Cronaca

Soccorsi in mare, la legge Piantedosi all’esame della Consulta: deve stabilire se è costituzionale

AFP or licensors
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Gli ermellini dovranno valutare se la legge che limita i salvataggi fatti dalle navi civili sia legittimo. Sos Méditerranée: “Salvare vite non si può sanzionare”

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Finisce all’esame della Corte costituzionale la legge “anti-navi ong”, che obbliga gli equipaggi delle imbarcazioni civili a un unico intervento e in due anni le ha costrette a percorrere distanze pari a sette volte il giro del mondo per raggiungere l’approdo assegnato. Il caso riguarda la Ocean Viking di Sos Méditerranée ma è seguito con attenzione dal mondo della flotta civile perché la norma cardine della cosiddetta “strategia della deterrenza” del governo Meloni, adesso potrebbe saltare.

A inviarla all’attenzione dei giudici della Consulta per verificarne la compatibilità con l’ordinamento costituzionale è stato il tribunale di Brindisi, accogliendo il ricorso dell’ong Sos Méditerranée contro l’ennesimo fermo amministrativo della loro nave di soccorso. Era il 9 febbraio 2024, l’equipaggio aveva portato in salvo 261 persone, fra cui 68 minori, nel corso di diversi interventi. Troppi secondo il Viminale, che per l’ennesima volta ha preso per buona la versione della Guardia costiera libica, arrivata a operazioni in corso e che con manovre pericolose – hanno riferito dall’ong - ha messo in pericolo equipaggio e naufraghi. Nella versione fornita a Roma, sarebbero stati invece i soccorritori a “disturbare”. Risultato, Ocean Viking è stata bloccata per la seconda volta in poco più di un mese.

Un provvedimento bocciato dalla giudice del tribunale di Brindisi, Roberta Marra, che per la prima volta in Italia ha accolto la richiesta urgente di sospensione del fermo, sconfessato il decreto Piantedosi e liberato la nave. Poche settimane dopo, la stessa giudice, valutando il ricorso nel merito, non solo ha confermato la bocciatura del blocco della nave, ma ha accolto le eccezioni di costituzionalità presentati dai legali di Sos Méditerranée, gli avvocati Francesca Cancellaro e Dario Belluccio.

Da allora diversi tribunali – fra cui Crotone, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Ragusa – hanno sconfessato il decreto, ma questo è il primo caso che arrivi davanti alla Corte Costituzionale. E in gioco, spiegano oggi, c’è un principio giuridico fondamentale: “Non può essere sanzionata una condotta che è finalizzata a salvare la vita di altri”.

I profili, potenzialmente in contrasto con il dettato costituzionale, sono due e sono di fatto i pilastri del decreto Piantedosi. Qualora le eccezioni venissero accolte, la legge verrebbe di fatto completamente svuotata.

Primo, hanno sostenuto i legali, la legge voluta dal governo Meloni viola il principio di proporzionalità e ragionevolezza della sanzione che deve “guidare le decisioni del legislatore quando si tratta di limitare i diritti fondamentali”. Nel caso specifico, si tratta del diritto/dovere di soccorso, che è proprio sia dei soccorritori, sia dei naufraghi stessi. “La detenzione della nave rappresenta una sanzione che inibisce le attività di salvataggio e quindi impedisce l’accesso ai diritti fondamentali delle persone in pericolo in mare”, avevano sostenuto i legali di Sos Méditerranée, convincendo la giudice Marra.

Secondo, il principio di determinatezza. Per gli avvocati, il decreto non solo subordina l’accertamento della condotta illecita della Ocean Viking alle valutazioni delle autorità di uno Stato terzo (nel caso specifico, la Libia), ma sarebbe anche legalmente discutibile perché prevede l’Italia irroghi una sanzione per una presunta violazione commessa da una nave battente bandiera di un altro Stato, accertata in acque internazionali da un altro Stato ancora.

Assalto a una barca di migranti mentre viene soccorsa da Ocean Viking

“Gli ermellini – sintetizzano dall’ong - sono dunque chiamati a esprimersi principalmente su questi rilievi sollevati dal giudice di merito, che mettono in dubbio non soltanto singole previsioni legislative ma l’intero impianto di una legge ingiusta, discriminatoria e punitiva”. Nessuno al momento si azzarda a fare previsioni. “Ma quella di oggi - spiega la direttrice generale di Sos Méditerranée Italia, Valeria Taurino - è già una giornata storica: di fronte ai tentativi di questo governo di aggirare con leggi ingiuste il diritto internazionale, quello umanitario e, soprattutto, i doveri di umanità, il fatto di essere di fronte alla più alta corte del Paese dimostra in modo inequivocabile che lo stato di diritto non è scavalcabile. Soccorrere chi è in pericolo di vita è un diritto e un dovere, e sta a chi vorrebbe rovesciare questo principio inviolabile dimostrare che così non è, non certo a chi, animato da spirito umanitario, è in mare per provare a salvare vite umane”.

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