'68 e dintorni, il cinema e la rivoluzione

'68 e dintorni. Da 'Easy Rider' a 'Harold e Maude la storia si fa on the road.

In edicola con Repubblica una collana di dvd per celebrare i cinquant'anni del Sessantotto attraverso i film che hanno segnato un'epoca. Da 'La notte dei morti viventi', che cambia i connotati dell'horror, a 'Piccolo grande uomo', che riscrive il rapporto fra America e nativi

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Rivivere i sogni e i film di una generazione intramontabile. E una straordinaria stagione di sogni, speranze e libertà. Per celebrare i cinquant'anni del Sessantotto, Repubblica presenta '68 e dintorni, una collana di film, dal viaggio on the road di Easy Rider al grido di libertà di Woodstock, dall'anticonformismo di Harold e Maude allo spirito di ribellione di Zabriskie Point. Il Sessantotto ha rivoluzionato anche il grande cinema. Il edicola dal 6 giugno il primo dvd, Easy Rider. Le schede dei film, di Steve Della Casa.

'68 e dintorni, in edicola con Repubblica i grandi film che hanno rivoluzionato il cinema


· Easy Rider (1969)
Nel 1968 Henry Fonda, uno dei più famosi attori della Hollywood classica, si presenta negli uffici della Columbia, storica major che versava in quell'anno in una profonda crisi. Chiede loro di distribuire un piccolo film di motociclisti che non ha trovato distribuzione e che vede come attore il figlio Peter. La Columbia accetta, e quella mossa la salverà dal previsto fallimento. Il film in questione è Easy Rider, storia di due hippie che attraversano l'America con i loro chopper alla ricerca di una libertà che significa soprattutto rottura con gli schemi della tradizione. Il film andrà a Cannes, sarà venduto in tutto il mondo e diventerà una vera e propria bandiera per quella generazione. In particolare, piace la colonna sonora veramente d'epoca, con tante canzoni dei Birds, dei Buffalo Springfield e di tutti i gruppi che animano la scena musicale statunitense. Peter Fonda e Dennis Hopper diventano famosissimi: il primo sulla scia del successo di sua sorella Jane (molto impegnata nelle manifestazioni contro la guerra in Vietnam), il secondo diventando attore regista e anche fotografo di fama mondiale. Il titolo del film è ispirato a un road movie italiano, Il sorpasso di Dino Risi, che era uscito negli Stati Uniti con il titolo Easy Life e che era piaciuto moltissimo a Dennis Hopper. Piccola parte per Jack Nicholson, destinato a diventare attore simbolo di quella generazione.

· La notte dei morti viventi (1968)
Un film costato 100.000 dollari e che solo negli Stati Uniti ha incassato nel tempo più di venti milioni. Un film indipendente, girato nei weekend perché durante la settimana gli attori lavoravano. Un modo completamente nuovo di intendere il cinema dell'orrore. I morti viventi non sono generati da riti caraibici, ma sono un'evoluzione del genere umano. Contro di loro l'esercito americano usa gli stessi metodi adottati in Vietnam contro i guerriglieri. L'eroe è un nero, la tipica famiglia americana è più volte attaccata nel film, gli uomini dello sceriffo si comportano davvero molto male. In compenso, il film è completamente immerso in un'atmosfera plumbea, senza speranza. George A. Romero intercetta le sensibilità e la voglia di rivolta dei giovani e le colloca all'interno di un film horror, rivoluzionando completamente il genere. Nello stesso anno, infatti, esce anche un kolossal di fantascienza tradizionale, Abbandonati nello spazio con Gregory Peck diretto dal regista di I magnifici sette, John Sturges: il kolossal si rivela un completo fallimento, La notte dei morti viventi sbanca al botteghino. E il motivo è proprio quello: il film di Romero intercetta le nuove sensibilità giovanili, il film di Gregory Peck è ormai roba vecchia. Lo stesso Romero dirigerà cinque sequel, e l'originale ispirerà altri remake più o meno ufficiali fino ai giorni nostri.

