L’uso dell’intelligenza artificiale si è fatto sempre più strada negli ultimi anni anche nel mondo dei servizi finanziari. Gli istituti bancari hanno infatti iniziato a investire in questa tecnologia, che nasce con l’obiettivo di creare un’intelligenza umana simulata nelle macchine, per una serie di attività, dalla miglior gestione dei clienti all’ottimizzazione dei processi interni, fino alla facilitazione del lavoro per i dipendenti. “I progetti innovativi ai quali stiamo lavorando includono ormai quasi tutti applicazioni di intelligenza artificiale”, rileva Fabio Moioli, direttore divisione consulting services di Microsoft Italia che, tra le sue attività, si occupa di supportare la trasformazione digitale in ambito bancario. Quindi Moioli spiega come “nel mondo finanziario stiamo usando questa tecnologia in particolare in quattro grandi ambiti”.
Il primo riguarda lo studio dei comportamenti dei clienti. “L’intelligenza artificiale consente infatti di raccogliere e analizzare grandi quantità di dati che possono essere utilizzati per la profilazione dei clienti”. Questo consente di “capire chi è più propenso verso determinate soluzioni finanziarie e di proporre offerte personalizzate così da promuovere la fidelizzazione del cliente”.
Il secondo ambito di applicazione guarda invece alla trasformazione dei processi interni. “Stiamo portando avanti progetti con grandi banche italiane per ottimizzare le operations e i processi di cash forecasting, quindi attività manuali in cui l’intelligenza artificiale aiuta anche nella dematerializzazione”, spiega Moioli.
“Questa tecnologia è infatti in grado di scannerizzare e analizzare documenti anche molto corposi”. Oltre a questo, “è possibile impiegarla per facilitare il lavoro dei dipendenti”. Qualche esempio? “L’intelligenza artificiale è presente nelle applicazioni Power Point permettendo al dipendente di avere un feedback sulle presentazioni. Ci si può poi interfacciare con questa tecnologia per avere informazioni di mercato o per trovare un documento che mi serve semplicemente conversando”.
L’ultimo filone riguarda la possibilità di impiegare l’Ai per introdurre nuovi servizi. “Ad esempio, alcune banche stanno utilizzando le potenzialità degli algoritmi per offrire investimenti finanziari personalizzati anche ai clienti che non appartengono alla fascia affluent e che non sono dunque seguiti da un family banker”. Si tratta di una tecnologia che sta conoscendo un forte sviluppo a seguito della pandemia, rileva Moioli. “Questo perché molte banche si sono rese conto dell’importanza del digitale e hanno quindi scelto di accelerare su questo fronte”.
Un processo in cui di solito si parte con l’obiettivo di ottimizzare i costi, per poi accorgersi che i benefici vanno ben al di là di questo aspetto. “Molte realtà finanziarie introducono infatti l’intelligenza artificiale, ad esempio attraverso chatbot e assistenti vocali, all’interno dei call center quando non si riescono più a seguire in maniera adeguata tutti i clienti. L’obiettivo è dunque di risparmiare sui costi e migliorare il servizio. A un certo punto ci si accorge però che l’Ai consente di raccogliere moltissimi dati dalle conversazioni con i clienti che possono essere analizzati e utilizzati per il marketing, la strategia di business o per il sales management”, conclude.
Il primo riguarda lo studio dei comportamenti dei clienti. “L’intelligenza artificiale consente infatti di raccogliere e analizzare grandi quantità di dati che possono essere utilizzati per la profilazione dei clienti”. Questo consente di “capire chi è più propenso verso determinate soluzioni finanziarie e di proporre offerte personalizzate così da promuovere la fidelizzazione del cliente”.
Il secondo ambito di applicazione guarda invece alla trasformazione dei processi interni. “Stiamo portando avanti progetti con grandi banche italiane per ottimizzare le operations e i processi di cash forecasting, quindi attività manuali in cui l’intelligenza artificiale aiuta anche nella dematerializzazione”, spiega Moioli.
“Questa tecnologia è infatti in grado di scannerizzare e analizzare documenti anche molto corposi”. Oltre a questo, “è possibile impiegarla per facilitare il lavoro dei dipendenti”. Qualche esempio? “L’intelligenza artificiale è presente nelle applicazioni Power Point permettendo al dipendente di avere un feedback sulle presentazioni. Ci si può poi interfacciare con questa tecnologia per avere informazioni di mercato o per trovare un documento che mi serve semplicemente conversando”.
L’ultimo filone riguarda la possibilità di impiegare l’Ai per introdurre nuovi servizi. “Ad esempio, alcune banche stanno utilizzando le potenzialità degli algoritmi per offrire investimenti finanziari personalizzati anche ai clienti che non appartengono alla fascia affluent e che non sono dunque seguiti da un family banker”. Si tratta di una tecnologia che sta conoscendo un forte sviluppo a seguito della pandemia, rileva Moioli. “Questo perché molte banche si sono rese conto dell’importanza del digitale e hanno quindi scelto di accelerare su questo fronte”.
Un processo in cui di solito si parte con l’obiettivo di ottimizzare i costi, per poi accorgersi che i benefici vanno ben al di là di questo aspetto. “Molte realtà finanziarie introducono infatti l’intelligenza artificiale, ad esempio attraverso chatbot e assistenti vocali, all’interno dei call center quando non si riescono più a seguire in maniera adeguata tutti i clienti. L’obiettivo è dunque di risparmiare sui costi e migliorare il servizio. A un certo punto ci si accorge però che l’Ai consente di raccogliere moltissimi dati dalle conversazioni con i clienti che possono essere analizzati e utilizzati per il marketing, la strategia di business o per il sales management”, conclude.