MILANO - Calano i mercati asiatici, quelli europei chiudono incerti e Wall Street è poco mossa. Ma per quanto riguarda l'Italia, lo spread tra Btp e Bund tedeschi si tiene sui livelli più bassi da due anni, sotto quota 235 punti base, proseguendo quel trend che potrebbe portare a risparmi da 4,5 miliardi per minori interessi e sostenendo Piazza Affari. L'inattesa diminuzione delle richieste iniziali di sussidi per la disoccupazione negli Usa, segnale che l'economia americana sta rafforzando la sua ripresa, ha invece innalzato le possibilità che la Federal Reserve interrompa gradualmente - probabilmente a partire dal prossimo settembre - il proprio piano di acquisto di bond da 85 miliardi al mese. Il riflesso sul mercato, come di consueto negli ultimi tempi, è stato una correzione dei corsi azionari.
In un contesto di scambi ridotti, i mercati Ue chiudono senza particolari scossoni ma in terreno positivo, dopo una mattinata di ribassi: Londra +0,26%, Parigi +0,75% e Francoforte +0,19%. Piazza Affari, che pure ieri era rimasta chiusa e non aveva scontato il calo diffuso a tutto il Vecchio Continente, chiude in maglia rosa: il Ftse Mib guadagna l'1,23%. Boom i titoli bancari, come Intesa Sanpaolo (+6%), che traggono vantaggio dalla riduzione dello spread. Spicca anche la performance positiva di Mps: il presidente Alessandro Profumo ha disegnato il percorso di risanamento che porterà la Fondazione sotto il 10%. Male, invece, il comparto del lusso con Tod's e Ferragamo tra le più colpite dalle vendite. Manovre in vista, inoltre, intorno a Prelios: un investitore americano ha rastrellato i diritti inoptati dell'aumento ed esercitandoli potrebbe diventare primo socio.
Lo spread, come accennato, cala a 231 punti base per un rendimento del decennale italiano del 4,2%. Il differenziale tra titoli italiani e tedeschi ha raggiunto livelli che non si vedevano dal luglio del 2011. Al ribasso anche i rendimenti dei titoli spagnoli: il differenziale tra Bonos e Bund si è ristretto in area 245 punti base. Di conseguenza, anche la forbice tra Italia e Spagna si è ridotta a una quindicina di punti (erano 7 dopo l'esito delle elezioni politiche di fine febbraio, ma la distanza si era poi nuovamente allargata intorno a 40 punti). L'euro chiude sui livelli dell'apertura a quota 1,333 dollari. Stabile a 130 anche il cambio con lo yen. Sul fronte macroeconomico, l'inflazione dell'Eurozona si è stabilizzata all'1,6% a luglio, mentre il surplus commerciale di beni a giugno è cresciuto nettamente a 17,3 miliardi.
Dopo lo scivolone di Ferragosto, Wall Street procedeva senza particolari variazioni: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones e lo S&P 500 recuperavani lo 0,1%, mentre il Nasdaq saliva dello 0,3%. Dal fronte macroeconomico emerge una crescita dei nuovi cantieri in luglio (+5,9%) inferiore alle aspettative. Scende inoltre la fiducia dei consumatori misurata dall'Università del Michigan: 80 punti a metà agosto dagli 83,9 punti della rilevazione precedente. Il dato è peggiore delle attese degli analisti che si attendevano un ribasso a 85,5 punti. Comunque, al termine della seduta, la piazza americana ha chiuso in negativo, con l'indice Dow Jones che cede lo 0,20% a 15.081,47 punti. Male anche il Nasdaq, che cede lo 0,09% a 3.602,78 punti e lo S%P che chiude a -0,33% a 1.655,83 punti.
In Oriente, gli investitori hanno sofferto il tracollo di ieri di Wall Street e la delusione domestica scatenata dal fatto che il primo ministro nipponico Shinzo Abe non pare per il momento intenzionato ad abbassare la pressione fiscale sulle imprese. La Borsa di Tokyo ha quindi terminato la settimana con un calo dello 0,75% per il Nikkei. L'indice allargato Topix ha chiuso giù dello 0,8%. Si segnala l'atipica performance di Shanghai, che ha inspiegabilmente accelerato di oltre cinque punti percentuali tra volumi di scambi anomali, per poi chiudere in leggero calo; le autorità finanziarie cinesi non hanno segnalato problemi, ma tra gli investitori serpeggia lo sgomento per un segnale di forte instabilità.