· Zabriskie Point (1970)
Dopo aver conseguito fama internazionale con i suoi film sull'incomunicabilità, Michelangelo Antonioni decise di lavorare per una decina di anni all'estero. Tra metà anni Sessanta e la metà del decennio successivo girò in lingua inglese Blow Up, Zabriskie Point e Professione reporter oltre a Chung Kuo - Cina, un documentario nel quale faceva il punto sulle innovazioni che la presidenza di Mao aveva portato nel paese. Zabriskie Point fa il punto sull'America della contestazione. Ritroviamo le agitazioni studentesche, la repressione da parte della polizia, il viaggio come forma di ribellione, la speculazione edilizia in pieno deserto, una colonna sonora importante e la volontà di una palingenesi attraverso il libero amore ma anche con l'esplosione che spazza via il simbolo dell'America consumista. Il commento musicale fu fornito in gran parte dai Pink Floyd, preferiti da Antonioni ai Rolling Stones (anche se una canzone di questi è contenuta nel film ma non nel disco con la colonna sonora). La scena onirica sul libero amore dei protagonisti nello splendido scenario della Valle della Morte è considerata uno dei momenti più simbolici del cinema di quegli anni. Monica Vitti, all'epoca compagna di Michelangelo Antonioni, doppia nella versione italiana la professoressa che si schiera dalla parte dei contestatori.
 
I protagonisti di 'Harold e Maude' 
· Harold e Maude (1971)
Il giovane Harold, di famiglia ricchissima, è affascinato dalla morte: frequenta i funerali, inscena tentativi un po' grotteschi di suicidio. Maude è un'ottantenne arzilla e piena di vita: conosce Harold, tra i due nasce un'amicizia che presto sboccia in un folle amore che li unisce nonostante la differenza di età. Il film di Hal Ashby non ha un contenuto direttamente politico ma è profondamente intriso dello spirito del '68: la rivolta contro tutte le convenzioni, il desiderio di vivere la propria vita senza condizionamenti della società. Come in molti film del periodo, anche qui la colonna sonora è decisiva per il successo e poggia sulle prime canzoni firmate e interpretate da Cat Stevens. Maude è interpretata da Ruth Gordon, con un passato di attrice di molte commedie brillanti e anche di sceneggiatrice, soprattutto nei film diretti da George Cukor (ma era stata anche la diabolica governante di Rosemary's Baby di Roman Polanski). Nel piccolo ruolo di un poliziotto troviamo un ancora sconosciuto Tom Skerritt.
Dustin Hoffmann in una scena di 'Il piccolo grande uomo' 
· Il piccolo grande uomo (1970)
Secondo André Bazin, il fondatore dei Cahiers du Cinèma, il western era "il cinema americano per eccellenza", imbevuto della tradizione culturale del nuovo mondo nonché sorta di epica collettiva della nascita di una superpotenza. Non deve quindi stupire se, a cavallo del 1968, assistiamo a un grande numero di western che rovesciano i capisaldi di questo genere. In quel periodo gli indiani non sono più l'ostacolo alla diffusione della civiltà americana ma le vittime designate della politica imperialista da parte degli americani stessi. È evidente, infatti, il parallelo che viene tracciato tra le vicende dei nativi e il popolo vietnamita ferocemente sottoposto in quegli anni a bombardamenti e rastrellamenti; e lo stesso si può dire anche per quanto riguarda chi all'interno degli Stati Uniti si opponeva a quella guerra. Il film diretto da Arthur Penn prende spunto proprio dall'unica sconfitta subita dall'esercito americano nella sua guerra contro i pellerossa, il Little Big Horn dove gli indiani di Toro Seduto ebbero ragione delle truppe guidate dal generale Custer. E Custer stesso, descritto come un eroe in tanti film girati in precedenza, diventa qui un fanatico alcolizzato guerrafondaio, avvicinandosi decisamente a quello che sembra essere il suo veritiero ritratto storico. Interpretazione importante per Dustin Hoffman, grande successo di pubblico in tutto il mondo.