Borse deboli, spread in area 290 punti.
Cala fiducia dei consumatori tedeschi
Giuliano Balestreri, di GIULIANO BALESTRERI
I listini del Vecchio continente restano in rosso dopo la pubblicazione dell'indice Zew in Germania calato a luglio a 36,3 punti. Risultati positivi dalle trimestrali Usa, ma gli investitori aspettano il beige book della Fed di domani. Intanto accelera l'inflazione, petrolio ai massimi da tre mesi
MILANO - Le Borse europee non riescono a consolidare il rimbalzo di inizio settimana sulla scia delle buone trimestrali in arrivo dagli Stati Uniti e in attesa della beige book della Federal Reserve che verrà pubblicato domani. L'ultimo intervento del presidente della Fed, Ben Bernanke, la settimana scorsa era stato estremamente accomodante allontanando lo spettro di una stretta monetaria (la Fed inietta nel mercato Usa 85 miliardi di dollari al mese sotto forma di acquisto di bond e titoli tossici) e sostenendo la ripresa delle quotazioni. Ma il dibattito sulla questione è molto aperto in seno alla Banca centrale e i "falchi" non mancano.
Le Piazze del Vecchio Continente soffrono condizionate dal dato dell'auto, in Europa le vendite a giugno sono calate ai minimi dal 1996, e dalla fiducia dei consumatori tedeschi. L'indice Zew è sceso a luglio a 36,3 punti, contro i 38,5 raggiunti a giugno. Gli economisti dell'istituto sottolineano comunque di mantenere …
Le Piazze del Vecchio Continente soffrono condizionate dal dato dell'auto, in Europa le vendite a giugno sono calate ai minimi dal 1996, e dalla fiducia dei consumatori tedeschi. L'indice Zew è sceso a luglio a 36,3 punti, contro i 38,5 raggiunti a giugno. Gli economisti dell'istituto sottolineano comunque di mantenere …
MILANO - Le Borse europee non riescono a consolidare il rimbalzo di inizio settimana sulla scia delle buone trimestrali in arrivo dagli Stati Uniti e in attesa della beige book della Federal Reserve che verrà pubblicato domani. L'ultimo intervento del presidente della Fed, Ben Bernanke, la settimana scorsa era stato estremamente accomodante allontanando lo spettro di una stretta monetaria (la Fed inietta nel mercato Usa 85 miliardi di dollari al mese sotto forma di acquisto di bond e titoli tossici) e sostenendo la ripresa delle quotazioni. Ma il dibattito sulla questione è molto aperto in seno alla Banca centrale e i "falchi" non mancano.
Le Piazze del Vecchio Continente soffrono condizionate dal dato dell'auto, in Europa le vendite a giugno sono calate ai minimi dal 1996, e dalla fiducia dei consumatori tedeschi. L'indice Zew è sceso a luglio a 36,3 punti, contro i 38,5 raggiunti a giugno. Gli economisti dell'istituto sottolineano comunque di mantenere la propria "fiducia nella robustezza dell'economia tedesca, nonostante i dati sulla produzione industriale e il commercio estero si siano mostrati recentemente piuttosto deboli". A questo si aggiunge il nuovo record per il debito pubblico italiano salito a 2.074,7 miliardi di euro a maggio. Eurostat, invece, ha confermato l'inflazione a giugno all'1,6%, mentre la bilancia commerciale, a maggio, segna un surplus di 15,2 miliardi di euro, a fronte dell'avanzo di 6,6 miliardi dello stesso mese del 2012. Dall'Ocse, infine, sono arrivati nuovi allarmi sulla difficoltà dei giovani ad accedere al mercato del lavoro, con oltre la metà degli italiani under 25 nel precariato.
Wall Street, dopo i record di ieri, è debole, mentre dal fronte macroeconomico è emersa una crescita oltre le attese dell'inflazione a giugno: +0,5% per i prezzi al consumo, +0,2% per la componente "core". Oltre le attese anche la produzione industriale, cresciuta dello 0,3% contro il previsto +0,2%. Sul fronte della Corporate Usa, Goldman Sachs ha diffuso una trimestrale superiore alle attese, mentre Coca Cola ha pagato con una flessione degli utili la crisi dei conusmi in Europa e Johnson & Johnson ha ritoccato al rialzo le previsioni per l'intero anno dopo aver archiviato un trimestre da 3,8 miliardi di profitti. Alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones cede lo 0,3%, S&P500 e Nasdaq arretrano dello 0,4%. Sugli indici pesano anche le parole del "falco" della Fed, Esther George di Kansas City e membro del Fomc: ha detto che "è ora" di iniziare un aggiustamento del piano di acquisto di treasury e bond ipotecari.
In questo contesto, a Milano Piazza Affari cede alla fine lo 0,43%. Segno meno anche nel resto del Vecchio Continente: Francoforte cede lo 0,41%, mentre Londra arretra dello 0,45% e Parigi dello 0,71%. Sul listino milanese, Telecom Italia paga lo stop al progetto di scorporo della rete dopo la revisione delle tariffe dell'Agcom. Tra le azioni fortemente negative c'è Mediaset, che però è reduce da grandi rialzi che giustificano questi movimenti speculativi. Acquisti invece su Mps, che ha abolito il tetto al 4% per le partecipazioni da parte dei singoli soci nel capitale della banca. Chiusura sopra 1,31 dollari per l'euro. La divisa unica viene scambiata a quota 1,3129 dollari dopo avere toccato un massimo di 1,3140. Passa di mano a 130,50 con lo yen. Non si allenta, invece, la pressione sul debito pubblico italiano. Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund, è poco sopra 290 punti base, con i titoli italiani che rendono il 4,5% sul mercato secondario. La Spagna ha venduto in asta 4 miliardi di titoli a sei e 12 mesi, con tassi in rialzo.
