MILANO - L'economia Usa nel primo trimestre si è contratta del 2,9%, il calo più forte dal primo trimestre 2009. Nella terza e conclusiva lettura, il dato è stato rivisto al ribasso rispetto al -1% della seconda lettura e al +0,1% della stima iniziale. A far peggiorare l'andamento del Prodotto americano in maniera così sensibile è stato l'intenso freddo che ha caratterizzato l'inverno nordamericano, ma gli analisti si aspettavano una contrazione più contenuta dell'1,7% e la sorpresa è quindi consistente. La revisione al ribasso paga, tra le varie voci, la correzione della spesa sanitaria, che passa dal +1% della seconda stima al -0,2% di quella finale.
Il dato più atteso è arrivato nel mezzo di una giornata incerta per i mercati, conclusa in rosso dalle Borse europee. "Gli investitori sono riluttanti a inseguire il mercato a livelli più alti in mezzo ai rischi geopolitici" di questi giorni. "Ora puntano a vendere e realizzare, visto che comunque i listini sono prossimi ai massimi, ma non credo che si tratterà di una correzione di grande portata: i fondamentali sono buoni. Certo che il rialzo del prezzo del petrolio potrebbe pesare sull'economia globale ed è per questo che il conflitto iracheno calamita l'attenzione". Nelle parole della mattinata di Osamu Koizumi, gestore di Tokyo, c'è la fotografia del momento dei mercati: sono preoccupati dall'evolversi della situazione irachena, dove l'Isis ha preso il controllo dei confini all'Ovest del Paese, e preferiscono non prendere ulteriori rischi, visto che molti listini hanno continuato - negli ultimi mesi - ad aggiornare record.
Agli investitori sono arrivate altre indicazioni importanti nel corso della giornata: le richieste di nuovi mutui negli Usa sono calate dell'1% nell'ultima settimana. Stesso andamento (-1%) per gli ordini di beni durevoli per il mese di maggio, contro attese per un livello invariato da parte degli analisti; altre novità riguardano poi le scorte di petrolio, con un'inattesa crescita degli stock degli Usa. Proprio sull'oro nero, gli Stati Uniti potrebbero imprimere una svolta alla loro politica aprendo la strada alle prime esportazioni di greggio da quarant'anni: lo starebbe valutando l'amministrazione Obama, secondo quanto scrive il Wsj.
Anche in Europa non sono mancate le rilevazioni macroeconomiche di peso. Ha cominciato la Germania, dove la fiducia dei consumatori tedeschi di luglio è salita a 8,9 punti, da 8,6 di giugno, secondo l'indice calcolato da Gfk: i consumatori sono tornati a mostrare ottimismo dopo quattro mesi. In Italia, la fiducia ha mostrato segni di cedimento per i timori sull'economia tricolore, mentre i dati sulle vendite al dettaglio hanno tracciato un netto rimbalzo, spiegato anche dall'effetto-Pasqua di aprile. Male, in Francia, la fiducia delle imprese che è calata a sorpresa a giugno: l'indice è a 98 punti dai 99 punti di maggio, contro una prevista conferma dei 99 punti del mese scorso.
In questo contensto i principali listini del Vecchio Continente hanno chiuso in ribasso. Milano ha ceduto lo 0,8%, Parigi ha limato l'1,28%, Londra lo 0,8% e Francoforte lo 0,71%. A Piazza Affari si è guardato ancora a Mediaset, impegnata nella battaglia con Sky per i diritti tv della Serie A: la Lega Calcio fa slittare ancora la decisione, ma si prova l'intesa tra i due contendenti. Tonfo dell'azione Mps, coinvolta nell'aumento di capitale da 5 miliardi: dopo una lunga volatilità, il titolo fa prezzo in ribasso di oltre 20 punti verso il prezzo teorico ex diritto. Bpm ha esultato invece alla rimozione degli add-on patrimoniali da parte di Bankitalia e passa nettamente in rialzo. Wall Street ha aperto debole con i dati sul Pil, ma poi ha recuperato terreno: alla chiusura il Dow Jones sale dello 0,29% a 16.867,32 punti, il Nasdaq avanza dello 0,68% a 4.379,76 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,5% a 1.959,4 punti.
