Le fotografie di Uli Weber

Sfida d’epoca, da Maranello a Goodwood

Nostalgia anni Cinquanta. Una Jaguar C-type del 1952 in una foto della serie scattata al Goodwood Revival nel 2013
Nostalgia anni Cinquanta. Una Jaguar C-type del 1952 in una foto della serie scattata al Goodwood Revival nel 2013 
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Rombanti su pista o a riposo avvolte in morbidi drappi rosso fuoco, le automobili sportive – rigorosamente d’antan – sono le protagoniste della mostra fotografica Revival: Goodwood vs Maranello, del tedesco Uli Weber, dal 2 al 10 marzo a Mercanteinfiera. Ritratte in due luoghi che hanno fatto la storia delle corse a quattro ruote, svelano la potenza e la seduzione di questi preziosi gioielli a motore. «Si tratta di due corpi di foto: una più teatrale, dedicata all’agonismo vivace che esplode durante le competizioni. Mentre l’altra è quasi un gioco seduttivo che scivola nel voyeurismo», racconta Weber. «La parte di Goodwood è praticamente un’operazione di fotogiornalismo, dove bisogna sgomitare per accaparrarsi lo scatto migliore. In una corsa elegantissima perché gareggiano solo automobili d’epoca, dagli anni Trenta fino ai ‘60». Il circuito di Goodwood si trova nel West Sussex, nella tenuta del duca di Richmond, che lo riaprì nel 1998 per ricordare i fasti di un tempo quando, con quello di Silverstone, era il più prestigioso d’Inghilterra.

È uno degli appuntamenti più attesi della stagione sportiva anglosassone, al pari delle corse di Ascot per intenderci. E se lì le signore fanno a gara per il cappellino più eccentrico, qui il pubblico partecipa abbigliato con vestiti d’epoca, per fare pendant con i bolidi. «È una specie di viaggio nel passato fatto con l’adrenalina del presente. Le foto sono del 2014, le ho anche raccolte in un volume (Goodwood revival, Skira editore)», continua il fotografo. «Per Mercanteinfiera ho aggiunto altri scatti che ritraggono le Ferrari d’epoca a Maranello, per un confronto tra linguaggi artistici differenti, tra la tensione della performance e lo still life». Qui nessuna gara però, le vetture del cavallino rampante sono in posa da ferme, appena scoperte da generosi panneggi fiamma in un’apparente pudicizia.

Oggetti del desiderio, Weber le mette in scena accarezzate da luci soffuse per esaltarne la malìa, le forme arrotondate, talvolta in studiati fuori fuoco a solleticare le fantasie degli appassionati. Un viaggio in Italia che per il fotografo è cominciato tanti anni fa, quando venne a Roma per imparare l’arte dello scatto. «Il mio amore per il vostro Paese è nato grazie a mia nonna: aveva delle immagini bellissime delle Cinque terre, mi sembrava un territorio favoloso. Così, quando ho deciso di intraprendere questa carriera ho scelto di studiare da voi». Poi è arrivata l’Inghilterra, gli Stati Uniti, la stagione dei ritratti delle celebrità, da Daniel Radcliffe a Sting, a Bruce Willis che ricorda come «un personaggio incredibile, generosissimo. Dopo il set ci invitò tutti nella sua villa dove aveva organizzato una grande festa in cui faceva anche il dj. Ballammo la musica che avevo scelto come sottofondo durante il lavoro del pomeriggio: gli era piaciuta così tanto che aveva spedito uno dei bodyguard a comprare il cd!». Il prossimo lavoro? Dedicato alla notte: «la fotograferò in esterni, a colori, mentre ammanta di ombre la natura. Ci sarà anche qualche città, e naturalmente tanta Italia!».

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