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Tre consigli non richiesti a Elly Schlein

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La segretaria del Pd lasci stare i caminetti e alzi il volume della voce. E ci mettano la faccia con coraggio anche i nuovi dirigenti del partito
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Il Partito democratico è ancora sotto shock per i risultati dei ballottaggi. E si capisce. È stato ferito proprio dove si credeva più forte: nato e cresciuto come partito dei sindaci (non era forse un sindaco anche il primo segretario, Walter Veltroni?), come il club della concretezza e del buon amministrare, il Pd cade proprio nelle città. E, per di più, con il sistema elettorale a doppio turno che, in teoria, avrebbe dovuto premiarlo.

Ma se abbondano le spiegazioni sulla sconfitta e il popolo delle tricoteuses è già pronto sotto il patibolo a chiedere la testa di Elly Schlein, a noi appare più utile iniziare a guardare al domani anziché a ieri. Visto che il passato resta una terra straniera e la sconfitta ha molti padri - e madri, ovvio - meglio provare a costruire una speranza per il futuro.

Tanto più che le prossime elezioni in vista, le Europee del giugno 2024, si giocheranno sul terreno del proporziona…

Il Partito democratico è ancora sotto shock per i risultati dei ballottaggi. E si capisce. È stato ferito proprio dove si credeva più forte: nato e cresciuto come partito dei sindaci (non era forse un sindaco anche il primo segretario, Walter Veltroni?), come il club della concretezza e del buon amministrare, il Pd cade proprio nelle città. E, per di più, con il sistema elettorale a doppio turno che, in teoria, avrebbe dovuto premiarlo.

Ma se abbondano le spiegazioni sulla sconfitta e il popolo delle tricoteuses è già pronto sotto il patibolo a chiedere la testa di Elly Schlein, a noi appare più utile iniziare a guardare al domani anziché a ieri. Visto che il passato resta una terra straniera e la sconfitta ha molti padri - e madri, ovvio - meglio provare a costruire una speranza per il futuro.

Tanto più che le prossime elezioni in vista, le Europee del giugno 2024, si giocheranno sul terreno del proporzionale, in cui ciascuna forza conterà per sé. E quindi, sempre in teoria, non dovrebbe pesare l'handicap della mancata alleanza di governo che ha impiombato le ali del centrosinistra alle amministrative. Si corre alla pari.

Per ripartire la segretaria dovrebbe ascoltare questi tre consigli non richiesti. Il primo è non farsi irretire immediatamente nelle stucchevoli discussioni sul partito troppo-di-sinistra, sulla scarsa democrazia interna, sulla Direzione da convocare e sui caminetti da ascoltare, quel cemento a presa rapida che ha inchiodato a terra i suoi predecessori. Resti libera e concentrata sul pezzo.

Il secondo consiglio è di iniziare a presidiare il quotidiano con la necessaria rapidità e alzando la voce. Giorgia Meloni pubblicava un video al giorno contro Conte e due contro Draghi, andava in televisione, strillava e soffiava su tutte le proteste. Così si costruisce una leadership populista e si passa dal 3 al 30 per cento.

Visto che giustamente Schlein non vuole far questo, non può nemmeno cadere in un eccesso di prudenza che rischia di essere percepita come afasia. Se il governo caccia il capo della polizia, se si appropria della Rai, gli elettori si aspettano una risposta forte dal Pd.

Così come se viene giù il diluvio universale nella tua regione, non sarebbe stato male vedere la segretaria con gli stivaloni nel fango a spalare insieme ai volontari del Pd, anziché lasciare Meloni a fare passerelle con gli applausi social dei camerati. Anche qui: stare sul pezzo e dimostrare di saper padroneggiare gli strumenti della narrazione politica contemporanea meglio della sua rivale.

Il terzo suggerimento non richiesto è però quello più importante, perché non ha a che fare con la rapidità della tattica o con il presidio attivo della quotidianità. Schlein ha le carte giuste per far tornare la passione della politica ai tanti delusi dal Pd e non staremo qui a ricordare le sue caratteristiche positive. Ma adesso è il momento di costruire una proposta concreta per il futuro, una proposta che parli al Paese e possa essere spiegata con parole semplici.

Il Pd negli anni scorsi è passato dall'agenda Conte (il punto di riferimento fortissimo dei progressisti) all'agenda Draghi, senza mai chiarire quale fosse la propria agenda. Senza riuscire a scacciare l'impressione che l'unica agenda fosse quella vuota, con una sola scritta sulla copertina: votateci perché siamo quelli seri e affidabili. Non basta più.

E dire che di temi per costruire una piattaforma di opposizione a questo governo ce ne sarebbero. Se l'Italia ha una speranza di crescita lo si deve ai soldi del Pnrr e agli investimenti contenuti in quel piano.

Il governo ha cambiato la governance del piano, ha rimesso tutto in discussione, traccheggia, cammina trascinando i piedi - altro che mettersi alla stanga come ha chiesto Mattarella - , contesta la Corte dei Conti, contesta la Commissione Ue. Il Pd si deve intestare la difesa del piano, deve incalzare il governo ogni giorno sui ritardi ingiustificabili che lo stanno facendo fallire.

C'è la lotta all'evasione fiscale, che dovrebbe essere l'alfa e l'omega di un partito progressista. Ma lo è doppiamente se il governo sta varando una riforma del fisco che premia gli evasori, rende regola i condoni, abolisce il bollo sulle supercar da 600 cavalli, definisce un "pizzo di Stato" i controlli della Guardia di Finanza e vuole abolire la Tobin tax sulle transazioni finanziarie.

Per non parlare della Sanità, che vede le Regioni incapaci di spendere i fondi loro assegnati e quelle a statuto speciale che spendono anche peggio delle altre (fonte: Corte dei Conti, rapporto 2023 di coordinamento di finanza pubblica), proprio un bel viatico per l'autonomia differenziata.

Quanto al Welfare, il Pd si vada a leggere le proposte avanzate da Pasquale Tridico all'evento organizzato da Affari&Finanza: dal reddito di cittadinanza europeo allo spostamento del prelievo fiscale dal lavoro alle ricchezze mobili e tecnologiche. Idee innovative, che parlano di un mondo che cambia rapidamente, dove la globalizzazione e la robotizzazione stanno per creare legioni di nuovi poveri e di nuovi disoccupati.

Ce n'è a iosa per discutere e ripartire, per appassionare alla politica le generazioni più giovani e chiamarle al voto. Schlein lasci stare i caminetti e alzi il volume della voce. E ci mettano la faccia con coraggio anche i nuovi dirigenti che le stanno intorno.