MILANO - Giornata debole sulle Borse europee dopo il rally della vigilia, con Milano che tiene meglio delle altre e chiude in terreno positivo. Le vendite - comunque moderate - sono partite in scia al Giappone: in vista delle elezioni di domenica che potrebbero consegnare una maggioranza più ampia al premier Shinzo Abe, gli investitori hanno preferito riposizionarsi; anche in virtù del fatto che l'indice Nikkei aveva superato la soglia psicologica dei 15mila punti. In caso di vittoria elettorale, potrebbe esserci spazio per un robusto rimbalzo già da lunedì. Si sono moesse a ruota le Borse europee, eppure i segnali in arrivo dagli Stati Uniti - in assenza di dati macroeconomici di rilievo - sono positivi. Al netto della bancarotta di Detroit, nella notte Moody's ha confermato la tripla A agli Usa e alzato, a due anni di distanza, l'outlook da negativo a stabile.
Dopo il record di ieri, alimentato dalla due giorni di audizioni al Congresso del presidente della Fed Ben Bernanke, Wall Street ritraccia: mentre in Europa chiudono gli scambi, il Dow Jones cede lo 0,15%, in linea con lo S&P500, e il Nasdaq arretra dello 0,7%. Si registrano le preoccupazioni degli investitori per Google e Microsoft, che deludono il mercato; la difficoltà nel settore tecnologico è testimoniata anche dalla battuta d'arresto di Vodafone.
In questo scenario a Milano Piazza Affari riesce a terminare poco sopra la parità (+0,44%), oltre quota 16mila punti, meglio dei principali listini del Vecchio continente che hanno comunque recuperato dai minimi: Francoforte chiude in rosso dello 0,07% allineata a Londra e Parigi (-0,06%) in attesa della riunione dei G20 a Mosca, dove si parla di lavoro ed elusione fiscale. A sostenere il listino milanese ci hanno pensato alcune banche come la Popolare di Milano e Unicredit, ma anche Rcs dopo l'ingresso della compagine sociale di Urbano Cairo. Tra i titoli più pesanti, gli industriali quali Finmeccanica e Mediaset. Hanno chiuso in rosso Enel e Finmeccanica, mentre ha tenuto Eni; le tre società "statali" sono state indicate in un'intervista di Bloomberg Tv al ministro Fabrizio Saccomanni come possibile oggetto di privatizzazione.
L'euro chiude in rialzo sopra quota 1,31 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3138 dollari e a 131,88 yen. Si stabilizza il cambio tra il biglietto verde e la divisa nipponica, a 100,37, dopo un rafforzamento dello yen sulla scia delle liquidazioni valutarie degli investitori in vista delle elezioni nipponiche per la Camera Alta. Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund si stabilizza poco sotto 290 punti alla chiusura dei mercati azionari, per un rendimento del decennale italiano al 4,4%.
Come detto, la Borsa di Tokyo, dopo i massimi degli ultimi due mesi toccati in apertura grazie ai nuovi record di Wall Street, prima ha ritracciato a -2,7% e, poi, ha terminato gli scambi a -1,48%. L'indice Nikkei cede 218,59 punti, a quota 14.589,91, anche a causa del frazionale rafforzamento dello yen su dollaro ed euro. In calo anche gli altri listini asiatici: in tutto il continente prevalgono le prese di beneficio.
Sul fronte delle materie prime, per la prima volta in tre anni il prezzo del Light crude ha superato quello del Brent. A New York il Light crude è salito oltre 109 dollari, mentre il Brent era a 108,99 dollari e i due prezzi sono poi proseguiti a stretto contatto. A far salire il Light crude più del Brent sono i dati provenienti dagli Usa, in particolare quelli sul mercato del lavoro, migliori delle attese e le buone prestazioni di Wall Street. Il Brent tradizionalmente è sempre stato meno caro del WTI, ma da tre anni a quest parte il trend si era invertito. L'oro è in rialzo con il lingotto con consegna immediata che viene scambiato a 1.295 dollari l'oncia, 0,8 punti percentuali in più rispetto ai livelli di giovedì in una settimana, la seconda positiva, ancora positiva.
Dopo il record di ieri, alimentato dalla due giorni di audizioni al Congresso del presidente della Fed Ben Bernanke, Wall Street ritraccia: mentre in Europa chiudono gli scambi, il Dow Jones cede lo 0,15%, in linea con lo S&P500, e il Nasdaq arretra dello 0,7%. Si registrano le preoccupazioni degli investitori per Google e Microsoft, che deludono il mercato; la difficoltà nel settore tecnologico è testimoniata anche dalla battuta d'arresto di Vodafone.
In questo scenario a Milano Piazza Affari riesce a terminare poco sopra la parità (+0,44%), oltre quota 16mila punti, meglio dei principali listini del Vecchio continente che hanno comunque recuperato dai minimi: Francoforte chiude in rosso dello 0,07% allineata a Londra e Parigi (-0,06%) in attesa della riunione dei G20 a Mosca, dove si parla di lavoro ed elusione fiscale. A sostenere il listino milanese ci hanno pensato alcune banche come la Popolare di Milano e Unicredit, ma anche Rcs dopo l'ingresso della compagine sociale di Urbano Cairo. Tra i titoli più pesanti, gli industriali quali Finmeccanica e Mediaset. Hanno chiuso in rosso Enel e Finmeccanica, mentre ha tenuto Eni; le tre società "statali" sono state indicate in un'intervista di Bloomberg Tv al ministro Fabrizio Saccomanni come possibile oggetto di privatizzazione.
L'euro chiude in rialzo sopra quota 1,31 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3138 dollari e a 131,88 yen. Si stabilizza il cambio tra il biglietto verde e la divisa nipponica, a 100,37, dopo un rafforzamento dello yen sulla scia delle liquidazioni valutarie degli investitori in vista delle elezioni nipponiche per la Camera Alta. Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund si stabilizza poco sotto 290 punti alla chiusura dei mercati azionari, per un rendimento del decennale italiano al 4,4%.
Come detto, la Borsa di Tokyo, dopo i massimi degli ultimi due mesi toccati in apertura grazie ai nuovi record di Wall Street, prima ha ritracciato a -2,7% e, poi, ha terminato gli scambi a -1,48%. L'indice Nikkei cede 218,59 punti, a quota 14.589,91, anche a causa del frazionale rafforzamento dello yen su dollaro ed euro. In calo anche gli altri listini asiatici: in tutto il continente prevalgono le prese di beneficio.
Sul fronte delle materie prime, per la prima volta in tre anni il prezzo del Light crude ha superato quello del Brent. A New York il Light crude è salito oltre 109 dollari, mentre il Brent era a 108,99 dollari e i due prezzi sono poi proseguiti a stretto contatto. A far salire il Light crude più del Brent sono i dati provenienti dagli Usa, in particolare quelli sul mercato del lavoro, migliori delle attese e le buone prestazioni di Wall Street. Il Brent tradizionalmente è sempre stato meno caro del WTI, ma da tre anni a quest parte il trend si era invertito. L'oro è in rialzo con il lingotto con consegna immediata che viene scambiato a 1.295 dollari l'oncia, 0,8 punti percentuali in più rispetto ai livelli di giovedì in una settimana, la seconda positiva, ancora positiva.