Economia

Mercati deboli in attesa della Fed.
Asta di Ctz, scende il rendimento

Secondo analisti e investitori, la Banca centrale americana non ritirerà il suo piano di stimoli al termine della due giorni di board che partirà domani. Lo stesso vale per la BoJ, che ha confermato l'obiettivo di inflazione al 2%. In Europa, però, frena l'ottimismo per la nuova scorpacciata di liquidità. Lo spread tra Btp e Bund stabile a 245 punti, ma arrivano buone indicazioni dal collocamento del Tesoro

2 minuti di lettura
MILANO - Le banche centrali non ritireranno i loro stimoli: la convinzione si fa largo tra gli investitori, che però in Europa e Stati Uniti si mostrano più cauti rispetto all'Oriente. In giro per il mondo domina la consapevolezza che la Federal Reserve americana, così come la Bank of Japan, confermeranno le politiche espansive di sostegno all'economia; una posizione che solo poche settimane fa sembrava impossibile, tanto che la quasi totalità degli analisti preconizzava l'avvio del "tapering", che sta a significare proprio la riduzione (seppur graduale) del piano d'acquisto di bond da 85 miliardi di dollari al mese da parte della Fed. Nel frattempo, però, l'America ha dovuto fare i conti con il congelamento delle attività federali legato allo shutdown, che ha rallentato l'economia presentando un conto da almeno 24 miliardi di dollari sul Pil.

Secondo un nuovo sondaggio di Bloomberg, dunque, la Fed si asterrà dal ridurre gli stimoli nella due giorni di board che prende il via domani; a Tokyo, invece, continueranno gli acquisti di obbligazioni finché non verrà raggiunto l'obiettivo di un inflazione al 2%, come ha spiegato il vice governatore Kikuo Iwata. Per Mattew Sherwood, a capo di Perpetual Investment a Sidney, il boom azionario "potrebbe estendersi finché ci saranno in campo gli stimoli delle banche centrali". Finora, in Europa l'indice Stoxx 600 vola a multipli vicini a 15 volte i profitti, livello più elevato dall'inizio del 2010 e frutto di un +14% da inizio anno.

I listini del Vecchio Continente perdono però nel corso degli scambi l'iniziale ottimismo legato a queste considerazioni e chiudono in rosso. Il Ftse Mib di Piazza Affari lascia sul parterre lo 0,24%, appesantito dalle banche e da
Fiat. Moody's ha messo in guardia le prime sui possibili effetti delle verifiche Bce, mentre sulla seconda pesa il giudizio negativo di JP Morgan sul settore auto. Occhi puntati su Generali, che non resiste in terreno positivo nonostante Cheuvreux abbia alzato il target price a 18 euro dal precedente 16 euro. Andamento migliore del listino tra le società interessate dai progetti di privatizzazione come Terna, mentre soffrono Eni e  Finmeccanica. Brilla, invece, Saipem dopo la pubblicazione dei conti trimestrali. Male fin da subito, invece, Bpm sui problemi legati all'evoluzione della governance e alla possibile uscita di Piero Montani in direzione Genova; un'ipotesi che, invece, spinge le quotazioni di Carige. Unicredit è penalizzata da un report di Deutsche Bank. Sempre tra le banche, sale Mediobanca dopo la pubblicazione della trimestrale. Nel resto d'Europa, Londra si salva e chiude in rialzo dello 0,09%, mentre Francoforte cede lo 0,04% e Parigi lima lo 0,44%.

Wall Street chiude debole: Dow Jones invariato a 15.569,89 punti, il Nasdaq perde lo 0,1% mentre lo S&P 500 sale dello 0,1%. Sul fronte macro, si registra un incremento superiore alle attese della produzione industriale Usa a settembre: è cresciuta dello 0,6% destagionalizzato rispetto al mese precedente e l'utilizzo della capacità degli impianti è migliorato dello 0,4% al 78,3%. A mercati chiusi, Apple svelerà i conti trimestrali, mentre si prepara lo sbarco di Twitter sulla Borsa americana con una valorizzazione di 11 volte il fatturato.

In mattinata, l'ottimismo è passato da Tokyo: la Borsa nipponica ha rimbalzato e recuperato, dopo le perdite della fine della settimana scorsa. L'indice Nikkei ha chiuso in forte rialzo del 2,19% a 14.396,04 punti. Gli investitori nipponici restano comunque in attesa dei dati trimestrali delle grandi aziende, dopo che quelli usciti finora sono stati piuttosto deludenti.

Oggi un segnale positivo per gli acquisti in Giappone è arrivato dall'indebolimento dello yen. L'euro chiude in lieve calo a 1,3782 dollari e 134,69 yen.
Quanto allo spread, la differenza tra il rendimento di Btp e Bund decennali è stabile a quota 243 punti base. I titoli tricolori rendono il 4,18% sul mercato secondario, circa 5 punti base in più rispetto ai bond spagnoli. Indicazioni positive sono comunque arrivate dalla prima delle aste del Tesoro in programma in settimana. L'Italia ha venduto 2,25 miliardi di Ctz a due anni con rendimenti in calo all'1,392% (dall'1,623% di settembre) e domanda stabile (1,78 volte l'offerta). Domani toccherà ai Bot semestrali, quindi mercoledì sarà la volta dei Btp a 5 e 10 anni di mercoledì. Dalle rilevazioni macroeconomiche è emerso il calo della fiducia delle imprese italiane, appesantita da servizi e commercio ma con il manifatturiero che prosegue una modesta risalita.

Guardando infine alle materie prime, il prezzo del petrolio è in rialzo e si riporta - negli Stati Uniti - sopra quota 98 dollari al barile. I future a dicembre dell'oro cede invece lo 0,11% a 1.354 dollari l'oncia.