MILANO - L'Italia torna sotto la lente della Commissione europea, insieme agli altri Paesi membri, in occasione della pubblicazione delle stime di primavera di Bruxelles secondo cui nel 2014 ci sarà un nuovo picco della disoccupazione e un aumento del debito pubblico: il deficit, tuttavia, si ridurrà, ma la ripresa resta lenta. A livello di Eurozona rallenta ancora l'inflazione, con conseguenze negative per il peso del debito, mentre il ritmo blando del recupero economico deprime i mercati.
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, vola al tavolo comunitario portando le riforme italiane per il rafforzamento della ripresa, in particolare gli sgravi Irpef che dalla busta paga di maggio metteranno 80 euro in tasca agli italiani che ne guadagnano da 8 a 24mila. Parlando a Che Tempo Che Fa, Padoan si è detto fiducioso dei conti italiani, annunciando pure qualche possibile sorpresa a fine anno sul ritmo della crescita. In sede europea non dovrebbe incontrare problemi, a suo dire, la richiesta di far slittare di un anno il pareggio di bilancio (al 2016), per privilegiare appunto gli stimoli alla crescita piuttosto che il rigore matematico dei conti. In ogni caso, oggi sono attese solo le previsioni della Commissione, mentre il giudizio sul Def tricolore arriverà il 2 giugno. Nei successivi Eurogruppo ed Ecofin, previsti per oggi e domani, l'Italia sarà senz'altro motivo di interesse tra i ministri delle Finanze, che formalmente parleranno di Tobin Tax.
Tornando in Italia, la relazione annuale della Consob è il principale avvenimento finanziario della giornata. L'agenda macreoeconomica, oltre alla pubblicazioni delle previsioni sui conti pubblici di Bruxelles, include i dati sui prezzi alla produzione in Europa (-0,2% a marzo) e le previsioni economiche sull'Italia da parte dell'Istat, per il triennio 2014-2016: confermata la crescita del Pil al +0,6% per quest'anno, mentre la disoccupazione resterà oltre il 12% anche nel 2015. A Parigi, si apre il forum annuale e la riunione ministeriale dell'Ocse. Negli Stati Uniti si guarda invece all'indice Ism non manifatturiero composito per il mese di aprile che è salito a quota 55,2 punti, rispetto ai 53,1 di marzo. Il dato è migliore delle attese degli analisti, che si aspettavano un rialzo più contenuto a 54,2. Numeri che in qualche modo confermano i recenti dati sul mercato del lavoro e la forza della ripresa a stelle e strisce (l'agenda della settimana).
La settimana dei mercati inizia comunque con molti interrogativi. Preoccupa ovviamente la situazione in Ucraina, dove non si riesce a ristabilire la calma in vista delle cruciali elezioni di Kiev. Ma è stata la Cina in particolar modo a deprimere gli scambi asiatici; con Tokyo e Seul chiuse per festività, Hong Kong ha segnato un calo dell'1,44%, il maggiore delle ultime sei settimane, sul pericolo del rallentamento economico della Cina, in particolare indebolita nel settore manifatturiero. Invariata la chiusura di Sidney. A far scattare le vendite è stato l'indice Pmi di Hsbc e Markit, che ad aprile si è attestato a quota 48,1 punti: meno dei 48,4 punti attesi dagli economisti e dei 48,3 fatti registrare nel mese precedente. "C'è un grande rischio di aggravarsi del rallentamento economico cinese", dice da Hong Kong l'analista Jackson Wong a Bloomberg, "a causa del continuo indebolirsi del settore manifatturiero. La sfida del governo è ribilanciare l'economia, ma i mercati non sanno quali siano le intenzioni delle autorità".
In Gran Bretagna i mercati restano chiusi per festività. Per il resto, i listini del Vecchio continente chiudono in rosso una seduta debole, pur riducendo le perdite con i dati Usa: Piazza Affari segna -0,65% peggio di Francoforte che arretra dello 0,38% e Parigi chiude poco sopra la parità (+0,07%). Incerta anche Wall Street: dopo un avvio all'insegna delle vendite, mentre chiudono i mercati europei, il Dow Jones è invariato come il Nasdaq e l'S&P 500. Il listino tecnologico, notano alcuni, si prepara a far spazi all'Ipo di Alibaba, il portale cinese di e-commerce. Chiusura comunque positiva per Wall Street, con tutti e tre gli indici principali che hanno terminato la giornata in territorio positivo. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,11% a quota 16.530 punti, l'S&P 500 ha chiuso in rialzo dello 0,19% a 1.884 punti, infine il Nasdaq ha registrato il rialzo maggiore, guadagnando lo 0,34% e terminando le contrattazioni a 4.138 punti.
Tra i singoli titoli milanesi si guarda a Mediobanca, il cui rating scende da hold a sell (indicazione di vendita) secondo gli analisti di Banca Akros. Vendite su Bpm e Mps, gli istituti interessati dagli aumenti di capitale. Fiat è debole dopo i dati deludenti sulle immatricolazioni di aprile, con la quota del Lingotto in diminuzione.
Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si porta a 157, in calo rispetto alla chisura di venerdì; il rendimento dei titoli italiani, sul mercato secondario, ha toccato il minimo dall'introduzione dell'euro del 3,03%. L'euro chiude stabile a 1,3875 dollari e 141,63 yen. Il rallentamento dell'industria manifatturiera cinese ha messo gli investitori sulla difensiva, spingendoli a rifugiarsi nello yen. La divisa nipponica, dopo aver toccato un massimo da due settimane a 101,84, si assesta a quota 102,11. Le quotazioni del petrolio arretrano a New York a causa della nuova flessione dell'indice Pmi cinese. Il light crude Wti di New York cede 22 cent a 99,54 dollari al barile, il Brent di Londra arretra di 1,03 dollari a 107,56 dollari al barile. Il caos in Ucraina, invece, continua a spingere l'oro: è in rialzo durante le contrattazioni in Asia dello 0,7% a 1.308,91 dollari.
