Economia

Cina e Fed mandano ko i mercati.
Asta Btp, tassi ai minimi dal 2010

Il Partito Comunista annuncia le riforme, ma non fornisce dettagli e delude gli investitori: forti cali per le Piazze asiatiche. In Occidente torna alla ribalta la stretta degli stimoli della Federal Reserve, Milano chiude in rosso dell'1,4%. Il Tesoro colloca titoli triennali sotto il 2%, domanda in crescita. Piccola delusione dal trentennale, lo spread intorno a 240

3 minuti di lettura
MILANO - La Cina delude e la Federal Reserve preoccupa, così l'umore dei mercati si tinge di nero, mentre prosegue il trend positivo per il Tesoro che piazza Btp triennali con tassi ai minimi da tre anni e mezzo. Le azioni dell'area Asia-Pacifico cedono il passo verso i livelli minimi dell'ultimo mese, mentre i listini in Europa chiudono in rosso e Wall Street è incerta. Ieri si è concluso il summit del Partito Comunista cinese, che aveva sul tavolo un'agenda di riforme e liberalizzazioni. Le prime indicazioni emerse aprivano alla via riformista, ma nel comunicato ufficiale e nelle prese di posizione seguenti sono mancate indicazioni concrete, se non l'affidare ai "mercati un ruolo decisivo" nello sviluppo economico. Ma a Pechino resta un ruolo "dominante", che quindi relega le liberalizzazioni ancora nella lista delle "cose da fare".

Dall'altra parte dell'Oceano, il governatore Dennis Lockhart della Fed di Atlanta ha detto che il tapering - la riduzione degli stimoli straordinari della Federal Reserve - potrebbe tranquillamente essere avviato il prossimo mese: la fine (o meglio, una prima inversione di tendenza) del flusso di denaro in sovrabbondanza è dietro l'angolo per molti investitori.

In Italia, mentre la politica è paralizzata sulla legge elettorale e assalta di emendamenti quella di stabilità, il Tesoro ha assegnato tutti i 3 miliardi di euro di Btp a tre anni, con tassi in calo ai minimi da marzo 2010 (1,79% dal 2,25% del mese scorso e contro un minimo storico dell'1,7%) e domanda a
1,8 volte l'importo offerto contro 1,41 precedente. Come notano a caldo gli analisti di Ig Market, "sul titolo a 30 anni il rendimento è stato di un soffio inferiore al 5%, livello psicologico a cui tutti guardavano con attenzione. Il Tesoro però non è riuscito a collocare il massimo della forchetta prevista (compresa tra 1 e 1,5 miliardi) come nella precedente occasione di luglio. Nel complesso, "le aste confermano il buon momento che sta vivendo il comparto governativo periferico europeo", con il neo di rendimenti trentennali in calo meno marcato delle aspettative. Il direttore generale del Tesoro, Maria Cannata, ha detto che probabilmente "verranno cancellate alcune aste per fine anno", vista l'ottima raccolta. Oggi il Tesoro ha piazzato anche 1 miliardo di Ccteu scadenza novembre 2018 con tasso in calo al 2,11%.

Secondo il premier Enrico Letta "la ripresa è a portata di mano" e nonostate l'aumento del debito pubblico a settembre. Lo spread, la differenza tra il rendimento dei decennali italiani e gli omologhi tedeschi, risale verso 240 punti base, ma la cedola resta intorno al 4,11% e il movimento è dovuto quindi alla discesa delle cedole sui Bund. A Piazza Affari, il Ftse Mib chiude in ribasso dell'1,43% sotto il peso delle banche, con Unicredit e Banco Popolare che passano anche in sospensione. Intesa Sanpalo ha invece annunciato i conti trimestrali appesantiti dagli accantonamenti sui crediti. Tra gli altri titoli milanesi l'attenzione è andata a Ubi Banca, che ha dimezzato l'utile nei nove mesi a 102 milioni e tratta in controtendenza rispetto a un comparto bancario debole. Sotto i riflettori anche a Mediaset, che sale dopo la trimestrale e in scia ai giudizi positivi dei broker per poi flettere e diventare la peggiore del listino. Nel resto del Vecchio Continente, Londra lima l'1,44% finale, preoccupata dal miglioramento della disoccupazione e dal possibile disimpegno della BoE al sostegno straordinario, Francoforte e Parigi chiudono in rosso rispettivamente dello 0,24% e dello 0,56%. A Wall Street, mentre in Europa terminano gli scambi, il Dow Jones si muove in calo dello 0,3%, mentre lo S&P 500 cede lo 0,1% e il Nasdaq riesce a salire dello 0,1%.

L'euro torna a scendere per chiudere in calo a 1,3398 dollari, dopo le dichiarazioni dell'esponente della Bce, Peter Praet, che ha aperto alla possibilità di adottare in futuro tassi di interesse negativi sui depositi o acquistare asset se si renderà necessario riportare l'inflazione vicina al target del 2%. Gioca in questa direzione il calo dell'inflazione in Spagna, dove i prezzi sono calati per la prima volta da quattro anni. Tra gli altri dati spicca il tasso di disoccupazione del Regno Unito sceso al 7,6% nei tre mesi conclusi a settembre (era al 7,7% nei tre precedenti) al livello più basso da quattro anni e avvicinandosi alla soglia alla quale la Banca d'Inghilterra ha detto che potrebbe considerare un innalzamento dei tassi di interesse. Nella zona Ocse, il tasso dei senza lavoro è rimasto stabile al 7,9% a settembre ma l'organizzazione parigina ha certificato il picco italiano al 12,5%. In calo, invece, la produzione industriale dell'Eurozona (-0,5% a settembre su agosto), mentre negli Usa le richieste di mutui negli stati uniti nell'ultima settimana sono calate dell'1,8% a quota 461,7 punti.

In questo contesto, la Borsa di Tokyo, reduce da due giornate di guadagni e quindi vittima delle prese di profitto, ha chiuso in leggero ribasso: l'indice Nikkei ha terminato gli scambi con una flessione dello 0,15%, risentendo anche del calo di Wall Street. In calo anche l'indice Topix, che ha archiviato la giornata in calo di 1,22 punti (-0,10%) a 1.204,19 punti. Buoni gli scambi, con 2.700 milioni di titoli passati di mano. Netto calo per le piazze cinesi di Shanghai e Shenzhen, che alla fine lasciano sul parterre intorno al 2%.

Il prezzo del petrolio è in leggero rialzo sopra 94 dollari al barile: a New York i future sul Light avanzano di 1,28 dollari a 94,31 dollari. Di contro, le quotazioni dell'oro sono in leggero rialzo dopo il calo dei giorni scorsi con il lingotto con consegna immediata che guadagna lo 0,3% a 1.276 dollari l'oncia sui mercati asiatici.