MILANO - La produzione industriale cinese delude le aspettative. Quella francese resta in terreno negativo, mentre le aziende italiane confermano il recupero e irrobustiscono il rimbalzo e il Pil arresta dopo due anni la sua caduta. In scia a questi dati, i mercati si tingono di rosso con la debolezza di Wall Street, mentre sullo sfondo si muove il fantasma del "tapering", lo stop graduale agli stimoli monetari da parte della Fed che finirà sul board della Banca centrale Usa all'inizio della prossima settimana.
In Europa, la produzione industriale francese segna una variazione negativa dello 0,3% a ottobre. Il dato è inferiore alle attese, che stimavano una leggera crescita dello 0,1%. L'Istituto di statistica transalpino ha anche rivisto il dato di settembre portandolo a -0,3% dal -0,5% diffuso in precedenza. In Italia la produzione a ottobre ha segnato un rialzo dello 0,5% su mese, il secondo consecutivo e il più robusto da gennaio. Su base tendenziale, invece, l'indice grezzo mostra una calo dello 0,5%. I segnali di ripresa passano anche dal miglioramento sulla lettura del Pil (definitiva), che è calato dell'1,8% annuo nel terzo trimestre ma è fermo su base tendenziale dopo due anni in recessione. Piazza Affari oscilla a lungo intorno alla parità per chiudere in ribasso dello 0,27%. Tra i singoli titoli, l'attenzione va su Mps: ieri l'azione della banca senese ha rimbalzato dopo i cali degli ultimi tempi, ma preoccupa la richiesta della Fondazione di posticipare l'aumento di capitale da 3 miliardi dopo maggio. In terreno positivo Telecom, mentre scivola sul fondo del paniere Tenaris. Cambiano colore anche le altre Piazze Ue, che accelerano in negativo con Wall Street: Londra cede lo 0,55%, Parigi l'1,04% e Francoforte lo 0,84%. Sulla Piazza americana, dopo i nuovi record di ieri, gli indici sono deboli. In chiusura il dow jones ha perso lo 0,33 per cento; il Nasdaq lo 02, mentre l'indice S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,32% . In evidenza ancora Twitter, che continua la sua corsa al rialzo e doppia il valore di Ipo superando quota 52 dollari.
Lo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi si restringe a 222 punti base (ieri aveva chiuso a 228 punti), ai minimi da due anni e mezzo. Il rendimento dei titoli di Stato italiani è al 4,05%. L'euro vola al top da sei settimane sul biglietto verde a 1,3795 dollari e chiude a quota 1,3772. Tra gli altri dati macroeconomici, si segnala il tasso di disoccupazione dell'area Ocse, invariato a ottobre al 7,9% con una quota dell'Italia al 12,5%. Negli Usa, le scorte all'ingrosso sono aumentate in ottobre dell'1,4% rispetto al mese precedente.
La giornata di scambi si era chiuso fiacca anche in Asia, proprio in scia alla crescita della produzione industriale cinese: è aumentata del 10% a novembre rispetto all'anno precedente, rallentando dal +10,3% su base annua registrato a ottobre. Le stime raccolte da Bloomberg prevedevano un'espansione del 10,1%; su base mensile la produzione industriale è aumentata dello 0,76%, a fronte del +0,85% fatto segnare a ottobre. Dalla potenza orientale sono anche arrivati i dati delle vendite al dettaglio, salite in questo caso del 13,7% contro stime per un +13,2%. Sulla scorta di questi dati, e soprattutto dopo la volata di ieri, la Borsa di Tokyo ha chiuso la sessione in leggero calo dello 0,25%; sull'andamento del listino nipponico ha influito anche la stabilità dello yen, che si è preso una pausa nel suo percorso di continuo deprezzamento.
Sul versante delle commodity, a New York il contratto a gennaio del greggio sale dell'1% a 98,35 dollari al barile. Quello dell'oro a febbraio balza del 2,41% a 1.262 dollari l'oncia.
In Europa, la produzione industriale francese segna una variazione negativa dello 0,3% a ottobre. Il dato è inferiore alle attese, che stimavano una leggera crescita dello 0,1%. L'Istituto di statistica transalpino ha anche rivisto il dato di settembre portandolo a -0,3% dal -0,5% diffuso in precedenza. In Italia la produzione a ottobre ha segnato un rialzo dello 0,5% su mese, il secondo consecutivo e il più robusto da gennaio. Su base tendenziale, invece, l'indice grezzo mostra una calo dello 0,5%. I segnali di ripresa passano anche dal miglioramento sulla lettura del Pil (definitiva), che è calato dell'1,8% annuo nel terzo trimestre ma è fermo su base tendenziale dopo due anni in recessione. Piazza Affari oscilla a lungo intorno alla parità per chiudere in ribasso dello 0,27%. Tra i singoli titoli, l'attenzione va su Mps: ieri l'azione della banca senese ha rimbalzato dopo i cali degli ultimi tempi, ma preoccupa la richiesta della Fondazione di posticipare l'aumento di capitale da 3 miliardi dopo maggio. In terreno positivo Telecom, mentre scivola sul fondo del paniere Tenaris. Cambiano colore anche le altre Piazze Ue, che accelerano in negativo con Wall Street: Londra cede lo 0,55%, Parigi l'1,04% e Francoforte lo 0,84%. Sulla Piazza americana, dopo i nuovi record di ieri, gli indici sono deboli. In chiusura il dow jones ha perso lo 0,33 per cento; il Nasdaq lo 02, mentre l'indice S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,32% . In evidenza ancora Twitter, che continua la sua corsa al rialzo e doppia il valore di Ipo superando quota 52 dollari.
Lo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi si restringe a 222 punti base (ieri aveva chiuso a 228 punti), ai minimi da due anni e mezzo. Il rendimento dei titoli di Stato italiani è al 4,05%. L'euro vola al top da sei settimane sul biglietto verde a 1,3795 dollari e chiude a quota 1,3772. Tra gli altri dati macroeconomici, si segnala il tasso di disoccupazione dell'area Ocse, invariato a ottobre al 7,9% con una quota dell'Italia al 12,5%. Negli Usa, le scorte all'ingrosso sono aumentate in ottobre dell'1,4% rispetto al mese precedente.
La giornata di scambi si era chiuso fiacca anche in Asia, proprio in scia alla crescita della produzione industriale cinese: è aumentata del 10% a novembre rispetto all'anno precedente, rallentando dal +10,3% su base annua registrato a ottobre. Le stime raccolte da Bloomberg prevedevano un'espansione del 10,1%; su base mensile la produzione industriale è aumentata dello 0,76%, a fronte del +0,85% fatto segnare a ottobre. Dalla potenza orientale sono anche arrivati i dati delle vendite al dettaglio, salite in questo caso del 13,7% contro stime per un +13,2%. Sulla scorta di questi dati, e soprattutto dopo la volata di ieri, la Borsa di Tokyo ha chiuso la sessione in leggero calo dello 0,25%; sull'andamento del listino nipponico ha influito anche la stabilità dello yen, che si è preso una pausa nel suo percorso di continuo deprezzamento.
Sul versante delle commodity, a New York il contratto a gennaio del greggio sale dell'1% a 98,35 dollari al barile. Quello dell'oro a febbraio balza del 2,41% a 1.262 dollari l'oncia.