responsabili del Consiglio di pesca a Lussemburgo, è volto a introdurre un tetto ("total allowable catch") alle catture totali di pesce spada nel Mare Nostrum, diminuendo ogni anno questo limite massimo, "in linea con i pareri scientifici". Nonostante il pesce spada dell'Atlantico sia già sottoposto a un piano di recupero dal 1997, finora l'Ue non ha mai attuato un piano di recupero per il Mediterraneo, dove i dati scientifici mostrano che 30 anni di sovrasfruttamento hanno ridotto del 70% la popolazione della specie ittica. Nel 2010-11 è fallito il primo tentativo della commissione in materia. Ora il commissario per l'Ambiente ci riprova. Il sottosegretario al Ministero delle Politiche agricole con delega alla pesca, Giuseppe Castiglione, ha espresso una posizione di cauta apertura alle proposte del commissario. "Non siamo contrari pregiudizialmente, ma vogliamo prima vedere come saranno affrontate le questioni sociali, ambientali e gestionali" del piano di recupero, ha detto Castiglione a margine della riunione. "Gli stock di pesce spada - ha riconosciuto - sono sempre più depauperati e urge un intervento dell'Ue e dell'Iccat". Intanto, ha aggiunto con soddisfazione Castiglione, "sta funzionando" il piano di recupero per il tonno rosso. E sta funzionando così bene che il governo italiano giudica opportuno chiedere di aumentare di un altro 20% la propria quota di catture, oltre al 20% già concesso, per il 2017. Il Wwf esprime intanto forte preoccupazione sullo stato dello stock di pesce spada. "Siamo molto preoccupati per il futuro del pesce spada del mediterraneo. Non c'è tempo da perdere. Vanno prese misure immediate per invertire il declino dello stock'' ha dichiarato Giuseppe di Carlo, direttore della Mediterranean Marine Initiative dell'associazione ambientalista sottolineando che ''circa l'85% della flotta di pesca del pesce spada nel Mediterraneo è costituita da imbarcazioni dell'Ue ed è a questa che spetta prendere l'iniziativa per garantire un futro sicuro per questa specie". "Bisogna lavorare per migliorare gli strumenti che già ci sono", sottolinea invece la Federcoopesca, secondo la quale un'introduzione di quote di cattura, potrebbe vanificare quanto di buono è stato fatto, dando vita a possibili speculazioni e alla riduzione dei livelli occupazionali. Dello stesso parere è la Coldiretti che vede nel piano una minaccia per il settore ittico italiano, al primo posto tra i paesi produttori europei di pesce spada con oltre il 40% delle catture. La stessa Coldiretti accoglie invece con sollievo il via libera dell'Ue, che arriverà giovedì prossimo in via definitiva, per la misura tecnica sulla dimensione delle vongole. La revisione del limite consentirà ai pescatori italiani di commercializzare vongole con taglia minima di 22 millimetri invece dei 25 fissati dalle norme europee ed "entrerà in vigore dal primo gennaio 2017", ha spiegato il sottosegretario Castiglione. Una buona notizia per i pescatori italiani visto che i cambiamenti climatici hanno "rimpicciolito" le vongole al di sotto della taglia consentita esponendoli a sequestri e multe, fino al blocco totale dell'attività.