Videoarte

Le camere delle meraviglie di Monica Manganelli

The Atlas of wonders. Un’immagine dall’Atlante delle meraviglie di Monica Manganelli

The Atlas of wonders. Un’immagine dall’Atlante delle meraviglie di Monica Manganelli

 
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«Il collezionismo può intrecciarsi con la videoarte, o almeno in alcuni dei miei lavori si possono trovare dei punti di tangenza importanti», racconta Monica Manganelli, scenografa di lirica e cinema, concept artist, regista e molto altro ancora. Il 7 ottobre sarà a Mercanteinfiera, nella sala Agorà, per parlare del suo lavoro e di queste incursioni. Nel corso del panel verranno presentate alcune sue opere come l’Atlante delle meraviglie, che ripercorre la vita di Johann Sebastian Bach attraverso i sei Concerti brandeburghesi. «Sei segmenti animati per cui ho scelto l’ambientazione delle wunderkammer, luogo d’eccellenza per il collezionismo», camere meravigliose in cui si esponevano le ricche e raffinate raccolte, appunto, di meraviglie. Surreale e onirico, lo stile di Manganelli ha un gusto retrò che le arriva dagli anni trascorsi nella scenografia lirica: «Un passaggio quasi obbligato per me che sono parmense e ho studiato architettura. Mi sono laureata anche in Conservazione dei beni culturali, e unire il passato con il presente delle nuove tecnologie, reintegrarlo in chiave digitale, è una cosa che mi appassiona molto», spiega.

Il suo primo amore però è stato il cinema, e lì è arrivata approdando a inizio Duemila a Cinecittà, dove Luigi Marchione, suo maestro e scenografo prediletto di Ermanno Olmi, l’ha introdotta ad altre meraviglie, quelle contemporanee della creatività filtrata attraverso i computer. «Quando ho collaborato con le sorelle Wachovski per Cloud Atlas (per cui ha realizzato il concept del film) avevo già intrapreso la strada della computer grafica, del 3d, che ho utilizzato per la prima volta nel mio corto animato La ballata dei senzatetto », arrivato nella long list degli Oscar e dedicato al terremoto che colpì la sua regione nel 2012. A questo sono seguiti altri lavori come Butterflies in Berlin, vincitore di molti premi internazionali e frutto di un lavoro di ricerca sulla Berlino degli anni Trenta e la storia del primo ospedale in cui si operava il cambio di genere sessuale. Adesso Manganelli sta lavorando a una nuova edizione della Turandot, un esperimento crossmediale che unirà teatro, video mapping e persino un libro pop up. «Continuo il mio percorso artistico con nuove tappe, nuove miscele di tradizione e modernità».

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