Un trampolino di lancio per la Triennale

Carla Morogallo, direttrice di Triennale Milano. Foto di Gianluca Di Ioia
Carla Morogallo, direttrice di Triennale Milano. Foto di Gianluca Di Ioia 
Nell'anno del suo centenario, l'istituzione per la prima volta presenta il suo piano strategico. Per puntare ancora di più su ricerca, fidelizzazione dei visitatori, digitalizzazione e reputazione. La direttrice Carla Morogallo ce lo racconta
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Si sarebbe potuta “cullare” nelle celebrazioni del suo centenario. Invece Triennale Milano accetta nuove sfide e presenta, per la prima volta nella sua storia, il piano strategico pluriennale 2022-2026 dal titolo Design the future.
Carla Morogallo, direttrice generale di Triennale Milano, ci racconta in cosa consiste il piano strategico, perché è stato presentato, quali sono gli obiettivi, e ci anticipa le principali mostre in programma quest’anno per celebrare il centenario del museo.


In occasione del centenario di Triennale Milano, nata nel 1923 a Monza come Biennale delle arti decorative, l’istituzione ha presentato, per la prima volta nella sua storia, il piano strategico 2022-2026 dal titolo Design the future. Perché lo avete presentato? E in che cosa consiste?
«Si tratta di un nuovo strumento, mai redatto prima nella storia di Triennale, che nasce dalla volontà di voler rendere espliciti e misurabili gli obiettivi dell’istituzione. Il titolo Design the future, cioè progettare il futuro, riporta a quell’immagine che ci siamo dati metaforicamente di Triennale come scuola, un luogo aperto dove si trasmettono e si condividono i saperi, e dove si immagina insieme il domani. Il piano strategico è stato studiato pensando ai modelli internazionali, come quello dell’istituto di arte contemporanea Ica di Boston, o come l’esperimento del museo Mann di Napoli, e il processo che ci porterà al raggiungimento degli obiettivi è anche visibile qui».

La facciata della Triennale di Milano
La facciata della Triennale di Milano 
Il piano strategico Design the future ruota intorno a quattro macro obiettivi, cui si collegano dei cantieri di progetto. Ce li sintetizza?
«Il primo obiettivo è legato alla ricerca: Triennale ha avuto sempre nel dna l’attività di indagine, fin dal 1935, quando l’architetto Giuseppe Pagano, allora membro del Direttorio, fonda il primo organo di ricerca e documentazione, seguito dall’architetto Piero Bottoni che, nella carica di Commissario straordinario della ottava Triennale (T8), propone nel 1949 un decreto legge che fa di Triennale Milano un ente di ricerca. Quindi vogliamo rispolverare e valorizzare la nostra capacità di fare sperimentazione e investigazione, attraverso l’attivazione del Centro studi, che sarà a sostegno in particolare delle Esposizioni Internazionali, ma anche come strumento utile a tutte le attività istituzionali e agli enti con cui collaboriamo. Il Centro studi avrà uno spazio fisico nuovo, che nascerà alla fine del 2023, un luogo di ricerca e un collettore di idee aperto a tutti, di cui ancora non abbiamo definito il nome, ma che per la sua capacità attrattiva possiamo considerarlo come un magnete, dove sarà anche possibile consultare tutti i materiali degli archivi di Triennale, tra cui migliaia di disegni, progetti, foto, lettere, testi, tutti digitalizzati.
Un secondo obiettivo è la fidelizzazione e la diversificazione del pubblico. Il 39 per cento del pubblico della scorsa Esposizione Internazionale è rappresentato da nuovi visitatori di Triennale, è  un dato interessante che conferma la percezione di essere di fronte a nuovi pubblici  interessati ai quali proporre uno strumento più efficace per instaurare un rapporto di fidelizzazione: la membership, che presenteremo a marzo, con quattro tipologie di sottoscrizione in base ai contenuti che terranno insieme le tre anime di Triennale: il museo, cioè la collezione del design, il teatro dell’arte e le attività espositive temporanee.
Il terzo obiettivo è incentrato sulla digitalizzazione e l’organizzazione interna: Triennale sta lavorando per l’acquisizione del software Crm, acronimo di Customer relationship management, un programma per la gestione delle relazioni con i diversi utenti, un modello di stampo a internazionale, nuovo in ambito museale, che permette di intercettare i bisogni degli utenti, che siano visitatori, espositori, sponsor o patron, di mettere a sistema questi dati per poter proporre contenuti non autoriferiti ma in rispondenti alle diverse esigenze dei nostri interlocutori. Il Crm è uno strumento che ha anche il compito di agevolare i processi produttivi e organizzativi interni, e di innescare il cambiamento a livello organizzativo, insieme a una impostazione organizzativa che si ispira alla sociocrazia, un modello che coinvolge il personale in modo partecipativo, non impositivo, attraverso la costituzione di gruppi di lavoro interdipartimentali.
Il quarto obiettivo è il rafforzamento della reputazione di Triennale intesa come sistema culturale a livello internazionale. Il nostro posizionamento all’estero passa oggi prevalentemente dall’Esposizione Internazionale, che si svolge ogni tre anni, ma quello che accade nel “dietro le quinte” potrebbe essere utilizzato maggiormente per rafforzare la nostra posizione all’estero, cercando di far percepire Triennale Milano come luogo di scoperta, sperimentazione, ricerca, capace di ospitare le avanguardie internazionali. Stiamo lavorando attivamente per le partecipazioni straniere, come la mostra in partnership con i musei Le Bal e Jeu de Paume di Parigi sull’arte povera, e la collaborazione con la Fondation Cartier pour l’art contemporain. E a marzo, in Triennale, avvieremo i simposi internazionali, aperti ad ambassador multidisciplinari, che porteranno alla definizione del tema della prossima Esposizione Internazionale, una novità, perché fino ad oggi il tema era deciso da un curatore o da un comitato scientifico. La scelta di condurre dei simposi internazionali, che non hanno al centro un tema precostituito, ma mettono insieme diverse competenze in modo partecipativo, al fine del confronto, dell’analisi e della ricerca, che portano poi all’individuazione del tema e del curatore più adatto, fa parte della volontà di acquisire un’identità internazionale che vede nell’ Esposizione  Internazionale il suo punto di caduta ma non l’unico, per raccontare Triennale come luogo di indagine e confronto».

