Cosa significa rigenerazione urbana

Da tredici anni ExFadda rappresenta uno dei più famosi esempi in Italia di riqualificazione sociale di un'area in disuso. Una realtà capace di resistere. Continuando ad allargarsi. Come con il ristorante che include persone con disabilità e il teatro di comunità TEX, completamente auto-costruito, inaugurato da poco. Viaggio a San Vito dei Normanni
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Anche il più piccolo comune d'Italia, oggi, deve fare i conti con un'espressione che non esisteva fino a pochi anni fa: "rigenerazione urbana". È uno di quei termini spartiacque delle politiche pubbliche: prima del 2000 mai usato, oggi ubiquitario. Ma cosa significa rigenerazione urbana? Quali politiche pubbliche rappresenta? A quali pratiche fa riferimento? Sotto il concetto di rigenerazione urbana si aggregano attività varie, tutte orientate a rinnovare una parte della città (edifici, strade, quartieri), non solo da un punto di vista immobiliare o urbanistico, ma anche sotto il profilo sociale; nelle intenzioni, cioè, rigenerare un quartiere o un edificio abbandonato significa interrogarsi sull'impatto che gli interventi per rinnovare muri o le strade avranno sugli abitanti e l'ecosistema, chiedersi se e come saranno un miglioramento effettivo dello spazio comune, e non solo un additivo per arrivare a un valore di mercato più alto. Il termine, da lemma tecnico, è diventato di moda - soprattutto nei gerghi di investimenti o bandi - e così, oggi, dire che uno spazio è "rigenerato" sembra un passepartout culturale.

Ci sono però esperienze che hanno definito concretamente l'immaginario e le caratteristiche di quello che si intende quando si parla di rigenerazione urbana. Fra queste in Italia c'è sicuramente il percorso dei Laboratori Urbani in Puglia. È un'iniziativa avviata dalla Regione nel 2006, all'interno del programma "Bollenti Spiriti", pensato per dare finanziamenti e strumenti ai giovani pugliesi. I Laboratori Urbani sono da subito un banco di prova di grande scala: 151 immobili abbandonati o sottoutilizzati per i quali la Regione - giunta Vendola - era pronta a pagare i lavori di ristrutturazione a fronte della capacità di ogni Comune di affidare lo spazio, via bando, a un giovane ente gestore, composto da imprese sociali, associazioni, realtà del terzo settore. Di questi immobili in disuso, 146 sono stati riaperti, con Regione e Comuni che hanno investito 54 milioni di euro per ridare vecchie fabbriche, mattatoi diroccati o campi dismessi a ragazze e ragazzi. Nel 2009 la Commissione Europea premiò l'iniziativa come best practice internazionale. Nel 2011 si aggiunsero i fondi europei per la Coesione, sotto il Fesr regionale, per dare supporto alla gestione degli spazi. Perché parlarne ora però? Perché la sfida di queste iniziative, più che partire, è soprattutto resistere. Ristrutturare richiede fatica, certo, i cantieri che non partono, la burocrazia  si mette in mezzo, i lavori costano più del previsto, etc, ma la parte più difficile è durare. Rendere sostenibile un progetto creativo-partecipativo nel tempo. Dei 146 spazi rinnovati, a dicembre del 2021 ne risultavano attivi 77.

Fra questi c'è ExFadda di San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, uno dei luoghi che ha contribuito a definire le caratteristiche di quello che intendiamo oggi in Italia per rigenerazione. ExFadda non solo è ancora attivo. Ma si sta anche ampliando. Lo spazio, intanto: un vecchio stabilimento per la produzione di olio e vino, fermo da sessant'anni. Nel 2008 il primo ok del Comune a rinnovare l'area; nel 2011 la spinta decisiva: la gestione viene affidata a una rete guidata da un giovane ex dirigente di Bollenti Spiriti, Roberto Covolo, e ad una società di comunicazione presieduta da Vito Valente, insieme a una cordata di associazioni. Ci sono foto, musica, teatro, falegnameria, corsi per bambini, agricoltura... Le realtà coinvolte costruiscono insieme lo spazio comune, dove ognuno però si ritaglia un angolo, portando un proprio progetto. Lo chiamano incubatore di comunità. Sono definizioni un po' di sistema, certo, ma qui hanno una concretezza. Tutt'ora. In un qualsiasi giovedì pomeriggio di prima primavera del 2023, quando le giornate sono ancora brevi e il vento gela il Salento, a dodici anni dall'assegnazione della fabbrica e dai primi entusiasmi, ExFadda è il posto dove Giulio entra per fare lezione di chitarra, Chiara per insegnare circo, Valentino per provare lo spettacolo che aprirà stasera.

"Prima della pandemia questo spazio era frequentato a pieno regime da circa 500 iscritti, senza contare chi passa d'estate per una birra o un caffè; ci sono 30 organizzazioni tra associazioni, imprese sociali e gruppi informali", racconta Vito Valente, attuale gestore dello spazio con la cooperativa Includi che dirige, e che ha realizzato a ExFadda un ristorante inclusivo per persone con disabilità: "Ovviamente abbiamo avuto un po' di problemi, come tutti, durante il lockdown, perché tanti progetti sono stati bloccati. Ma siamo ripartiti". L'esempio principale della ripartenza è il nuovo teatro dell'ExFadda, TEX, voluto da un insieme di associazioni coordinate da Valentino Ligorio e Vincenzo Gagliani: il primo teatro auto-costruito e auto-gestito del Sud Italia, vincitore di bandi nazionali e sede di sperimentazione. Qui ha dato frutti per esempio l'idea di un giovane ingegnere di Torino, Leonardo Lococciolo, arrivato per applicare i suoi studi in Fisica del suono. Ha proposto come tesi di laurea la correzione acustica dei cinquemila metri cubi del nuovo teatro, usando pochi soldi e materiali riciclati. È con questo progetto e con alcuni amici che ha fondato "Hackustica", startup vincitrice dei fondi PIN della Puglia nel 2019 (premio sostenuto da fondi europei), oggi all'avanguardia nelle pratiche per l'isolamento acustico sostenibile.

"Senza luoghi non si può creare. I luoghi sono punti di riferimento, sono calamite. Se non si creano luoghi aperti, dinamici, nei quali accade qualcosa di interessante, tutto si ferma. Quindi bisogna sempre mantenere la fiamma accesa. Altrimenti in situazioni come quella di San Vito, vincono i bar". Vincenzo Gagliani, musicista e fondatore della World Music Academy, scuola di musica contemporanea e tradizionale, si riposa dal pomeriggio di corsi e rendicontazioni. "Volevamo fortemente che qualcosa si realizzasse; così è successo che abbiamo sviluppato altre competenze e abbiamo cominciato a pensare... Parlo al plurale, non perché parlo di me stesso al plurale", conclude, "ma perché sono insieme agli altri. Abbiamo capito che pensare davvero dentro a un progetto collettivo significa essere molto più forti anche per se stessi".