MILANO - Piazza Affari crolla sotto i colpi della recessione italiana e con un calo del 2,7% chiude la peggior seduta dallo scorso 5 maggio tornando ai minimi dal 6 febbraio. Ma quella di oggi è una giornata complicata per tutti i mercati del Vecchio continente che sembrano ormai aver perso lo smalto dei primi mesi dell'anno. Da un lato ci sono le crescenti tensioni geopolitiche, dall'altro l'incertezza sulla solidità dalla ripresa economica, a rischio in tutta l'Eurozona, con crescenti preoccupazioni nei confronti dell'Italia che non riesce a invertire la rotta e rischia di mancare gli obiettivi fissati dall'Ue per fine anno in termini di deficit e debito.
A livello globale, si sono diffuse voci di un'imminente invasione dell'Ucraina da parte della Russia che hanno gettato il panico su Wall Street fin da ieri sera. Se così fosse le ripercussioni economiche sarebbero profonde: scatterebbero pesanti sanzioni verso Mosca che però avrebbero un forte impatto anche sull'Eurozona. La Russia è uno dei principali partner economici del Vecchio continente. Sul fronte macroeconomico, invece, i buoni dati in arrivo dagli Stati Uniti alimentano i timori che la Fed possa decidere di avviare la stretta monetaria con il rialzo progressivo del costo del denaro prima del previsto: gli addetti ai lavori temono che l'economia non sia ancora così solida da poter camminare da sola sulle proprie gambe.
Oggi, però, è il giorno nero dell'Italia: l'Istat ha certificato il ritorno in recessione del nostro Paese. Dopo il meno 0,1% dei primi tre mesi, tra aprile e giugno l'economia è calata dello 0,2%. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, però si dice convinto che il 3% di deficit/pil nel 2014, e anche nel 2015, "non sarà superato" e "non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva". In Germania, intanto calano gli ordini all'industria, mentre l'Istat registra il rimbalzo della produzione industriale italiana, che potrebbe far ben sperare per la fine dell'anno, ma il giudizio della Ue è laconico: "Ci saranno ripercussioni sui conti pubblici". E le opposizioni sono tornate all'attacco chiedendo al governo uno choc economico. Un problema in più per la Bce che domani torna a riunirsi.
La seduta di Piazza Affari è stata caratterizzata da una raffica di sospensioni al ribasso. E il Ftse Mib ha trascinato in rosso anche gli altri listini europei: Londra ha perso lo 0,69%, mentre Parigi ha ceduto lo 0,7% e Francoforte lo 0,73%. Sotto i riflettori ancora Telecom Italia dopo i conti e l'offerta di Telefonica per comprare la brasiliana Gvt. Occhi puntanti su Fiat dopo le indagini della Cina sul comportamento di Chrysler e sui timori per il recesso. In rialzo in area 170 punti lo spread tra Btp e Bund tedeschi: i titoli italiani rendono il 2,8%. Secondo Goldman Sachs la corsa al ribasso per i titoli periferici è finita: vendite anche sui bonos spagnoli. Wall Street inverte la rotta, proprio mentre le Borse europee chiudono: il Dow Jones sale dello 0,3% come l'S&P 500, mentre il Nasdaq avanza dello 0,4%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo: l'indice Nikkei ha perso l'1,05% a 15.159,79 punti. Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in rialzo a New York dove è scambiato a 97,64 dollari al barile, con il greggio Wti in rialzo dello 0,27%. L'oro, invece, è in calo dello 0,4% a 1.296,22 dollari l'oncia. Chiusura poco mossa dell'euro sempre sotto quota 1,34 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3355 dollari e a 136,72 yen.
A livello globale, si sono diffuse voci di un'imminente invasione dell'Ucraina da parte della Russia che hanno gettato il panico su Wall Street fin da ieri sera. Se così fosse le ripercussioni economiche sarebbero profonde: scatterebbero pesanti sanzioni verso Mosca che però avrebbero un forte impatto anche sull'Eurozona. La Russia è uno dei principali partner economici del Vecchio continente. Sul fronte macroeconomico, invece, i buoni dati in arrivo dagli Stati Uniti alimentano i timori che la Fed possa decidere di avviare la stretta monetaria con il rialzo progressivo del costo del denaro prima del previsto: gli addetti ai lavori temono che l'economia non sia ancora così solida da poter camminare da sola sulle proprie gambe.
Oggi, però, è il giorno nero dell'Italia: l'Istat ha certificato il ritorno in recessione del nostro Paese. Dopo il meno 0,1% dei primi tre mesi, tra aprile e giugno l'economia è calata dello 0,2%. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, però si dice convinto che il 3% di deficit/pil nel 2014, e anche nel 2015, "non sarà superato" e "non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva". In Germania, intanto calano gli ordini all'industria, mentre l'Istat registra il rimbalzo della produzione industriale italiana, che potrebbe far ben sperare per la fine dell'anno, ma il giudizio della Ue è laconico: "Ci saranno ripercussioni sui conti pubblici". E le opposizioni sono tornate all'attacco chiedendo al governo uno choc economico. Un problema in più per la Bce che domani torna a riunirsi.
La seduta di Piazza Affari è stata caratterizzata da una raffica di sospensioni al ribasso. E il Ftse Mib ha trascinato in rosso anche gli altri listini europei: Londra ha perso lo 0,69%, mentre Parigi ha ceduto lo 0,7% e Francoforte lo 0,73%. Sotto i riflettori ancora Telecom Italia dopo i conti e l'offerta di Telefonica per comprare la brasiliana Gvt. Occhi puntanti su Fiat dopo le indagini della Cina sul comportamento di Chrysler e sui timori per il recesso. In rialzo in area 170 punti lo spread tra Btp e Bund tedeschi: i titoli italiani rendono il 2,8%. Secondo Goldman Sachs la corsa al ribasso per i titoli periferici è finita: vendite anche sui bonos spagnoli. Wall Street inverte la rotta, proprio mentre le Borse europee chiudono: il Dow Jones sale dello 0,3% come l'S&P 500, mentre il Nasdaq avanza dello 0,4%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo: l'indice Nikkei ha perso l'1,05% a 15.159,79 punti. Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in rialzo a New York dove è scambiato a 97,64 dollari al barile, con il greggio Wti in rialzo dello 0,27%. L'oro, invece, è in calo dello 0,4% a 1.296,22 dollari l'oncia. Chiusura poco mossa dell'euro sempre sotto quota 1,34 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3355 dollari e a 136,72 yen.