'68 e dintorni, il cinema e la rivoluzione

'68 e dintorni. Western, razzismo e terzomondismo: come si smonta il grande mito americano

Da 'Il mucchio selvaggio' a 'Quien sabe?' agli indigeni di 'La Vallée', gli autori si fanno portavoce delle istanze più estreme. Con Godard i pellerossa vendono 'Servire il popolo', In 'Indovina chi viene a cena' Tracy e Hepburn prendono di mira l'ipocrisia wasp. Con Repubblica in edicola una collana di dvd: i film che hanno fatto la rivoluzione

5 minuti di lettura
Rivivere i sogni e i film di una generazione intramontabile. E una straordinaria stagione di sogni, speranze e libertà. Per celebrare i cinquant'anni del Sessantotto, Repubblica presenta '68 e dintorni, una collana di film, dal viaggio on the road di Easy Rider al grido di libertà di Woodstock, dall'anticonformismo di Harold e Maude allo spirito di ribellione di Zabriskie Point. Il Sessantotto ha rivoluzionato anche il grande cinema. Il edicola dal 6 giugno il primo dvd, Easy Rider. Le schede dei film, di Steve Della Casa.

'68 e dintorni, in edicola con Repubblica i grandi film che hanno rivoluzionato il cinema


· Il mucchio selvaggio (1969)
Sam Peckinpah, uno degli ultimi grandi classici di Hollywood, sembra voler riscrivere l'epopea western che tanta importanza aveva avuto nel cinema americano classico. Dell'epopea sulla conquista della frontiera non vi è infatti più traccia: l'America degli anni Sessanta, provata dalla guerra sporca in Vietnam e attraversata da una forte contestazione interna, mette da parte il mito e racconta una storia di banditi e di onore nella quale non vi è alcuna traccia dell'eroe positivo classico del cinema western. Un film che ebbe molto successo in tutto il mondo e che consacrò il successo e la fama di Peckinpah. Tecniche di regia all'avanguardia per l'epoca: a far contrasto con il ralenti preso dai film di Sergio Leone c'è un grandissimo numero di inquadrature (quasi 4.000, una cifra mai vista sino a quel momento) quasi ad anticipare il futuro montaggio delle clip musicali di dieci anni dopo. Per girare la scena della battaglia finale furono necessari ben 12 giorni di riprese (quanti in Italia erano sufficienti per girare un intero film western). William Holden accettò di interpretare il protagonista dopo che molti divi di Hollywood (da Gregory Peck a Burt Lancaster) avevano rifiutato, spaventati dalla dimensione antieroica che era stata prevista per quel personaggio. Il West descritto per quello che era: un concentrato di balordi violenti e ignoranti, ma a volte capaci di gesti importanti anche solo dopo essersi scambiati uno sguardo.
I protagonisti di 'Il mucchio selvaggio' 
 

· Ciao America (1968)
Brian De Palma fino a quel momento aveva girato solo film sperimentali, guadagnandosi il soprannome di “Godard americano”. Roberto De Niro, dopo aver frequentato l'Actor's Studio, si cimenta in piccoli ruoli nei teatri off di New York. Nel 1968 i due futuri talenti del cinema americano lavorano insieme a un piccolo film indipendente che sarà decisivo per la carriera di entrambi. De Palma, che ha da tempo una grande passione per il cinema di Hitchcock, scrive una storia con tre personaggi principali che rappresentano tre aspetti delle contraddizioni caratterizzanti l'America di quegli anni. Un protagonista cerca in ogni modo di evitare di recarsi a combattere in Vietnam, un altro raccoglie materiali per dimostrare che John Kennedy fu ucciso a Dallas non dal gesto di un folle ma per un complotto molto ben organizzato ad altissimi livelli. E poi c'è un altro personaggio che, a causa di una momentanea infermità, spia dal balcone le donne che abitano nel palazzo di fronte a lui (proprio come faceva James Stewart in La finestra sul cortile): e questo personaggio è interpretato proprio da un giovanissimo ma assai efficace Robert De Niro. Il film suscitò fortissime polemiche in America, soprattutto perché a far da cornice alle vicende dei tre protagonisti sono due discorsi del presidente americano Johnson che racconta il suo progetto per una grande società americana, e il contrasto con le vicende dei tre protagonisti crea ovviamente un irresistibile spunto comico.
 
Gian Maria Volonté in una scena di 'Quien sabe?' 
· Quien sabe? (1966)
Uno dei più famosi western all'italiana, e al tempo stesso uno dei più famosi prodotti del “terzomondismo” che è stata una delle correnti culturali più importanti nella sinistra dell'epoca. Gli anni Sessanta sono attraversati anche da un forte movimento per la fine del colonialismo, che si tradusse in scontri aspri tra le colonie che si volevano affrancare ottenendo l'indipendenza e gli stati coloniali che non volevano rinunciare ai propri privilegi. Questo spinse molti studiosi (il più noto era Frantz Fanon) a teorizzare un terzo mondo che combatte per la sua liberazione e che proprio per questo circonda (militarmente, ma soprattutto culturalmente) un “primo mondo” ormai spento e incapace di esercitare altro che non sia la forza bruta dei propri eserciti supertecnologici e del proprio potere economico. In Italia Pasolini fu a modo suo il “terzomondista” più profondo e sorprendente, mentre nel western italiano troviamo molte forme di vulgata popolare di quel modo di interpretare il mondo. Intorno al '68, infatti, il nostro western racconta molto spesso rivoluzioni, repressioni e prese di coscienza in un Messico immaginaria terra dove le rivoluzioni si rincorrono, e Quien sabe? (scritto da Franco Solinas, che era l'abituale collaboratore di Gillo Pontecorvo) è il primo grande successo in questa chiave. Memorabile infatti il discorso fatto dal protagonista Gianmaria Volontè nella scena finale, e anche il ruolo ambiguo della spia yankee interpretata da Lou Castel (reduce da I pugni in tasca di Marco Bellocchio).

