Roma - I volontari che partono con minivan e furgoni per portare farmaci e generi di prima necessità nelle zone di guerra ritornano carichi di mamme e figli: sono già 7.000 in una settimana gli ucraini in fuga arrivati in Italia e quasi la metà (3.000) sono bambini. Al valico di Fernetti a Trieste, quando la polizia ferma auto, bus e pullman, i volontari di Unhcr danno ai profughi le prime informazioni. «Sono stravolti, spaesati, mai avrebbero pensato di diventare rifugiati e quasi tutti ci dicono di voler tornare in Ucraina appena possibile», spiega Barbara Molinario dell’Unhcr. Alcune donne, arrivate in auto, consegnano i loro figli ad amici e familiari che vivono in Italia e fanno marcia indietro. «Torniamo a casa a combattere per la libertà».
Ma adesso che una labile tregua per consentire i corridoi umanitari per mettere in salvo i civili è stata firmata, il flusso di profughi verso l’Italia è destinato a crescere. E la macchina dell’accoglienza dello Stato, accelerata dalla grandissima gara di solidarietà degli italiani che stanno mettendo a disposizione appartamenti disabitati, case vacanze, posti letto in famiglia per ospitare donne e bambine, marcia già a pieno ritmo. «Siamo un Paese abituato a gestire situazioni anche emergenziali, con la rete delle prefetture, il mondo dell’associazionismo, i Comuni, faremo fronte a tutte le necessità che si presenteranno», assicura la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese soddisfatta dall’accordo raggiunto a Bruxelles per garantire lo status di rifugiato a tutti i profughi per almeno un anno.
La maggior parte di chi arriva, almeno per il momento, ha già un indirizzo dove andare: Roma, Milano, Bologna, Napoli, le città dove è più forte la presenza della numerosissima comunità ucraina che vive e lavora in Italia. Per chi non ha un tetto ci sono subito disponibili 8.000 posti letto nei centri di accoglienza straordinaria e negli appartamenti della rete Sai di accoglienza diffusa, ma anche negli ex Covid hotel e in alberghi ( come a Rimini) che hanno riaperto proprio per offrire ospitalità alle famiglie in fuga. Non è dunque, almeno per il momento, la casa il primo problema che si presenta per garantire accoglienza a chi arriva. Semmai c’è un problema sanitario da risolvere: ancora ieri il generale Figliuolo ha raccomandato alle Regioni di approntare tamponi e vaccini per i profughi, ma finora, al momento dello screening sanitario, la maggior parte rifiuta di vaccinarsi e non pochi sono stati trovati positivi. «Il rischio di una ripresa di forza del Covid è più che reale — dice il professor Matteo Bassetti — . Solo un terzo degli ucraini si è vaccinato e la copertura con tre dosi è anche inferiore. In questo scenario, il virus corre, contagia, muta e uccide. Attenzione a non sottovalutare il fenomeno». In arrivo anche un’ordinanza del ministero della Salute per riconoscere lo status di chi si è vaccinato con Sputnik, anche se il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri sottolinea come ai richiedenti asilo non sia richiesto il Green Pass.
Vaccino a parte, c’è da coordinare una imponente mole di aiuti che, in maniera autonoma, è già disponibile in tutte le Regioni. Il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio firmerà oggi un’ordinanza per regolare gli interventi dei governatori che si muovono su due direttrici: il supporto logistico, con la raccolta di farmaci e materiale sanitario in parte già arrivato nel centro di smistamento della Protezione civile in Friuli Venezia Giulia da dove partirà per la Polonia, e l’accoglienza dei profughi in strutture temporanee.
Le prefetture, dove sono riuniti tavoli permamenti con enti e associazioni di volontariato, sono sommerse da offerte di aiuto, a cominciare dalla messa a disposizione di alloggi privati e di offerte di lavoro. «Abbiamo centinaia di offerte che arrivano da famiglie, imprese, organizzazioni turistiche — dice il governatore del Veneto Luca Zaia — : abitazioni, seconde case, case per vacanze. Credo sia ora necessario dare vita a un coordinamento tra tutte le forze in campo per concretizzare tutta questa solidarietà». ©RIPRODUZIONE RISERVATA