Manifesto della prima Biennale di arti decorative di Monza del 1923
Manifesto della prima Biennale di arti decorative di Monza del 1923
 
Insieme ai curatori di Triennale Milano, cioè Umberto Angelini, Nina Bassoli, Lorenza Bravetta, Damiano Gullì e Marco Sammicheli, avete anche annunciato le mostre per il 2023. Ci racconta, in breve, quali saranno i principali appuntamenti?
«Sono tre gli appuntamenti che hanno come filo conduttore l’attenzione al patrimonio dell’istituzione Triennale, e che sono centrali per raccontare il centenario. Il primo è l’inaugurazione del Museo del Design Italiano, dal 15 aprile, diretto da Marco Sammicheli, con un percorso che parte dalle origini, cioè dalla fondazione della Triennale nel 1923 come Biennale delle arti decorative a Monza, e arriva alla contemporaneità, e allo sviluppo delle ricerche tecnologiche, materiche e sociali che hanno trasformato l’identità e i tratti principali del design italiano. Nella cornice del Museo del Design Italiano, saranno visibili anche alcuni interni domestici ricostruiti, e il nuovo spazio inedito Design platform, destinato all’allestimento di mostre temporanee con un focus sul design di oggi. Il secondo appuntamento è Triennale. Home Sweet Home, a partire da maggio, curato da Nina Bassoli, un’indagine sull’evoluzione della casa e sulla trasformazione dell’abitare ripercorrendo un secolo di mostre internazionali; e, infine, la retrospettiva dedicata alla pittura italiana a cura di Damiano Gullì, da ottobre 2023, una sfida interessante, perché parliamo di arti visive in modo anche un po’ sfrontato, con una grande collettiva dedicata alla pittura italiana contemporanea con oltre 100 tra i più importanti artisti di diverse generazioni, attivi dagli anni Novanta ad oggi, con l’ambizione di restituire ricchezza e complessità alla pittura italiana, con un percorso organizzato intorno a parole chiave e nuclei tematici».