Lo spread, la differenza tra il rendimento dei Btp e dei Bund tedeschi, si allarga in area 160 punti base, frutto più che altro della discesa dei rendimenti dei titoli di Germania, visto che i decennali italiani continuano a rendere il 2,85% sul mercato secondario. Il Tesoro ha intanto venduto tutti i 2,5 miliardi di euro in Ctz biennali aprile 2016 offerti nell'asta odierna, registrando un tasso di interesse in netto calo allo 0,591% dallo 0,786% pagato nel collocamento di fine maggio. Per il rendimento si tratta del nuovo minimo record, mentre la domanda si è rafforzata a 1,57 volte l'offerta. Raccolto anche 1 miliardo di euro con Btpei, indicizzati all'inflazione, in scadenza a settembre 2024: il rendimento lordo si posiziona all'1,62% in calo di 30 punti base rispetto alla precedente asta. Si tratta di un buon risultato prima degli appuntamenti più importanti del fine settimana, con i Bot semestrali per 7,5 miliardi di giovedì e i Btp a 5 e 10 anni per un massimo di 6,5 miliardi di venerdì.
Le Borse Ue seguono la seduta negativa della Borsa di Tokyo, che a sua volta ha trattato sulla falsariga delle Piazze americane e in linea con gli altri mercati asiatici: Shanghai è in calo di mezzo punto, Seul ha ceduto lo 0,6% e Sidney lo 0,5%. L'indice Nikkei dei 225 titoli principali della piazza nipponica ha chiuso a 15.266,61 punti, in calo dello 0,71%; la seduta è stata caratterizzata da scambi ridotti in una giornata in cui il cambio dollaro yen è rimasto pressochè stabile. L'euro resta sopra quota 1,36 dollari in chiusura dei mercati europei. La moneta unica viene scambiata a 1,3633 dollari, dopo aver oscillato tra un minimo di 1,3598 e un massimo di 1,3651 dollari.
Sul fronte delle materie prime, dopo aver tirato il fiato oggi il petrolio guadagna lo 0,1% attestandosi a 106,14 dollari al barile. I future ad agosto dell'oro si attestano in calo di 1,6 dollari, lo 0,1% a 1.319,70 dollari l'oncia.
Il dato più atteso è arrivato nel mezzo di una giornata incerta per i mercati, conclusa in rosso dalle Borse europee. "Gli investitori sono riluttanti a inseguire il mercato a livelli più alti in mezzo ai rischi geopolitici" di questi giorni. "Ora puntano a vendere e realizzare, visto che comunque i listini sono prossimi ai massimi, ma non credo che si tratterà di una correzione di grande portata: i fondamentali sono buoni. Certo che il rialzo del prezzo del petrolio potrebbe pesare sull'economia globale ed è per questo che il conflitto iracheno calamita l'attenzione". Nelle parole della mattinata di Osamu Koizumi, gestore di Tokyo, c'è la fotografia del momento dei mercati: sono preoccupati dall'evolversi della situazione irachena, dove l'Isis ha preso il controllo dei confini all'Ovest del Paese, e preferiscono non prendere ulteriori rischi, visto che molti listini hanno continuato - negli ultimi mesi - ad aggiornare record.
Agli investitori sono arrivate altre indicazioni importanti nel corso della giornata: le richieste di nuovi mutui negli Usa sono calate dell'1% nell'ultima settimana. Stesso andamento (-1%) per gli ordini di beni durevoli per il mese di maggio, contro attese per un livello invariato da parte degli analisti; altre novità riguardano poi le scorte di petrolio, con un'inattesa crescita degli stock degli Usa. Proprio sull'oro nero, gli Stati Uniti potrebbero imprimere una svolta alla loro politica aprendo la strada alle prime esportazioni di greggio da quarant'anni: lo starebbe valutando l'amministrazione Obama, secondo quanto scrive il Wsj.
