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Berlino: manifestazione contro la scomparsa delle api davanti al Ministero dell'Agricoltura
Berlino: manifestazione contro la scomparsa delle api davanti al Ministero dell'Agricoltura (afp)

Piante aliene contro insetti, un brutto film

Ecosistemi a rischio per la sempre maggiore diffusione di specie non autoctone, uccelli senza cibo: il dato è evidente in tutto il mondo, ma gli scienziati si dividono
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Le piante aliene contribuiscono al declino globale degli insetti? Sulla risposta a questo dilemma gli scienziati restano divisi. Una ricerca recente dimostra che la diffusione di specie vegetali non autoctone è una delle cause principali dell'estinzione degli insetti e sta mettendo a rischio gli uccelli. L'allarme proviene dall'entomologo Doug Tallamy, dell'Università del Delaware.  L'invasione dei territori da parte di piante aliene di cui molti insetti non possono nutrirsi, sostiene Tallamy, sta provocando un collasso anche nelle popolazioni di volatili e di altri animali che proprio grazie agli insetti sopravvivono. Ma c'è chi non è d'accordo. Nel 2011 Peter Del Tredici, ricercatore senior presso l'Arnold Arboretum di Harvard, dalle colonne di Nature accusava Tallamy di aver 'diffamato' le specie di piante esotiche “per aver portato all'estinzione le amate specie native”. Le quali, di per sé, secondo lo scienziato, non rappresentano un “segno di idoneità evolutiva o di una specie che ha effetti positivi”. Il dibattito sulle piante aliene va avanti da tempo.

Ora urge arrivare a una conclusione. Il progressivo, inesorabile declino degli insetti è ormai documentato in tutto il mondo. Negli ultimi decenni famiglie come i lepidotteri (farfalle e falene), gli imenotteri (api e affini) e i coleotteri, nonché gli insetti acquatici come le libellule, hanno subito drammatiche perdite di individui. Però l'invasione delle piante aliene, in corso su tutto il pianeta, non è stata ricompresa tra le cause del fenomeno dagli studiosi. Eppure Doug Tallamy e il suo team hanno più volte dimostrato che, quando le piante autoctone diminuiscono o scompaiono da un'area, le popolazioni di insetti erbivori calano di numero e diventano meno diversificate tra loro.

Studiando la salute dei bruchi si è scoperto che, con poche eccezioni, i bruchi crescevano più grandi e forti se allevati dalle piante autoctone. E che, al contrario, nelle comunità vegetali invase da specie aliene la presenza e la diversità tra le specie di farfalle e di falene risultavano ridotte in misura significativa. Poiché però non tutti gli studi hanno dimostrato gli effetti negativi delle piante aliene, la controversia sul fatto che queste siano dannose per gli insetti continua. L'ecologo Richard Hobbs, ricercatore senior presso la School of Biological Sciences dell'Università dell'Australia occidentale, ribatte da parte sua che “le specie non native possono avere impatti positivi, neutri o negativi, e non è così facile presumere che siano semplicemente cattive". Per tutta risposta, Tallamy e i suoi coautori, pur ammettendo l'esistenza di “lacune critiche” nel patrimonio attuale di conoscenze, concludono che sono state raccolte prove sufficienti. Pertanto, secondo l'Università del Delaware, "ora possiamo rispondere definitivamente alla domanda: 'Le piante aliene sono cattive?' La preponderanza delle prove in questo senso dice di sì".