Non basta la rendita: cedole e bonus fiscali per far decollare la previdenza integrativa

Francesca Balzani, commissaria Covip
Francesca Balzani, commissaria Covip 
Balzani (Covip) suggerisce un incentivo di ingresso e la possibilità di recuperare i benefici fiscali non usati negli anni successivi
2 minuti di lettura

Più opzioni in fase di erogazione, bonus di ingresso per i giovani, rimodulazione del silenzio-assenso e portabilità del contributo del datore di lavoro: sono alcune delle proposte avanzate per rilanciare la previdenza complementare in Italia nel corso dell’evento “Previdenza tra pubblico e privato” di Affari&Finanza. Se aumentano le posizioni aperte presso i fondi pensione, che a fine 2024 hanno raggiunto quota 11,1 milioni (più 4,2% su base annua), la partecipazione resta però ancora bassa tra le donne, i giovani e i lavoratori del Centro e del Sud.

A&F LIVE – Tutti gli interventi e i video dei panel

«Per incentivare l’ingresso nel mondo della previdenza si dovrebbe agire su più fronti», ha detto Francesca Balzani, commissaria della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione). Pur rivendicando il «grande risultato» rappresentato dal fatto che oggi «un lavoratore su tre ha un piano di previdenza complementare», esistono ampi margini di miglioramento. «Un primo scoglio da superare spesso è il reddito basso dei più giovani, per i quali il beneficio della deduzione fiscale può non essere concretamente applicabile per l’incapienza del reddito». Il sistema attuale consente di dedurre fino a 5.164,57 euro l’anno, ma chi ha carriere discontinue o redditi troppo bassi rischia di non sfruttarne appieno i vantaggi. Tra le misure suggerite da Balzani figurano un «bonus di ingresso» e la possibilità di recuperare i benefici fiscali negli anni successivi.

Anche la fase di erogazione dell’assegno pensionistico presenta dei limiti: «L’opzione della rendita vitalizia è scelta solo da un pensionato su dieci perché la grandissima parte preferisce incassare il capitale. Se ci fossero altre possibilità di scelta, il sistema avrebbe indubbiamente più appeal», ha osservato la commissaria. Tra le alternative proposte, Covip indica rendite temporanee o prelievi flessibili. L’eventuale estensione del silenzio-assenso anche a chi è già impiegato presenta degli ostacoli. «In caso di adesione automatica, i contributi finiscono su linee d’investimento garantite che (investendo su soluzioni a basso rischio, ndr) nel lungo termine rischiano di non portare a rendimenti soddisfacenti».

Dal confronto è emerso anche il valore delle buone pratiche territoriali. «L’esempio del Trentino rappresenta un modello virtuoso di welfare territoriale – ha commentato Andrea Lesca, ad e dg di Intesa Sanpaolo Insurance Agency – con circa il 60% degli occupati iscritto alla previdenza complementare grazie a un sistema che ha saputo valorizzare la collaborazione tra operatori pubblici, privati e del terzo settore». Secondo Massimo Monacelli, general manager di Generali Italia, è cambiato il senso della previdenza complementare. «In passato l’obiettivo era confermare il tenore di vita tenuto durante la stagione lavorativa», ha sottolineato. Con la contrazione del primo pilastro, dato dalla pensione pubblica, «c’è il rischio che, al momento di andare in pensione, si entri in una spirale di povertà o pre-povertà».

Per Marco Basilico, responsabile istituzionali e previdenza di Arca Fondi Sgr, la sfida principale è coinvolgere i giovani. «È fondamentale che inizino a contribuire il prima possibile, considerati i vantaggi fiscali che questa scelta comporta», suggerendo anche di compiere un passo in più, consentendo a parenti e figli di contribuire.

Secondo Nadia Vavassori, responsabile fondi pensione aperti di Amundi Sgr, anche la fase di decumulo – cioè l’utilizzo del capitale accumulato – richiede nuove soluzioni. «Si può pensare a forme di distribuzione del reddito, visto che l’allungamento della vita media potrebbe portare all’eventualità di sopravvivere al proprio denaro».

Tra le proposte: la destinazione di una piccola parte dei contributi versati dal datore di lavoro alla previdenza complementare del dipendente e la liberalizzazione della portabilità del contributo datoriale verso tutte le forme pensionistiche complementari esistenti sul mercato.

I commenti dei lettori