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, vola al tavolo comunitario portando le riforme italiane per il rafforzamento della ripresa, in particolare gli sgravi Irpef che dalla busta paga di maggio metteranno 80 euro in tasca agli italiani che ne guadagnano da 8 a 24mila. Parlando a Che Tempo Che Fa, Padoan si è detto fiducioso dei conti italiani, annunciando pure qualche possibile sorpresa a fine anno sul ritmo della crescita. In sede europea non dovrebbe incontrare problemi, a suo dire, la richiesta di far slittare di un anno il pareggio di bilancio (al 2016), per privilegiare appunto gli stimoli alla crescita piuttosto che il rigore matematico dei conti. In ogni caso, oggi sono attese solo le previsioni della Commissione, mentre il giudizio sul Def tricolore arriverà il 2 giugno. Nei successivi Eurogruppo ed Ecofin, previsti per oggi e domani, l'Italia sarà senz'altro motivo di interesse tra i ministri delle Finanze, che formalmente parleranno di Tobin Tax.
Tornando in Italia, la relazione annuale della Consob è il principale avvenimento finanziario della giornata. L'agenda macreoeconomica, oltre alla pubblicazioni delle previsioni sui conti pubblici di Bruxelles, include i dati sui prezzi alla produzione in Europa (-0,2% a marzo) e le previsioni economiche sull'Italia da parte dell'Istat, per il triennio 2014-2016: confermata la crescita del Pil al +0,6% per quest'anno, mentre la disoccupazione resterà oltre il 12% anche nel 2015. A Parigi, si apre il forum annuale e la riunione ministeriale dell'Ocse. Negli Stati Uniti si guarda invece all'indice Ism non manifatturiero composito per il mese di aprile che è salito a quota 55,2 punti, rispetto ai 53,1 di marzo. Il dato è migliore delle attese degli analisti, che si aspettavano un rialzo più contenuto a 54,2. Numeri che in qualche modo confermano i recenti dati sul mercato del lavoro e la forza della ripresa a stelle e strisce (l'agenda della settimana).
La settimana dei mercati inizia comunque con molti interrogativi. Preoccupa ovviamente la situazione in Ucraina, dove non si riesce a ristabilire la calma in vista delle cruciali elezioni di Kiev. Ma è stata la Cina in particolar modo a deprimere gli scambi asiatici; con Tokyo e Seul chiuse per festività, Hong Kong ha segnato un calo dell'1,44%, il maggiore delle ultime sei settimane, sul pericolo del rallentamento economico della Cina, in particolare indebolita nel settore manifatturiero. Invariata la chiusura di Sidney. A far scattare le vendite è stato l'indice Pmi di Hsbc e Markit, che ad aprile si è attestato a quota 48,1 punti: meno dei 48,4 punti attesi dagli economisti e dei 48,3 fatti registrare nel mese precedente. "C'è un grande rischio di aggravarsi del rallentamento economico cinese", dice da Hong Kong l'analista Jackson Wong a Bloomberg, "a causa del continuo indebolirsi del settore manifatturiero. La sfida del governo è ribilanciare l'economia, ma i mercati non sanno quali siano le intenzioni delle autorità".
In Gran Bretagna i mercati restano chiusi per festività. Per il resto, i listini del Vecchio continente chiudono in rosso una seduta debole, pur riducendo le perdite con i dati Usa: Piazza Affari segna -0,65% peggio di Francoforte che arretra dello 0,38% e Parigi chiude poco sopra la parità (+0,07%). Incerta anche Wall Street: dopo un avvio all'insegna delle vendite, mentre chiudono i mercati europei, il Dow Jones è invariato come il Nasdaq e l'S&P 500. Il listino tecnologico, notano alcuni, si prepara a far spazi all'Ipo di Alibaba, il portale cinese di e-commerce. Chiusura comunque positiva per Wall Street, con tutti e tre gli indici principali che hanno terminato la giornata in territorio positivo. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,11% a quota 16.530 punti, l'S&P 500 ha chiuso in rialzo dello 0,19% a 1.884 punti, infine il Nasdaq ha registrato il rialzo maggiore, guadagnando lo 0,34% e terminando le contrattazioni a 4.138 punti.
Tra i singoli titoli milanesi si guarda a Mediobanca, il cui rating scende da hold a sell (indicazione di vendita) secondo gli analisti di Banca Akros. Vendite su Bpm e Mps, gli istituti interessati dagli aumenti di capitale. Fiat è debole dopo i dati deludenti sulle immatricolazioni di aprile, con la quota del Lingotto in diminuzione.
Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si porta a 157, in calo rispetto alla chisura di venerdì; il rendimento dei titoli italiani, sul mercato secondario, ha toccato il minimo dall'introduzione dell'euro del 3,03%. L'euro chiude stabile a 1,3875 dollari e 141,63 yen. Il rallentamento dell'industria manifatturiera cinese ha messo gli investitori sulla difensiva, spingendoli a rifugiarsi nello yen. La divisa nipponica, dopo aver toccato un massimo da due settimane a 101,84, si assesta a quota 102,11. Le quotazioni del petrolio arretrano a New York a causa della nuova flessione dell'indice Pmi cinese. Il light crude Wti di New York cede 22 cent a 99,54 dollari al barile, il Brent di Londra arretra di 1,03 dollari a 107,56 dollari al barile. Il caos in Ucraina, invece, continua a spingere l'oro: è in rialzo durante le contrattazioni in Asia dello 0,7% a 1.308,91 dollari.