Sul versante delle materie prime, infine, l'oro resta ai livelli massimi da due mesi: il metallo spot è scambiato in leggero rialzo in area 1.365 dollari l'oncia. Anche il petrolio si apprezza a New York, dove le quotazioni salgono dello 0,4% a 107,7 dollari al barile mentre in Europa si chiudono le contrattazioni azionarie.
In un contesto di scambi ridotti, i mercati Ue chiudono senza particolari scossoni ma in terreno positivo, dopo una mattinata di ribassi: Londra +0,26%, Parigi +0,75% e Francoforte +0,19%. Piazza Affari, che pure ieri era rimasta chiusa e non aveva scontato il calo diffuso a tutto il Vecchio Continente, chiude in maglia rosa: il Ftse Mib guadagna l'1,23%. Boom i titoli bancari, come Intesa Sanpaolo (+6%), che traggono vantaggio dalla riduzione dello spread. Spicca anche la performance positiva di Mps: il presidente Alessandro Profumo ha disegnato il percorso di risanamento che porterà la Fondazione sotto il 10%. Male, invece, il comparto del lusso con Tod's e Ferragamo tra le più colpite dalle vendite. Manovre in vista, inoltre, intorno a Prelios: un investitore americano ha rastrellato i diritti inoptati dell'aumento ed esercitandoli potrebbe diventare primo socio.
Lo spread, come accennato, cala a 231 punti base per un rendimento del decennale italiano del 4,2%. Il differenziale tra titoli italiani e tedeschi ha raggiunto livelli che non si vedevano dal luglio del 2011. Al ribasso anche i rendimenti dei titoli spagnoli: il differenziale tra Bonos e Bund si è ristretto in area 245 punti base. Di conseguenza, anche la forbice tra Italia e Spagna si è ridotta a una quindicina di punti (erano 7 dopo l'esito delle elezioni politiche di fine febbraio, ma la distanza si era poi nuovamente allargata intorno a 40 punti). L'euro chiude sui livelli dell'apertura a quota 1,333 dollari. Stabile a 130 anche il cambio con lo yen. Sul fronte macroeconomico, l'inflazione dell'Eurozona si è stabilizzata all'1,6% a luglio, mentre il surplus commerciale di beni a giugno è cresciuto nettamente a 17,3 miliardi.
Dopo lo scivolone di Ferragosto, Wall Street procedeva senza particolari variazioni: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones e lo S&P 500 recuperavani lo 0,1%, mentre il Nasdaq saliva dello 0,3%. Dal fronte macroeconomico emerge una crescita dei nuovi cantieri in luglio (+5,9%) inferiore alle aspettative. Scende inoltre la fiducia dei consumatori misurata dall'Università del Michigan: 80 punti a metà agosto dagli 83,9 punti della rilevazione precedente. Il dato è peggiore delle attese degli analisti che si attendevano un ribasso a 85,5 punti. Comunque, al termine della seduta, la piazza americana ha chiuso in negativo, con l'indice Dow Jones che cede lo 0,20% a 15.081,47 punti. Male anche il Nasdaq, che cede lo 0,09% a 3.602,78 punti e lo S%P che chiude a -0,33% a 1.655,83 punti.
In Oriente, gli investitori hanno sofferto il tracollo di ieri di Wall Street e la delusione domestica scatenata dal fatto che il primo ministro nipponico Shinzo Abe non pare per il momento intenzionato ad abbassare la pressione fiscale sulle imprese. La Borsa di Tokyo ha quindi terminato la settimana con un calo dello 0,75% per il Nikkei. L'indice allargato Topix ha chiuso giù dello 0,8%. Si segnala l'atipica performance di Shanghai, che ha inspiegabilmente accelerato di oltre cinque punti percentuali tra volumi di scambi anomali, per poi chiudere in leggero calo; le autorità finanziarie cinesi non hanno segnalato problemi, ma tra gli investitori serpeggia lo sgomento per un segnale di forte instabilità.
Sul versante delle materie prime, infine, l'oro resta ai livelli massimi da due mesi: il metallo spot è scambiato in leggero rialzo in area 1.365 dollari l'oncia. Anche il petrolio si apprezza a New York, dove le quotazioni salgono dello 0,4% a 107,7 dollari al barile mentre in Europa si chiudono le contrattazioni azionarie.