Hong Kong – Cacciatori di talenti da venticinque anni. La mostra SaloneSatellite Permanent Collection 1998-2024 che apre oggi 11 novembre all'Ars Pavilion di Hong Kong vuole raccontare alla Cina, nella sua città più culturalmente meticcia e di frontiera, la proverbiale capacità del Salone del mobile di cercare, trovare, convocare e lanciare giovani progettisti di tutto il mondo. Più di cento prodotti, selezionati tra gli oltre trecentosessanta della Collezione permanente conservata alla fondazione Rosario Messina di Lentate sul Seveso, danno evidenza a questa capacità unica anche se molto imitata.
Le creazioni sono tutte di designer scoperti dal SaloneSatellite che poi si sono affermati arrivando con le loro idee al mondo della produzione reale e al successo, da Nendo a Matali Crasset, da Lanzavecchia + Wai a Satyendra Pakhalé, giusto per fare qualche nome.
Durante l'inaugurazione le insistite parole di ringraziamento del presidente Maria Porro hanno commosso la fondatrice e curatrice del Satellite Marva Griffin che, con gli occhi lucidi, ha ricordato «quando nel 1997 Manlio Armellini mi disse: in fiera c'è uno spazio, vedi che cosa puoi fare per i giovani, e così pensai di invitarli a Milano a raccontare i loro progetti. Da allora, ho coinvolto centinaia di università e scuole di design di tutto il mondo».
Si è detto commosso anche il console generale italiano a Hong Kong Carmelo Ficarra, che durante il suo intervento ha più volte affermato di volere «il Salone qui anche nel 2025», e ricordato l'imminente arrivo del presidente Mattarella. L'importanza di dare spazio ai giovani è stato l'argomento del segretario allo Sport Cultura e Turismo del governo di Hong Kong Kevin Yeung mentre Winnie Yue, architetta fondatrice del Designworks Foundation e dell'Idffhk che ha fortemente voluto la mostra a Hong Kong, ha detto che «Il Salone è una mia antica passione che adesso si compie anche qui». Paola Antonelli, senior curator del dipartimento Architettura e Design del Moma, presidente della giuria del Satellite da sempre e, soprattutto grande amica di Marva, ha voluto che la Griffin restasse con lei sul palco «perché siamo vestiti con colori coordinati» ma, dopo le prime scherzose parole, ha detto che «il Satellite è un evento davvero internazionale, e Hong Kong è il posto giusto per questa mostra perché è la città del design, dei giovani e dell'ingenuità».
Il Salone del mobile di Milano, dopo i giorni di Shanghai con l'installazione Orbit's Orbit di Matilde Cassani e gli interessanti talk di approfondimento ideati dal direttore dei contenuti culturali del Salone Annalisa Rosso, viene quindi a Hong Kong per completare la narrazione del suo ritorno in Cina, indispensabile per sostenere le nostre esportazioni in un paese che ci ama da sempre, e a dirlo sono i numeri, ma che sta attraversando un periodo difficile. All'ultimo Salone di aprile, in fiera i visitatori cinesi sono stati la prima presenza estera con oltre ventimila operatori professionali ufficialmente registrati (e quindi probabilmente almeno il doppio), e l'Italia è il primo esportatore di arredamento in Cina. A Shanghai il Salone ha sottolineato le relazioni del design con il mondo dell'arte. A Hong Kong mette in luce la propria dimensione di incubatore della creatività e dell'innovazione.
La testimonianza più tangibile e impressionante è il lavoro che da venticinque anni Marva Griffin manda avanti con instancabile passione, continuando a girare il mondo per chiamare a Milano la migliore gioventù del design, ed è da venticinque anni che le aziende, in primis quelle italiane, pescano anche in quella selezione i nuovi collaboratori. La spiccata vocazione internazionale della comunità del design la candida come strumento per promuovere, insieme alla ricerca, anche la pace. Il bene di cui in questi tempi bui di guerre e contrasti abbiamo più bisogno.
L'Ars Pavilion, sede della mostra, si trova nel prestigioso polo espositivo del Kowloon Cultural District, un'area di oltre quaranta ettari sul mare, impressionante sistema di edifici, zone verdi, aree per mostre e spettacoli, locali pubblici, dove le persone vengono non solo ad ammirare le opere d'arte ma a rilassarsi sui prati, magari portandosi piccole tende per darsi ombra (a Hong Kong ci sono punte di 26 gradi) e il cestino per il picnic.