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Avvelenate con la ricina, la cugina interrogata a lungo. Il mistero degli orari che non tornano

Da sinistra: Alice di Vita, Gianni Di Vita, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita

 (ansa)

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La procuratrice di Larino a Repubblica: “Nessun iscritto nel registro degli indagati”. Per quattro ore negli uffici della mobile la donna che ospita Gianni Di Vita e sua figlia Alice. Molti gli interrogativi nell'inchiesta rompicapo, a cominciare dal giorno dell’intossicazione: la cena incriminata potrebbe non essere quella del 23 dicembre
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Il padre, la figlia, la cugina. Sono le tre figure centrali attorno alle quali ruota l’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, per un sospetto avvelenamento da ricina. Un’inchiesta ancora senza indagati, ha precisato oggi pomeriggio a Repubblica la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, titolare del fascicolo contro ignoti che ipotizza il reato di duplice omicidio premeditato.

Il cambio di avvocato di Di Vita

L’indiscrezione secondo la quale Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte a Pietracatella, durante il periodo di Natale, fosse stato iscritto nel registro degli indagati è girata con insistenza per tutta la giornata dopo l’improvviso cambio di legale. Stamattina infatti quello che fino a ieri era l'avvocato dell’uomo, Arturo Messere, ha annunciato di aver rinunciato all'incarico per non meglio precisati "motivi contingenti". I due si sono a lungo parlati ieri pomeriggio ma sarebbe stato Di Vita, che si dice “amareggiato e turbato” dalla pressione …

Il padre, la figlia, la cugina. Sono le tre figure centrali attorno alle quali ruota l’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, per un sospetto avvelenamento da ricina. Un’inchiesta ancora senza indagati, ha precisato oggi pomeriggio a Repubblica la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, titolare del fascicolo contro ignoti che ipotizza il reato di duplice omicidio premeditato.

Il cambio di avvocato di Di Vita

L’indiscrezione secondo la quale Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte a Pietracatella, durante il periodo di Natale, fosse stato iscritto nel registro degli indagati è girata con insistenza per tutta la giornata dopo l’improvviso cambio di legale. Stamattina infatti quello che fino a ieri era l'avvocato dell’uomo, Arturo Messere, ha annunciato di aver rinunciato all'incarico per non meglio precisati "motivi contingenti". I due si sono a lungo parlati ieri pomeriggio ma sarebbe stato Di Vita, che si dice “amareggiato e turbato” dalla pressione mediatica e dai sospetti sul suo conto,a preferire l’avvocato Vittorino Facciolla, consigliere regionale ed ex segretario regionale del Pd, partito nel quale lo stesso Di Vita ha ricoperto in passato a lungo il ruolo di tesoriere. "La mia nomina non è arrivata in seguito ad una modifica della posizione processuale del mio assistito che resa parte offesa – ha spiegato il nuovo legale”.

L’interrogatorio notturno della cugina

Intanto vanno avanti le indagini. Interrogatori su interrogatori a Campobasso per ricostruire chi era presente, dove e quando nei giorni in cui Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara potrebbero essere state intenzionalmente avvelenate con la ricina. Particolarmente lungo e anomalo nell’orario ( dalle 20 alle 24) per un’indagine ancora senza indagati è stato quello della cugina di Gianni Di Vita, la donna che da tre mesi ormai ospita padre e figlia a casa sua dopo che la loro è ancora sotto sequestro. La donna è come una seconda mamma per Alice, la figlia 19enne, ed è lei che l’ha accompagnata in questura per l’interrogatorio. Ma uscita la ragazza, gli investigatori hanno convocato la donna che è rimasta negli uffici della squadra mobile fino a mezzanotte. Lei non era presente a casa Di Vita la sera del 23 dicembre, quando a tavola c’erano solo Antonella, Gianni e Sara, ma è sicuramente la persona più vicina ai due sopravvissuti e che in questi mesi con loro ha modo di parlare ogni giorno. Per questo raccogliere ora la sua testimonianza, prima che arrivi l’esito ufficiale degli esami tossicologici, può essere dirimente.

Il fratello di Antonella: “Mia sorella era tranquilla”

Ai microfoni di Quarto Grado ha parlato per la prima volta il fratello di Antonella Di Ielsi: “ Al pranzo della vigilia di Natale mia sorella era tranquilla e normale. Che le cose non andassero bene con il marito sono sciocchezze.E mia nipote e mio cognato non farebbero mai del male ad una mosca”.

Nell'inchiesta rompicapo condotta dalla squadra mobile di Campobasso, di certezze (in attesa del deposito dell'autopsia e degli esami tossicologici del centro antiveleni di Pavia) ce ne sono pochissime.

A cominciare dal giorno del presunto avvelenamento. Finora la cena incriminata era sembrata quella del 23 dicembre, l'unica a cui non era presente la figlia maggiore Alice che non ha mai accusato alcun sintomo, ma tutti gli esperti di veleni concordano sul fatto che i sintomi di avvelenamento da ricina compaiono entro 10 ore dall'assunzione e la morte sopravviene nel giro di 48-72 ore.

Le due donne si sono presentate per la prima volta in ospedale la mattina di Natale, il giorno della vigilia – hanno ricostruito i familiari – stavano bene. Antonella Di Ielsi ha anche cucinato delle pietanze e le ha portate a pranzo a casa dei genitori di lei e la sera a casa dei genitori di lui dove erano presenti altri familiari. Nessun altro, però, è stato male.

Madre e figlia hanno cominciato ad avvertire sintomi intestinali nella notte e la mattina sono andate in ospedale a Campobasso. Per tre volte hanno fatto avanti e indietro, poi il rapidissimo peggioramento con il collasso di tutti gli organi e la morte. Sara, 15 anni, è morta il 27 dicembre, sua madre poche ore dopo, la mattina del 28 dicembre. "Quella stessa mattina – ha ricostruito il primario dell'ospedale di Campobasso Vincenzo Cuzzone – il padre ci ha detto di aver accusato diversi episodi di vomito e diarrea il pomeriggio precedente, ma in nostra presenza non ha mai presentato sintomi. Vista l'inspiegabilità del dramma accaduto lo abbiamo mandato in via precauzionale allo Spallanzani a Roma ma i colleghi ci hanno detto che anche lì le sue condizioni sono sempre state stabili e gli esami negativi". E dunque la domanda che si pongono gli inquirenti e: se non era un malore da ricina, veleno che non perdona, che malore era quello di Gianni Di Vita?

L'uomo, che giovedì ha risposto per sei ore di fila alle domande degli inquirenti continuando a non ricordare cose che avrebbero dovuto essere vive nella sua memoria, come il cibo messo a tavola in quei giorni, è apparso provato e anche indispettito dal clamore mediatico e dai dubbi che si addensano sulla famiglia. Ma agli inquirenti ha detto: “Sono a vostra disposizione, la mia famiglia è distrutta, voglio la verità”. E al suo avvocato aveva aggiunto: “La mia coscienza è a posto”. L'inchiesta, al momento, resta senza indagati.

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