MILANO - La Bce sorprende una buona parte degli analisti e decide di tagliare i tassi portando il refi al minimo storico dello 0,25%. La reazione dei listini azionari è scomposta, con un immediato rialzo e poi una correzione che porta ad annullare i guadagni in molti casi o addirittura a crollare, come avviene per Milano. Le aspettative dei mercati - dopo una speranza iniziale di tagli - si erano un po' raffreddate: molti credevano che il governatore Mario Draghi avrebbe dato indicazioni di disponibilità nei confronti di un taglio, ma che questo sarebbe stato posticipato. A favore della decisione giocava il rallentamento della ripresa economica e il basso livello d'inflazione (0,7% contro un obiettivo vicino al 2%). La decisione per la continuità con il recente passato è invece arrivata dalla Banca d'Inghilterra, che ha lasciato invariati i tassi allo 0,5%. La BoE ha anche stabilito di mantenere inalterato il piano di riacquisto dei bond per un importo pari a 375 miliardi di sterline.
Negli Stati Uniti, intanto, le stime preliminari sul Pil del terzo trimestre mostrano un'economia in crescita del 2,8%, ben oltre le aspettative di un +2%. Numeri importanti per la Fed, che tenendo conto anche dei dati in arrivo tra oggi e domani sul mercato del lavoro, dovrà decidere se avviare la stretta agli stimoli straordinari. Le richieste di sussidi di disoccupazione sono però calate a 336mila unità, poco meno delle attese degli analisti che ipotizzavano una flessione più sostenuta a 335mila unità. Su Wall Street torna lo spettro tapering e così, mentre chiudono i mercati europei, il Dow Jones cede lo 0,4%, l'S&P 500 lo 0,6% e il Nasdaq l'1,3%.
In una giornata caratterizzata anche dall'arrivo di alcune importanti trimestrali, oltre che dall'attesissimo debutto sul Nyse di Twitter - valutato 26 dollari ad azione, per un totale di 18 miliardi ma ben presto schizzato verso quota 50 dollari - i principali listini chiudono contrastati. A Piazza Affari il Ftse Mib cede il 2,07% finale sotto il peso dei bancari ed è maglia nera in Europa. Nelle sale operative si è fatta largo la delusione perché nel board della Bce non si è parlato di una nuova Ltro, anche se per molti osservatori è probabile che arrivi a breve. Serpeggia anche il timore che la mossa finisca per agevolare le imprese già forti, come quelle tedesche, e non risolva i problemi di finanziamento delle altre. Tra i singoli titoli ha ceduto Generali, che pure ha annunciato una crescita dell'utile del 40% a fine settembre ed espresso ottimismo sulla chiusura dell'anno. Sotto i riflettori anche Telecom, in netto ribasso nel giorno del cda che rivelerà il piano industriale e porterà sul tavolo le istanze dell'azionista dissidente Fossati. Nel resto del Vecchio Continente, Francoforte riesce a chiudere in rialzo dello 0,44%, mentre Parigi cede lo 0,14% e Londra lo 0,66%.
Più coerente con la mossa Bce è stata la reazione sull'obbligazionario e valutario. I rendimenti titoli di Stato, che in mattinata non avevano agganciato l'entusiasmo suscitato dal collocamento record del Btp Italia (chiuso oltre quota 22 miliardi al top europeo per quanto riguarda la raccolta retail) si distendono con lo spread tra Btp e Bund che scende in area 240 punti base per una cedola dei decennali italiani al 4,1%. Scossone immediato anche per l'euro, che chiude in deciso calo a 1,3379 dollari, dopo aver toccato un minimo da sette settimane a 1,3295, e 132,49 yen sulla scia del taglio dei tassi di interesse deciso dalla Bce.
Sul versante macroeconomico, oltre che alle Banche centrali, si guarda alla produzione industriale tedesca, che registra una flessione mensile dello 0,9% a settembre (+1% annuo) e delude gli analisti che stimavano un -0,2%. Quella spagnola, invece, registra il ritorno in positivo per la prima volta dopo due anni: l'indice è salito dell'1,4% annuo. Le Borse asiatiche hanno chiuso in ribasso. La Borsa di Tokyo, dopo un apertura positiva, ha virato al ribasso e l'indice Nikkei ha terminato gli scambi a quota 14.228,44, in flessione dello 0,8% rispetto alla vigilia. Nel complesso del Msci Asia Pacific, per ogni azione in rialzo due hanno registrato un andamento negativo.