· Indovina chi viene a cena? (1967)
Stanley Kramer si era formato come produttore con Mezzogiorno di fuoco, il famoso western con Gary Cooper che era anche un atto d'accusa contro il maccartismo e la “caccia alle streghe”, e come regista con Vincitori e vinti, che racconta il processo di Norimberga contro i criminali nazisti. Apparteneva quindi alla grande tradizione democratica del cinema americano ed era quindi la persona più adatta per dirigere un film che ebbe molto successo e che cambiò di fatto la storia del costume negli Stati Uniti. Indovina chi viene a cena?, infatti, racconta il razzismo dal punto di vista dell'ipocrisia che caratterizza quel particolare ceto intellettuale bianco che a parole combatte il razzismo ma che ne è succube nei comportamenti di ogni giorno. A interpretarlo viene chiamata una delle coppie più famose di Hollywood, Spencer Tracy (al suo ultimo film, morirà pochi giorni dopo aver terminato le riprese) e Katherine Hepburn, che sarà premiata con l'Oscar per questa interpretazione. Come è noto, i due avevano a loro volta idee democratiche ed erano stati tra gli interpreti principali dei film di Frank Capra, che raccontavano un'America ottimista e progressista: la scelta di chiamarli a interpretare il film fu quindi naturale. Accanto a loro Sidney Poitier, il primo attore di colore a vincere un Oscar. Insomma, nell'anno in cui Martin Luther King tocca l'apice della sua battaglia per i diritti civili prima di essere assassinato, un film che davvero segna un'epoca.

· Vento dell'Est (1970)
Dopo il maggio 1968 al quale partecipa con un forte impegno personale, Jean-Luc Godard decide di abbandonare il cinema tradizionale e di dedicarsi esclusivamente al cinema militante a fianco delle lotte degli operai e degli studenti. Affiancato dal giornalista Jean-Pierre Gorin fonda il gruppo Dziga Vertov e realizza molti film di intervento politico che chiama ciné-tracts (cine-volantini). Il produttore Gianni Barcelloni gli chiede di realizzare un western italiano (come è noto, intorno al 1968 il western italiano si riempie di contenuti rivoluzionari e terzomondisti) e Godard accetta, portando con sé il leader del movimento studentesco Daniel Cohn-Bendit in qualità di sceneggiatore. Il film si intitola Vento dell'Est e l'interprete principale Gianmaria Volontè aderisce all'intento di Godard che vuole realizzare un film che violi tutte le regole codificate del cinema western .Abbiamo così un capo indiano che legge Il capitale di Marx, i pellerossa che vendono il giornale maoista Servire il popolo e lo stesso Volontè che insulta gli spettatori che sono entrati nel cinema per vedere uno spettacolo di finzione mentre in tutto il mondo esplodono contraddizioni rivoluzionarie. Il film, ovviamente, non ha alcun successo commerciale ma è ricordato come l'esempio forse più estremo di scelta militante da parte di uno dei grandi nomi del cinema mondiale negli anni ruggenti della contestazione. Il capo indiano è interpretato da Federico Boido, che con lo pseudonimo Rick Boyd era famoso come interprete di piccoli western.
 
Bulle Ogier in 'La Vallée' 
· La Vallée (1972)
Barbet Schroeder negli anni Sessanta aveva esordito nel cinema dirigendo un film che ebbe grande successo, More, anche per la colonna sonora realizzata dai Pink Floyd. Qualche anno dopo il regista e il gruppo rock incrociarono nuovamente le proprie strade con un film che racconta la fuga di alcuni occidentali alla ricerca di un luogo mitico dove si vive lontani dai condizionamenti e dalle regole imposti dalla società dei consumi. Il film è interpretato da Bulle Ogier, una delle attrici più amate dai registi della Nouvelle Vague francese, che di Schroeder era moglie. La colonna sonora fu poi raccolta dai Pink Floyd in un loro album, Obscured by Clouds, che fa esplicito riferimento alla storia raccontata dal film. Le riprese furono realizzate in Nuova Guinea, coinvolgendo anche una tribù locale che viveva in modo primitivo, e la lavorazione del film fu per questo molto complessa e attraversata da mille difficoltà. Un film tutto incentrato sul tema del viaggio e del rifiuto di tutti i valori proposti dalla società dei consumi: la protagonista, infatti, inizia la sua avventura cercando piume esotiche da vendere nel suo negozio parigino per poi abbandonarsi completamente al sogno di una vita libera dai condizionamenti della modernità e del consumismo. Il film è stato scritto da Schroeder assieme a Paul Geagauff, attore e sceneggiatore per molti registi della Nouvelle Vague, morto per le ferite di coltello che la moglie gli ha inferto il giorno di Natale del 1983.