Economia

Draghi spinge in basso l'euro: la moneta unica scivola verso 1,27 dollari. Borse giù

La divisa Ue ai minimi dal novembre 2012 in scia alle parole di Draghi, "pronto ad agire" contro la stagnazione economica. I trader confidano in nuove iniziative Bce dopo la deludente asta Tltro. I mercati europei chiudono in rosso in sica alla debolezza di Wall Street

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MILANO - Mario Draghi non sarà ancora riuscito a far trasmettere il credito all'economia reale, ma i trader confidano nel fatto che farà di più per combattere la deflazione e la stagnazione in Europa e spingono in ribasso l'euro, verso livelli che non si vedevano da anni contro il dollaro. Oggi la moneta unica del Vecchio Continente chiude in calo a 1,2731 dollari e 138,49 yen ma recupera dal minimo di seduta di 1,2697 dollari, la quotazione più bassa dal novembre 2012, toccato stamane.

Si fanno sentire dunque le aspettative negative sull'economia europea, certificate anche dagli ultimi dati sulla fiducia delle imprese tedesche, con gli investitori che scommettono su un massiccio intervento della Bce. La prima asta di liquidità Tltro indetta dalla Bce, con la quale le banche possono prelevare denaro pagandolo pochissimo (0,15%) ma con l'impegno di erogarlo alle imprese e non investirlo in titoli di Stato o simili, è andata ben sotto le aspettative. Ma la volontà di ampliare il bilancio della Bce di mille miliardi, chiaramente manifestata dal governatore, incoraggia le banche: come nota Bloomberg, da Morgan Stanley a Ubs non si sono impressionati per la poca liquidità prelevata alla Tltro (82 miliardi contro attese fino a 300) perché la promessa di Draghi di più euro in circolazione significa che la moneta unica non potrà far altro che svalutarsi.

Anche oggi, il governatore ha ricordato a mezzo stampa che la crescita Ue è debole e che l'Eurotower è pronta ad agire. In un discorso in Lituania, in vista dell'ingresso del Paese nell'Eurozona, Draghi ha ricordato che il "consolidamento dei conti" è la base per una crescita sostenibile sul lungo periodo e ha additato la regione baltica come esempio di ripresa "anche senza ricorrere alla svalutazione monetaria". All'arco della Bce, ad oggi, sembra esser rimasta solo la possibilità di un quantitative easing, un acquisto massiccio di titoli sul mercato, che pure per molti potrebbe non essere risolutivo della crisi. Lo stesso governatore, anche con le parole di oggi, ricorda d'altra parte che non può nulla senza l'attivo riformismo della politica.

Se si considera che, dall'altra parte dell'Atlantico, la Federal Reserve sta attuando una politica opposta e va verso la fine degli stimoli straordinari e l'innalzamento del costo del denaro, si capisce come molti operatori vedano possibile un cambio euro/dollaro di 1,2 nel corso del 2015.

Mentre l'euro si ritaglia il ruolo di protagonista di giornata con questi movimenti importanti, sui mercati azionari torna l'instabilità dopo l'inizio debole di ottava e il rally di ieri. Milano che in mattinata aveva segnato importanti rialzi inverte la rotta e chiude in rosso dell'1,35%, Londra lo 0,99%, Parigi l'1,32%, mentre Francoforte arretra dell'1,57%. Tra i singoli titoli del Ftse Mib, prova a rimbalzare Mediaset, reduce da una serie di ribassi che hanno portato il titolo ai minimi da oltre un mese. In luce anche Finmeccanica e Telecom Italia.

Dagli Usa, intanto, le richieste di sussidi alla disoccupazione sono salite la scorsa settimana di 12.000 unità a quota 293.000. Il dato è migliore delle attese degli analisti che scommettevano su quota 296.000. Gli ordini di beni durevoli sono scesi del 18,2%, come previsto dagli analisti. E cosi anche Wall Street accelera al ribasso, con l'impressione dei trader che si faccia più vicino un rialzo del costo del denaro: mentre in Europa le contrattazioni si avviano a chiusura, il Dow Jones cede l'1,2%, l'S&P 500 arretra dell'1,3% e il Nasdaq è il più attardato a -1,7%. Pesa anche il fatto che la Russia stia pensando di legiferare per garantirsi la possibilità di sequestrare gli asset stranieri in patria, come risposta alle sanzioni occidentali. Soffre Apple, che paga le difficoltà dell'aggiornamento del sistema operativo iOS8.

Gli investitori guardano, sul fronte macro, alle vendite al dettaglio in Italia e all'andamento delle retribuzioni: le prime sono calate ancora a luglio nel raffronto annuo (-1,5%), mentre le seconde sono salite dell'1,1% ad agosto rispetto al 2013. La Bce registra i primi segnali di miglioramento sul fronte dei prestiti, che comunque restano in contrazione. Negli Usa verranno poi pubblicate le richieste di sussidi per la disoccupazione, gli ordini di beni durevoli e l'indice dell'attività manifatturiera della Fed di Kansas City. Lo spread, il differenziale tra il rendimento di Btp e Bund, è stabile a 137 punti base per un rendimento del 2,35%. Il Tesoro ha venduto tutti i 2,75 miliardi di euro di ammontare massimo offerto nell'asta dei Ctz 2016: il tasso medio sale allo 0,385% dallo 0,326% del 26 agosto scorso. Venduti anche 1,47 miliardi di Btp indicizzati all'inflazione dell'Eurozona contro un obiettivo massimo di 1,5 miliardi.

In Asia si è registrato un andamento contrario rispetto a mercoledì: deboli le Piazze di Asia e Pacifico, in progresso Tokyo. Il Nikkei ha chiuso in netto rialzo, spinta in territorio positivo, fin dall'inizio della seduta, dal netto rimbalzo di Wall Street e dal nuovo indebolimento dello yen rispetto al dollaro. Alla fine ha chiuso in rialzo dell'1,3% a 16.374,14 punti. Il livello toccato dall'indice Nikkei a fine seduta è il più alto da sette anni, dopo due giornate consecutive di calo.

L'offensiva contro l'Isis e l'aumento delle tensioni in Medio Oriente continuano a trainare al rialzo le quotazioni petrolifere. Nei primi scambi a New York il light crude Wti avanza i 37 cent a 93,17 dollari al barile. Si conferma meno mosso il barile di Brent, che avanza di 3 cent a 96,98 dollari. L'oro a dicembre scende di 9,6 dollari, lo 0,8% a 1.209,9 dollari l'oncia.