Alla chiusura dei mercati europei l'oro scende a 1310 dollari l'oncia, mentre il petrolio (Wti) vale 93,8 dollari al barile (-0,98%).
Negli Stati Uniti, intanto, le stime preliminari sul Pil del terzo trimestre mostrano un'economia in crescita del 2,8%, ben oltre le aspettative di un +2%. Numeri importanti per la Fed, che tenendo conto anche dei dati in arrivo tra oggi e domani sul mercato del lavoro, dovrà decidere se avviare la stretta agli stimoli straordinari. Le richieste di sussidi di disoccupazione sono però calate a 336mila unità, poco meno delle attese degli analisti che ipotizzavano una flessione più sostenuta a 335mila unità. Su Wall Street torna lo spettro tapering e così, mentre chiudono i mercati europei, il Dow Jones cede lo 0,4%, l'S&P 500 lo 0,6% e il Nasdaq l'1,3%.
In una giornata caratterizzata anche dall'arrivo di alcune importanti trimestrali, oltre che dall'attesissimo debutto sul Nyse di Twitter - valutato 26 dollari ad azione, per un totale di 18 miliardi ma ben presto schizzato verso quota 50 dollari - i principali listini chiudono contrastati. A Piazza Affari il Ftse Mib cede il 2,07% finale sotto il peso dei bancari ed è maglia nera in Europa. Nelle sale operative si è fatta largo la delusione perché nel board della Bce non si è parlato di una nuova Ltro, anche se per molti osservatori è probabile che arrivi a breve. Serpeggia anche il timore che la mossa finisca per agevolare le imprese già forti, come quelle tedesche, e non risolva i problemi di finanziamento delle altre. Tra i singoli titoli ha ceduto Generali, che pure ha annunciato una crescita dell'utile del 40% a fine settembre ed espresso ottimismo sulla chiusura dell'anno. Sotto i riflettori anche Telecom, in netto ribasso nel giorno del cda che rivelerà il piano industriale e porterà sul tavolo le istanze dell'azionista dissidente Fossati. Nel resto del Vecchio Continente, Francoforte riesce a chiudere in rialzo dello 0,44%, mentre Parigi cede lo 0,14% e Londra lo 0,66%.
Più coerente con la mossa Bce è stata la reazione sull'obbligazionario e valutario. I rendimenti titoli di Stato, che in mattinata non avevano agganciato l'entusiasmo suscitato dal collocamento record del Btp Italia (chiuso oltre quota 22 miliardi al top europeo per quanto riguarda la raccolta retail) si distendono con lo spread tra Btp e Bund che scende in area 240 punti base per una cedola dei decennali italiani al 4,1%. Scossone immediato anche per l'euro, che chiude in deciso calo a 1,3379 dollari, dopo aver toccato un minimo da sette settimane a 1,3295, e 132,49 yen sulla scia del taglio dei tassi di interesse deciso dalla Bce.
Sul versante macroeconomico, oltre che alle Banche centrali, si guarda alla produzione industriale tedesca, che registra una flessione mensile dello 0,9% a settembre (+1% annuo) e delude gli analisti che stimavano un -0,2%. Quella spagnola, invece, registra il ritorno in positivo per la prima volta dopo due anni: l'indice è salito dell'1,4% annuo. Le Borse asiatiche hanno chiuso in ribasso. La Borsa di Tokyo, dopo un apertura positiva, ha virato al ribasso e l'indice Nikkei ha terminato gli scambi a quota 14.228,44, in flessione dello 0,8% rispetto alla vigilia. Nel complesso del Msci Asia Pacific, per ogni azione in rialzo due hanno registrato un andamento negativo.
Alla chiusura dei mercati europei l'oro scende a 1310 dollari l'oncia, mentre il petrolio (Wti) vale 93,8 dollari al barile (-0,98%).