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Ranucci: “Troppe voci, Lavitola è un amico. E a me certo non serve visibilità”

SIGFRIDO RANUCCI, GIORNALISTA 

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Dopo il coinvolgimento del faccendiere nell’attentato ai suoi danni, parla il giornalista: “Sono stordito, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia. Quell’ordigno serviva a fermare una notizia per Report”
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Sigfrido Ranucci, una bomba messa su ordine del suo amico Valter Lavitola, ipotizza la Procura. Come si sente?

«Stordito. Considero Valter un vero amico. Aspetto di vedere le prove, ma sono convinto che non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia».

Quella bomba sotto casa sua non era uno scherzo, avrebbe potuto uccidere. E ora qualcuno ipotizza pure che lei e Lavitola avreste potuto avere un fine comune.

«Ma non scherziamo. In queste ore sto sentendo di tutto. Io non ho certo bisogno di visibilità. Casomai ne avrei bisogno di meno per tutti gli attacchi che mi hanno fatto. E poi che faccio? Faccio saltare una macchina con il rischio di far morire mia figlia?»

Ranucci e Lavitola amici. Chi l’avrebbe mai detto?

«Sì, siamo diventati amici nel 2019 proprio dopo alcune inchieste che Report gli aveva dedicato: quelle sulla famiglia Berlusconi, sui canadair, il caso Tarantini. Ed è stata anche una fonte importante per altre inchieste. Un’amicizia alla luce del sole. Andavo spesso…

Sigfrido Ranucci, una bomba messa su ordine del suo amico Valter Lavitola, ipotizza la Procura. Come si sente?

«Stordito. Considero Valter un vero amico. Aspetto di vedere le prove, ma sono convinto che non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia».

Quella bomba sotto casa sua non era uno scherzo, avrebbe potuto uccidere. E ora qualcuno ipotizza pure che lei e Lavitola avreste potuto avere un fine comune.

«Ma non scherziamo. In queste ore sto sentendo di tutto. Io non ho certo bisogno di visibilità. Casomai ne avrei bisogno di meno per tutti gli attacchi che mi hanno fatto. E poi che faccio? Faccio saltare una macchina con il rischio di far morire mia figlia?»

Ranucci e Lavitola amici. Chi l’avrebbe mai detto?

«Sì, siamo diventati amici nel 2019 proprio dopo alcune inchieste che Report gli aveva dedicato: quelle sulla famiglia Berlusconi, sui canadair, il caso Tarantini. Ed è stata anche una fonte importante per altre inchieste. Un’amicizia alla luce del sole. Andavo spesso con lui al suo ristorante, che solo ora apprendo non essere più suo e ci siamo sentiti fino a qualche giorno fa».

Prima o dopo l’arresto dei quattro presunti esecutori dell’attentato?

«La notizia dell’arresto gliel’ho data io, lui mi ha chiamato l’altra sera quando sono arrivati i carabinieri a casa sua per la perquisizione. Poi non l’ho più sentito».

E di questo progetto politico di Lavitola in cui avrebbe voluto coinvolgerla?

«Me ne aveva parlato. Non so bene cosa avesse in mente, so che stava studiando, faceva fare sondaggi, ha chiesto una mano a me come l’ha chiesta ad altri giornalisti. Perchè lui è amico di tanti giornalisti, ben più importanti di me. E comunque io non mi sarei mai candidato. L’ho detto anche in commissione Vigilanza».

E come mai ha detto questa cosa durante la sua audizione?

«La cosa strana non è che io lo abbia detto ma che me lo abbiano chiesto nell’audizione convocata dopo l’attentato».

Ma lei un’idea se la sarà fatta. Fa fatica a immaginare che dietro ci sia Lavitola. E allora?

«Io ho sempre detto che non credevo all’ipotesi del mandante politico. Quell’ordigno è stato messo lì in quel momento per fermare una notizia che doveva arrivare a noi di Report. Era un messaggio trasversale, non diretto a me».

Che notizia? Ha un’idea precisa?

«Il nome dell’avvocato che ha scelto Lavitola offre qualche spunto: un legale del casertano, vicino ad An, intercettato con esponente del clan Contini. Tutto rimanda all’inchiesta sul cantiere navale Vittoria, agli affari con la Libia, il traffico di armi. Ma io ho molta fiducia nell’inchiesta molto rigorosa che stanno conducendo la Procura di Roma e i carabinieri. Vedremo cosa viene fuori».

Intanto è venuto fuori che la sera del 15 settembre i telefoni di Lavitola e del suo factotum si sono agganciate alla cella di casa sua a Torvajanica. Facevano un sopralluogo o magari erano a cena da lei?

«È capitato che Valter sia venuto da me, ma non quella sera. Ho ricontrollato i messaggi. Però so che aveva preso in affitto una casa a Torvajanica e per andarci doveva passare da lì. Non so davvero più cosa dire».

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