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Disegnato da Giulio Cappellini, il lavabo Settecento si ispira alle acquasantiere delle chiese barocche. Qui nella versione Cut, novità che verrà presentata al Cersaie
Disegnato da Giulio Cappellini, il lavabo Settecento si ispira alle acquasantiere delle chiese barocche. Qui nella versione Cut, novità che verrà presentata al Cersaie 

I rituali del bagno di Ceramica Flaminia al Cersaie

Otto ambienti in cui dialogano vecchie e nuove collezioni danno vita a una scenografia in cui convivono un'estetica pop e un racconto più rigoroso. Questa l'idea guida che l'art director Giulio Cappellini ha scelto per raccontare il marchio alla fiera bolognese

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Il taglio con cui raccontarsi è per un brand importante forse quanto i prodotti che presenta. Non si tratta più solo di esporre, ma di dichiararsi: si mostra il prodotto, lo si mette in scena, se ne costruisce il contesto. È quello che fa Ceramica Flaminia a Bologna per Cersaie 2025, dal 22 al 26 settembre, riaffidandosi alla direzione creativa di Giulio Cappellini. «Anno dopo anno ho sempre cercato di creare qualcosa di diverso dal classico stand fieristico, prendendo ispirazione dalla natura, dal colore e dall’architettura», afferma Cappellini. «L’anno scorso il riferimento è stato Park Güell di Gaudí, quest’anno il Padiglione di Barcellona di Mies van der Rohe».


A orientare il progetto è, ancora una volta, il dialogo tra due anime che definiscono il carattere dell’azienda: una più libera, decorativa, orientata alla ricerca espressiva; l’altra più rigorosa, vicina all’architettura, al dettaglio tecnico, alla misura. È nella convivenza tra queste due direzioni che Flaminia ha costruito la propria identità. «Il vero design, come la vera architettura, non si improvvisa», sottolinea Cappellini. «Lavoriamo su oggetti complessi, pensati per durare nel tempo. Flaminia non insegue il bestseller, ma il longseller - e anche lo stand intende comunicare questo approccio». Marmo verde, vetri trasparenti, pavimenti chiari, colonne in acciaio a croce: una scenografia misurata, realizzata per sottrazione, in cui ogni elemento rimanda alla grammatica visiva di Mies van der Rohe. Il risultato è un ambiente ordinato, attraversabile, che interpreta lo spazio bagno come luogo progettuale, prima ancora che funzionale. Il padiglione si articola in otto stanze da bagno e una lounge centrale, secondo un racconto per atmosfere. Da una parte, colori e superfici ispirati al Rinascimento restituiscono una dimensione calda e tattile; accanto, cromie naturali e materiche evocano geografie mediterranee, con un’estetica aperta e porosa. A chiudere il percorso, un ambiente più audace, fatto di geometrie decise e vibrazioni optical, che rilegge l’eredità pop in chiave contemporanea. Tra le novità presentate, spicca Settecento Cut, nuova evoluzione del lavabo disegnato da Cappellini. «Ho preso le acquasantiere marmoree della cattedrale di Noto e le ho trasformate in ceramica», racconta. «L’ultimo elemento è un tronco di colonna riletto in chiave scultorea, che completa la serie con bacinella, lavabo su stelo, grande colonna e colonna sezionata». Elena Salmistraro firma invece Norma, un lavabo freestanding dalle proporzioni inedite, in cui equilibrio formale e gesto decorativo si incontrano in un oggetto essenziale ma espressivo. Tornano poi Falala, sempre di Salmistraro, e Siena, firmato Advay Gupta: due pezzi già noti, proposti ora in nuove colorazioni decise, che ne accentuano la struttura grafica e la forza plastica.
Accanto alla ricerca estetica, resta centrale l’impegno per standard produttivi elevati. Come racconta Francesco Bravini, membro del CdA, l’azienda ha introdotto una nuova organizzazione dei turni, lavorando su tre cicli per ottimizzare gli spazi e aumentare la capacità produttiva nella prima fase del processo. «Un’operazione coraggiosa», sottolinea, «che ci permette di regolare la produzione in modo flessibile, adattandoci alle richieste senza compromettere l’equilibrio interno dell’azienda né l’assetto del personale».

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