Lupo, orso e lontra versano in serio pericolo di estinzione. Di loro, tra l’altro, si è parlato nel secondo webinar di Legambiente in vista della Giornata mondiale della biodiversità del 22 maggio. In Italia, la biodiversità animale gode di buona salute. Paolo Ciucci, biologo della Sapienza, non nasconde una certa serenità. “Abbiamo un patrimonio naturalistico enorme. Ma tra le leggi e ciò che poi si mette in pratica esistono ancora discrepanze. La conservazione deve essere efficiente, soprattutto sostenibile dal lato economico”. Detto in abbondanza del lupo, la cui simbologia è di forza pari solo alla sua fama come grande predatore, il vegetariano orso, estintosi sulle Alpi alla fine del secolo passato, oggi si è ritirato (circa 50-60 individui) sull’Appennino. In Italia è stato una delle prime specie a venire protetta per legge fin dal 1939. Ma rischia di estinguersi, soprattutto per malattia e per colpa dell’uomo. La lontra viene osservata e difesa in Molise, l’unica popolazione esistente nell’Italia centro-meridionale (ma si sta spostando verso nord). Lo conferma Anna Loy, biologa dell’Università del Molise. Che aggiunge: “I pesci d’acqua dolce sono la comunità che include il maggior numero di specie a rischio tra i vertebrati italiani. L’estrema siccità e le inondazioni hanno ricadute assai negative sui loro habitat”. I parchi naturali una risorsa fondamentale. Il ruolo più importante nella conservazione della biodiversità è giocato dai parchi naturali. Simone Angelucci, medico veterinario del Parco Nazionale della Majella, non ha dubbi. “In 25 anni le cose sono molte cambiate. Popolazioni di animali che sembravano scomparse ora risultano più stabili lungo tutta l’Italia peninsulare. Il lupo ha ritrovato alcune prede naturali che prima non trovava”. L’ambiente dei parchi naturali aiuta la ricerca sulla natura e può rappresentare un modello di gestione dell’ambiente tout-court. L’equilibrio ecologico fa l’equilibrio sanitario. Peraltro, mantenendo stabile ciascuna specie nel suo habitat, si potrebbero evitare catastrofi come il famoso ‘salto’ di specie attuato dal Covid-19, che ha scatenato la pandemia di coronavirus. Angelucci: “Se ogni animale resta ecologicamente al suo posto non ci sono problemi. Le malattie che ricompaiono sono dovute all’anomala interazione tra animali selvatici e animali domestici. Una popolazione selvatica che si trova in equilibrio ecologico non provoca epidemie”. L’equilibrio ecologico fa l’equilibrio sanitario.