Un Salone double face

Maria Porro, presidente del Salone del mobile e direttore marketing e comunicazione di Porro
Maria Porro, presidente del Salone del mobile e direttore marketing e comunicazione di Porro 
Il ritorno alla normalità, finalmente di nuovo ad aprile, e l'impegno per rinnovarsi e guardare avanti, soprattutto con Euroluce: rivoluzionato nella forma e nei contenuti. La presidente Maria Porro ce lo spiega
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L'edizione numero 61 del Salone del mobile viaggia su un doppio binario con direzione solo all’apparenza opposta: la ricerca di una ritrovata normalità e allo stesso tempo la decisione di sfoggiare un’inedita diversità. Sebbene le prospettive per un ritorno al passato ci siano tutte, a iniziare dalle consuete date nel mese di aprile, quella che ci aspetta è una manifestazione molto differente dalle precedenti tant’è che assisteremo a una vera e propria rivoluzione del format che oggi si basa sull’essere più fruibile per i visitatori e più appetibile per gli espositori. «L’esperienza di visita è una priorità, qualcosa di assolutamente irripetibile che si trova solo qui e a Milano», sottolinea il presidente del Salone del Mobile Maria Porro. «Questo rinnovamento è frutto di un impegnativo lavoro di ascolto», continua; «abbiamo condotto circa 2.300 interviste con l’obiettivo di comprendere le reali esigenze di pubblico e aziende».

Il cuore della rivoluzione è la biennale di Euroluce: «Un cambiamento radicale perché è la stessa luce che è mutata. All’attenzione sull’apparecchio illuminante si affianca quello per il design della luce. La lampada è solo una parte della produzione, ci siamo quindi allargati anche alla tecnologia e agli aspetti legati ai progetti architettonici». Ma non è tutto. «Per ottimizzare la visita abbiamo ripensato l’impostazione della fiera andando a creare un unico livello e un layout non più a griglia ma un vero e proprio percorso fluido e organico». In che modo? «Se facciamo un paragone urbanistico possiamo dire di essere passati da una pianta come quella di Manhattan a quella che assomiglia di più a un centro urbano italiano con la nascita di spazi pubblici come le piazze, aree comuni che ospitano mostre e altre iniziative culturali per elevare e integrare la proposta delle singole aziende». Ed è solo l’inizio: «Stiamo già lavorando alle altre due biennali, cucina e bagno, e in generale a tutto l’evento con l’idea di essere un punto di riferimento a livello globale. Non a caso il titolo della manifestazione di quest’anno è Do you speak design? con lo scopo di continuare a promuovere il Salone in tutto al mondo sottolineando l’importanza del dialogo tramite il design: un linguaggio comune a tutte le culture e quindi universale».