Il Medio Oriente è oggi uno dei mercati a più alta intensità di investimenti al mondo. Le trasformazioni in corso, i grandi progetti infrastrutturali, l’assegnazione di eventi globali e l’apertura a nuove partnership internazionali stanno attirando sempre più aziende italiane per le quali quest’area rappresenta un quadrante strategico. In questo scenario, Henoto – società del gruppo BolognaFiere specializzata in allestimenti e architetture temporanee – compie un nuovo passo nella propria strategia internazionale inaugurando a Dubai la nuova sede operativa di Henoto Middle East. “La dimensione internazionale è parte del nostro Dna”, afferma Antonio Bruzzone, presidente di Henoto. “Siamo presenti con società dedicate in Cina, negli Stati Uniti e anche negli Emirati. Il Medio Oriente, infatti, è un’area che sta diventando sempre più strategica e mostra ritmi di crescita molto dinamici”.
Bruzzone sottolinea come l’ecosistema fieristico della regione sia in pieno sviluppo: “Dubai è una delle piazze più dinamiche del nostro settore e continuerà a crescere grazie ai forti investimenti in programma. Anche l’Arabia Saudita si sta muovendo con decisione: ospiterà i Mondiali del 2034 e l’Expo 2030, aprendo nuove opportunità per tutta la filiera”. A fare la differenza, avverte il presidente, sarà la qualità del know-how: “Occorre puntare su competenze specifiche e saper interpretare correttamente ogni mercato. La nostra forza è il patrimonio di professionalità che abbiamo costruito all’interno dell’azienda. Con Henoto Middle East vogliamo superare i dieci milioni di fatturato in tre anni”.
Al centro della strategia si trova l’Hps – Henoto Production System, modello proprietario che consente di esportare brevetti, qualità industriale e metodi operativi in diversi Paesi. A illustrarlo è Luca Griggio, amministratore delegato di Henoto Middle East e fondatore di Henoto. “Quando si esporta un modello, è fondamentale distinguere ciò che può essere realmente trasferito”, afferma Griggio. “Il nostro settore si basa su relazioni personali, competenze locali e dinamiche territoriali molto specifiche. Per questo abbiamo raccolto e codificato le best practice di Henoto, trasformandole in standard esportabili – software, moduli e tecnologie – da mettere a disposizione di una rete di operatori locali organizzati in un modello end-to-end”.
Il metodo, inizialmente introdotto in forma sperimentale, ha già dimostrato la sua efficacia negli Stati Uniti. “Henoto Usa ha raggiunto 15 milioni di dollari di fatturato in soli 24 mesi, e punta ai 20 milioni nel 2026. Nel Middle East, invece, sarà necessaria un’ulteriore evoluzione”, osserva l’ad. “Qui il modello deve superare barriere culturali e operative fortemente legata alla relazione territoriale. Una dinamica”, prosegue, “che ritroviamo anche in altri mercati emergenti come India, Vietnam e Africa, dove la presenza locale è indispensabile”. Ed è proprio in questi contesti, aggiunge Griggio, che diventa evidente la necessità di un modello capace non solo di adattarsi ai territori, ma di rappresentare l’evoluzione stessa dell’industria dell’exhibition e delle architetture temporanee: “Un sistema in grado di standardizzare ciò che è standardizzabile, senza perdere la profondità della dimensione locale, vero fattore critico di successo su scala globale”.
Il nuovo disegno industriale si basa su un modello integrato: affiliati locali dotati dell’Hps e hub proprietari incaricati di fornire servizi evoluti. “Abbiamo definito una formula nuova”, spiega Griggio. “Gli hub garantiranno tecnologie avanzate, completamente digitalizzate e controllabili da remoto, mentre agli affiliati affideremo l’erogazione dei servizi a chilometro zero. Il cliente riceve una progettazione di alta gamma sviluppata da Henoto, mentre l’esecuzione viene realizzata dall’affiliato locale, perfettamente sincronizzato. In questo modo”, prosegue, “introduciamo il concetto di capacità infinita in un settore tradizionalmente vincolato dalla rapidità operativa”. L’obiettivo è coniugare qualità, competitività e sostenibilità. “Vogliamo prodotti riconoscibili e altamente competitivi, riducendo l’impatto ambientale e compensando ciò che resta attraverso iniziative volontarie”.
Anche il design ha un ruolo centrale. “Il made in Italy è apprezzato per estetica e dettaglio, ma ogni mercato ha un proprio linguaggio”, conclude Griggio. “Per questo, lavoriamo con un network globale di designer capaci di reinterpretare le nostre linee in chiave locale”. L’apertura della sede di Dubai arriva in un momento di forte espansione del gruppo. Nel primo semestre 2025 Henoto ha registrato 66,9 milioni di euro di ricavi (più 20% sul 2024), realizzato oltre 560 mila mq di allestimenti e seguito più di 170 eventi in Italia e all’estero. Le proiezioni indicano un fatturato oltre i 100 milioni entro fine anno, confermando un percorso di crescita che rende naturale il passo verso il Medio Oriente: un’area che si sta affermando come uno dei poli più dinamici e promettenti per l’intero settore.