Questa mattina era arrivata la risposta positiva del Giappone: chiusa ieri per una festività, oggi Tokyo ha recuperato lo 0,64%. "In questo momento non ci sono motivi per vendere - osserva un analista -. Siamo nella stagione delle trimestrali e i dati in arrivo dalla Corporate America sono buoni". Tra i motivi che hanno favorito la tendenza rialzista a Tokyo, gli operatori indicano la debolezza della moneta nipponica e i buoni risultati trimestrali segnati dal settore bancario americano. Nel finale l'indice Nikkei ha toccato i 14.599,12 punti, con un aumento di 92,87 punti rispetto alla chiusura precedente.
Sul fronte delle materie prime, sale il prezzo del Brent che sfiora i 110 dollari a barile sui circuiti londinesi. A New York, il Wti tratta sopra 106 dollari al barile. A sostenere l'andamento del petrolio sono le scorte ridotte, la forte domanda e le preoccupazioni legate alla situazione politica in Egitto. In tenuta, invece, le quotazioni dell'oro con il lingotto a consegna immediata che viene scambiato a 1.290 dollari l'oncia alla chiusura delle Borse Ue.
Le Piazze del Vecchio Continente soffrono condizionate dal dato dell'auto, in Europa le vendite a giugno sono calate ai minimi dal 1996, e dalla fiducia dei consumatori tedeschi. L'indice Zew è sceso a luglio a 36,3 punti, contro i 38,5 raggiunti a giugno. Gli economisti dell'istituto sottolineano comunque di mantenere la propria "fiducia nella robustezza dell'economia tedesca, nonostante i dati sulla produzione industriale e il commercio estero si siano mostrati recentemente piuttosto deboli". A questo si aggiunge il nuovo record per il debito pubblico italiano salito a 2.074,7 miliardi di euro a maggio. Eurostat, invece, ha confermato l'inflazione a giugno all'1,6%, mentre la bilancia commerciale, a maggio, segna un surplus di 15,2 miliardi di euro, a fronte dell'avanzo di 6,6 miliardi dello stesso mese del 2012. Dall'Ocse, infine, sono arrivati nuovi allarmi sulla difficoltà dei giovani ad accedere al mercato del lavoro, con oltre la metà degli italiani under 25 nel precariato.
Wall Street, dopo i record di ieri, è debole, mentre dal fronte macroeconomico è emersa una crescita oltre le attese dell'inflazione a giugno: +0,5% per i prezzi al consumo, +0,2% per la componente "core". Oltre le attese anche la produzione industriale, cresciuta dello 0,3% contro il previsto +0,2%. Sul fronte della Corporate Usa, Goldman Sachs ha diffuso una trimestrale superiore alle attese, mentre Coca Cola ha pagato con una flessione degli utili la crisi dei conusmi in Europa e Johnson & Johnson ha ritoccato al rialzo le previsioni per l'intero anno dopo aver archiviato un trimestre da 3,8 miliardi di profitti. Alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones cede lo 0,3%, S&P500 e Nasdaq arretrano dello 0,4%. Sugli indici pesano anche le parole del "falco" della Fed, Esther George di Kansas City e membro del Fomc: ha detto che "è ora" di iniziare un aggiustamento del piano di acquisto di treasury e bond ipotecari.
In questo contesto, a Milano Piazza Affari cede alla fine lo 0,43%. Segno meno anche nel resto del Vecchio Continente: Francoforte cede lo 0,41%, mentre Londra arretra dello 0,45% e Parigi dello 0,71%. Sul listino milanese, Telecom Italia paga lo stop al progetto di scorporo della rete dopo la revisione delle tariffe dell'Agcom. Tra le azioni fortemente negative c'è Mediaset, che però è reduce da grandi rialzi che giustificano questi movimenti speculativi. Acquisti invece su Mps, che ha abolito il tetto al 4% per le partecipazioni da parte dei singoli soci nel capitale della banca. Chiusura sopra 1,31 dollari per l'euro. La divisa unica viene scambiata a quota 1,3129 dollari dopo avere toccato un massimo di 1,3140. Passa di mano a 130,50 con lo yen. Non si allenta, invece, la pressione sul debito pubblico italiano. Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund, è poco sopra 290 punti base, con i titoli italiani che rendono il 4,5% sul mercato secondario. La Spagna ha venduto in asta 4 miliardi di titoli a sei e 12 mesi, con tassi in rialzo.
Questa mattina era arrivata la risposta positiva del Giappone: chiusa ieri per una festività, oggi Tokyo ha recuperato lo 0,64%. "In questo momento non ci sono motivi per vendere - osserva un analista -. Siamo nella stagione delle trimestrali e i dati in arrivo dalla Corporate America sono buoni". Tra i motivi che hanno favorito la tendenza rialzista a Tokyo, gli operatori indicano la debolezza della moneta nipponica e i buoni risultati trimestrali segnati dal settore bancario americano. Nel finale l'indice Nikkei ha toccato i 14.599,12 punti, con un aumento di 92,87 punti rispetto alla chiusura precedente.
Sul fronte delle materie prime, sale il prezzo del Brent che sfiora i 110 dollari a barile sui circuiti londinesi. A New York, il Wti tratta sopra 106 dollari al barile. A sostenere l'andamento del petrolio sono le scorte ridotte, la forte domanda e le preoccupazioni legate alla situazione politica in Egitto. In tenuta, invece, le quotazioni dell'oro con il lingotto a consegna immediata che viene scambiato a 1.290 dollari l'oncia alla chiusura delle Borse Ue.