Economia

Telecom Italia acquistata a Piazza Affari.
Listini Ue positivi, Milano chiude a +0,8%

Seduta attendista per i listini del Vecchio continente, condizionati dalla performance di Wall Street: negli Stati Uniti salgono le tensioni politiche sull'innalzamento del tetto sul debito e sull'approvazione del budget 2014. Napolitano blinda il governo Letta,  ma lo spread sale verso 240 punti base. Delude la fiducia delle imprese tedesche e dei consumatori americani, ma i listini chiudono in rialzo

2 minuti di lettura
MILANO - Scattano gli acquisti in Borsa su Telecom Italia dopo l'accordo raggiunto nella notte per il passaggio di controllo agli spagnoli di Telefonica, che salgono al 70% di Telco, la holding che detiene il 22,4% dell'ex monopolista della tlc. L'operazione si concluderà in due fasi, ma gli iberici non potranno comprare sul mercato altri titoli Telecom. Il risiko delle tlc giova alla performance complessiva di Piazza Affari, che chiude in rialzo dello 0,85% da migliore in Europa. Oltre alla compagnia telefonica, i fari degli investitori si sono concentrati su Enel, che ha chiuso in netto rialzo alla notizia che incasserà 1,8 miliardi di dollari dalla cessione di parte delle attività in Russia. Seduta debole per Fiat, che ha depositato i documenti per l'Ipo di Chrysler. Positivi anche gli altri listini del Vecchio Continente dopo la debolezza della vigilia: Londra cresce alla fine dello 0,21%, Francoforte dello 0,34% e Parigi dello 0,56%.
 
A Wall Street il Dow Jones cede lo 0,42% e l'S&P 500 lascia sul terreno lo 0,26% mentre il Nasdaq chiude con un +0,08% dopo che la seduta di ieri era stata zavorrata dalle tensioni politiche al Congresso, dove si discute da un lato sull'innalzamento del tetto sul debito americano e dall'altra sull'approvazione del budget 2014. Resta sullo sfondo la decisione della Fed di non avviare il "tapering".

A condizionare la seduta sono anche i dati in arrivo dagli Stati Uniti: i prezzi delle abitazioni nelle prime 20 metropoli sono cresciuti in luglio dell'1,8% rispetto a giugno e del 12,4% rispetto all'anno precedente, confermando la ripresa del mercato ma a un ritmo più lento rispetto al recente passato. Scende invece la fiducia dei consumatori, da 81,8 punti ai 79,7 di settembre. Gli analisti scommettevano su quota 79,9. Più ombre che luci anche dall'indice manifatturiero della Fed di Richmond, che sempre a settembre cala a zero. Sul mercato c'è grande attesa anche alla luce della decisione della scorsa settimana della Fed di confermare il piano di stimoli all'economia da 85 miliardi di dollari al mese: una mossa spiegata con i timori per la debolezza della ripresa a stelle e strisce. Anche William Dudley, presidente della Fed di New York, prevede un rallentamento dell'economia Usa e comunque non esclude l'avvio del tapering prima della fine dell'anno.

In Europa, invece, si è guardato all'indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche: è salito a 107,7 punti a settembre, ma ha deluso le attese degli analisti. E così dopo il rally degli ultimi giorni, l'euro ha chiuso in calo sotto quota 1,35 dollari: passa di mano a 1,3487 dollari. In Italia, oltre alle vicence Telecom, resta d'attualità la politica. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha di fatto blindato il governo Letta dagli attacchi esterni, ma il Pdl continua a minacciare la crisi se non trovasse un mezzo per impedire l'aumento dell'Iva dal prossimo primo ottobre. Per il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni è impossibile non toccare l'Iva e contestualmente cancellare l'Imu, ma per il momento i mercati non sembrano preoccupati. Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi, è salita nella fase finale della giornata verso area 240 punti base con i titoli di Stato italiani che rendono il 4,23%. Tra i Bonos spagnoli e i titoli tedeschi la differenza di rendimento è solo un paio di punti più ampia.

Debole, in mattinata, la Borsa di Tokyo che ha terminato gli scambi poco mossa, con un calo frazionale dello 0,07%. Sul fronte delle materie prime, mentre in Europa terminano gli scambi il petrolio è in calo con il greggio Wti che scende a sotto quota 103 dollari al barile. In discesa anche il Brent, che passa sotto quota 108 dollari al barile. Le quotazioni dell'oro, invece, dopo il recupero sui mercati asiatici tornano a soffrire in area 1.315 dollari l'oncia.