Economia

Pil, segnali di ripresa dall'Italia.
La Yellen ridà speranza ai mercati

Rallenta la crescita dell'economia tedesca che, precisa Berlino all'indomani dell'apertura delle indagine Ue sull'export, arriva "esclusivamente" dalla domanda interna. Intanto la vice di Bernanke, suo successore designato, promette sostegno finché l'economia Usa non sarà fuori dalle secche. E spinge Wall Street a un altro record. Mercati Ue in rialzo ma Milano stecca. Lo spread a 235 punti, la Spagna è risuperata

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MILANO - La locomotiva europea tedesca dà un piccolo segnale di rallentamento, mostrando una crescita del Pil dello 0,3% nel terzo trimestre dell'anno rispetto al periodo precedente, durante il quale il Prodotto della Germania era cresciuto dello 0,7%. Si tratta dei dati ancora preliminari dell'Ufficio federale di statistica, che mostrano comunque una crescita su base annua dello 0,6% (corretto per il calendario) ben lontana dai livelli ai quali si trova l'Italia, che dovrebbe chiudere il 2013 con una recessione dell'1,8% (a fine settembre, però, la variazione acquisita è all'1,9%) ed è in difficoltà insieme ad altri Paesi quali la Francia. Sebbene si tratti di un andamento economico in linea con le previsioni dei 41 economisti censiti da Bloomberg, se associato all'apertura di un'indagine Ue sul surplus che Berlino registra costantemente nei confronti dell'estero e che crea squilibri nell'Eurozona, il dato alza ancora la pressione su Berlino. Proprio in relazione alla dinamica di formazione del Pil, l'Ufficio di statistica spiega che nell'ultimo trimestre la spinta proviene "esclusivamente dall'interno della Germania" e quindi a fare da traino è la domanda interna, mentre "il contributo dall'estero fa da freno".

I mercati, oltre a guardare questi dati macroeconomici, tornano ad oscillare in base alle aspettative legate al "tapering", la graduale stretta agli stimoli straordinari della Fed che attualmente acquista 85 miliardi di dollari di bond governativi e ipotecari al mese. L'erede di Ben Bernanke, Janet Yellen, ha indossato il piumaggio da colomba che molti investitori aspettavano e ha preparato un discorso per il Senato dai toni concilianti. Nel suo intervento, come da attese, ha difeso il lavoro della Fed e messo in guardia da un addio agli stimoli mentre la ripresa è ancora fragile. In favore di questo approccio gioca anche l'andamento dei sussidi settimanali di disoccupazione Usa rilevati oggi: scendono di 2 mila unità a 339 mila unità, contro attese per un calo di 6 mila unità (peggiora, inoltre, il deficit commerciale a 41,8 miliardi di dollari, mentre la produttività del terzo trimestre è salita dell'1,9%).

Parole, quelle della Yellen, che sui listini si espandono come miele, perché significa che la pacchia del denaro facile è ancora lontana dal cessare, o quantomeno - se stretta sarà - il tapering avverrà in maniera decisamente graduale e conciliante. Le rassicurazioni di Yellen hanno spinto Wall Street verso un altro record: il Dow Jones chiude ai suoi massimi, guadagnando lo 0,35% a 15.876,35 punti, così come l'indice S&P500 che sale dello 0,48% a 1.790,62 punti, mentre il Nasdaq fa registrare un progresso dello 0,18% a 3.972,74 punti. L'euro chiude in rialzo a quota 1,3466 contro il dollaro.

In Europa, i listini rimbalzano dopo il calo di ieri: Parigi segna un guadagno dell'1,04%, Londra sale dello 0,54% e Francoforte dell'1,05%. A Piazza Affari il Ftse Mib, dopo un cambio di rotta dovuto al peso delle banche, recupera la pari sul finale e segna un +0,15%; tra i singoli titoli si guarda soprattutto a Telecom: nonostante i fari di Procura e Consob, l'ex monopolista delle Tlc procede con il piano industriale e cede Telecom Argentina per 960 milioni di dollari. Pesante Tod's dopo la deludente trimestrale annunciata ieri. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si stabilizza a 235 punti, con la cedola del decennale italiano che si attesta intorno a quota 4% e torna a rendere meno dell'omologo Bonos spagnolo.

Forte rialzo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo, spinta dal dollaro forte e dall'annuncio di una crescita del Pil per il quarto trimestre consecutivo. Il Prodotto nipponico ha registrato un +1,9%, contro il precedente +3,8%, collocandosi sopra le attese; ma il rallentamento mostrato rafforza la prospettiva che la BoJ resti accomodante. L'indice Nikkei ha così chiuso in progresso del 2,12% avvicinandosi alla soglia simbolica dei 15mila punti per poi terminare a 14.876,41. Il più ampio indice Topix ha guadagnato l'1,19% a 1.218,55 punti.

Quanto alle materie prime, a New York il contatto a dicembre del greggio scivola dello 0,76% a 93,19 dollari al barile. L'oro segna un +1,23% a 1.284 dollari l'oncia.