Le aree protette si espandono, ma i governi non le sfruttano nel modo corretto. Secondo un'analisi condotta dall'Università del Queensland e pubblicata su Nature, le nazioni non sono riuscite a mantenere gli impegni di conservazione per le aree protette ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (CBD). Questo nonostante la decisa espansione delle aree protette stesse nell'ultimo decennio, che sono aumentate rispettivamente dell'1,2% (dal 14,1 al 15,3) sulla terraferma e del 4,6% (dal 2,9 al 7,5) sul mare. La ricerca, guidata dal dottor Sean Maxwell della Commissione mondiale sulle aree protette dell'IUCN, è nata per stabilire se la crescita nelle aree protette, tra il 2010 e il 2019, ha portato a una migliore protezione degli ecosistemi naturali, delle specie minacciate e dei servizi ecosistemici. Ebbene, il successo, a livello globale, è stato piuttosto limitato, soprattutto per la biodiversità. Nel 2019 soltanto il 21,7% delle specie a rischio di estinzione, secondo la famosa Lista Rossa dell'IUCN, risultano adeguatamente rappresentate all'interno di parchi e riserve. Sempre stando allo studio di Queensland, un terzo degli spazi che, in tutto il mondo, contribuiscono in modo sostanziale alla permanenza della biodiversità, nonché più della metà di tutti gli ecosistemi terrestri e marittimi, è rimasta nel 2019 senza una adeguata protezione delle proprie caratteristiche. Il dottor Maxwell spiega: “Abbiamo esaminato i progressi verso gli obiettivi di conservazione del CBD, sovrapponendo mappe di aree protette su ecosistemi naturali, specie minacciate, elementi di carbonio su terra e mare e la produttività della pesca negli oceani. I nostri risultati dicono che bisogna concentrarsi su cosa, dove e come proteggiamo, non solo su quanto è grande un'area che proteggiamo”. Ogni nazione ha fissato in almeno il 17% delle terre emerse e nel 10% dei mari le aree da proteggere e conservare, in linea con gli impegni del CBD. Ma aumentare semplicemente lo spazio da proteggere non basta. All'interno di quello spazio, poi, bisogna lavorarci, e sodo. Il che non è, come dimostra la ricerca di Maxwell e il suo team. Una volta disegnati i confini dell'area protetta, è indispensabile attivare misure concrete di salvaguardia delle specie, degli habitat, degli ecosistemi. Dal 2010 gli interventi più importanti sono stati diretti verso la biodiversità marina, in particolare verso i coralli (che, nonostante tutto, stanno molto male). Eppure continuano a venire rilevate carenze significative nella 'rappresentanza ecologica' delle specie minacciate. “Questo studio prova che, nonostante i grandi sforzi, resta ancora molto da fare” conclude Kathy MacKinnon, presidente della Commissione mondiale sulle aree protette dell'IUCN. “Le aree protette e conservate necessitano di investimenti e supporti legali e devono essere valutate come strumenti di sviluppo sostenibile tradizionali attraverso la fornitura di servizi ecosistemici vitali. Questo vale per le aree gestite dal governo e dalle comunità indigene e locali, nonché per le aree protette private”.