Anche in Europa non sono mancate le rilevazioni macroeconomiche di peso. Ha cominciato la Germania, dove la fiducia dei consumatori tedeschi di luglio è salita a 8,9 punti, da 8,6 di giugno, secondo l'indice calcolato da Gfk: i consumatori sono tornati a mostrare ottimismo dopo quattro mesi. In Italia, la fiducia ha mostrato segni di cedimento per i timori sull'economia tricolore, mentre i dati sulle vendite al dettaglio hanno tracciato un netto rimbalzo, spiegato anche dall'effetto-Pasqua di aprile. Male, in Francia, la fiducia delle imprese che è calata a sorpresa a giugno: l'indice è a 98 punti dai 99 punti di maggio, contro una prevista conferma dei 99 punti del mese scorso.
In questo contensto i principali listini del Vecchio Continente hanno chiuso in ribasso. Milano ha ceduto lo 0,8%, Parigi ha limato l'1,28%, Londra lo 0,8% e Francoforte lo 0,71%. A Piazza Affari si è guardato ancora a Mediaset, impegnata nella battaglia con Sky per i diritti tv della Serie A: la Lega Calcio fa slittare ancora la decisione, ma si prova l'intesa tra i due contendenti. Tonfo dell'azione Mps, coinvolta nell'aumento di capitale da 5 miliardi: dopo una lunga volatilità, il titolo fa prezzo in ribasso di oltre 20 punti verso il prezzo teorico ex diritto. Bpm ha esultato invece alla rimozione degli add-on patrimoniali da parte di Bankitalia e passa nettamente in rialzo. Wall Street ha aperto debole con i dati sul Pil, ma poi ha recuperato terreno: alla chiusura il Dow Jones sale dello 0,29% a 16.867,32 punti, il Nasdaq avanza dello 0,68% a 4.379,76 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,5% a 1.959,4 punti.
Lo spread, la differenza tra il rendimento dei Btp e dei Bund tedeschi, si allarga in area 160 punti base, frutto più che altro della discesa dei rendimenti dei titoli di Germania, visto che i decennali italiani continuano a rendere il 2,85% sul mercato secondario. Il Tesoro ha intanto venduto tutti i 2,5 miliardi di euro in Ctz biennali aprile 2016 offerti nell'asta odierna, registrando un tasso di interesse in netto calo allo 0,591% dallo 0,786% pagato nel collocamento di fine maggio. Per il rendimento si tratta del nuovo minimo record, mentre la domanda si è rafforzata a 1,57 volte l'offerta. Raccolto anche 1 miliardo di euro con Btpei, indicizzati all'inflazione, in scadenza a settembre 2024: il rendimento lordo si posiziona all'1,62% in calo di 30 punti base rispetto alla precedente asta. Si tratta di un buon risultato prima degli appuntamenti più importanti del fine settimana, con i Bot semestrali per 7,5 miliardi di giovedì e i Btp a 5 e 10 anni per un massimo di 6,5 miliardi di venerdì.
Le Borse Ue seguono la seduta negativa della Borsa di Tokyo, che a sua volta ha trattato sulla falsariga delle Piazze americane e in linea con gli altri mercati asiatici: Shanghai è in calo di mezzo punto, Seul ha ceduto lo 0,6% e Sidney lo 0,5%. L'indice Nikkei dei 225 titoli principali della piazza nipponica ha chiuso a 15.266,61 punti, in calo dello 0,71%; la seduta è stata caratterizzata da scambi ridotti in una giornata in cui il cambio dollaro yen è rimasto pressochè stabile. L'euro resta sopra quota 1,36 dollari in chiusura dei mercati europei. La moneta unica viene scambiata a 1,3633 dollari, dopo aver oscillato tra un minimo di 1,3598 e un massimo di 1,3651 dollari.
Sul fronte delle materie prime, dopo aver tirato il fiato oggi il petrolio guadagna lo 0,1% attestandosi a 106,14 dollari al barile. I future ad agosto dell'oro si attestano in calo di 1,6 dollari, lo 0,1% a 1.319,70 dollari l'oncia.