MILANO - I dati sulla produzione industriale nel Vecchio continente mostrano un piccolo segnale di rimbalzo, ma ancor più tenue delle pur flebili aspettative degli analisti. A settembre, la produzione industriale nell'Eurozona e nella Ue è aumentata dello 0,6% rispetto ad agosto (stessa variazione sul settembre 2013), quando si vide un calo dell'1,4% e dell'1,2% rispettivamente. L'Italia mette in evidenza la sua debolezza rispetto alle altre grandi economie: -0,9% rispetto ad agosto, -2,9% rispetto a un anno prima (dopo -0,7%). Peggio di quanto accada altrove: Germania +1,7% rispetto ad agosto, Spagna +1%, Francia +0,1%.
Nel complesso, il dato è poco sotto le attese degli analisti, per un incremento dello 0,7%, e fornisce a Mario Draghi ulteriori elementi per mostrare al board della Bce che è necessario intervenire in fretta per rilanciare l'economia europea. Il tutto in attesa dei dati più 'pesanti' sul Pil e la dinamica dell'inflazione previsti per i prossimi giorni (agenda).
In questa fase attendista, "potremmo vedere un consolidamento delle posizioni raggiunte sui mercati degli Stati Uniti, dopo il recente rally", spiega Desmond Chua, strategist per Cmc Markets. "Gli investitori sono alla finestra, in attesa dei dati economici chiave per verificare se le attuali valutazioni molto alte sono giustificabili" nei fondamentali economici. Proprio riferendosi alla cautela che anticipa l'uscita del Pil europeo, Chua sottolinea che "dati inferiori alle attese potrebbero innescare un'ulteriore spirale verso il basso dei prezzi delle materie prime o persino degli indici azionari". Proprio il petrolio è oggetto in questi giorni di nuovi cedimenti, con il Brent che ormai vede quota 80 dollari al barile.
In questo contesto, Milano amplia il calo in chiusura e trascinata al ribasso dalle banche cede il 2,87% e azzera i timidi recuperi delle ultime due settimane. A pesare è soprattutto il comparto del credito, osservato speciale dopo che le autorità Usa, Uk e svizzere hanno multato 5 grandi istituti per lo scandalo delle manipolazioni sui cambi con 3,3 miliardi di dollari di sanzioni. In Italia, si guarda a Ubi ma per i conti trimestrali: l'utile dei nove mesi balza a quasi 150 milioni. Sotto pressione invece il Banco Popolare dopo i risultati intermedi. Di segno opposto la reazione di Moncler (positiva) ed Enel (negativa), dopo le trimestrali. Vola Mediaset all'indomani dei conti, in rosso ma con prospettive di miglioramento. Pesanti anche le altre Borse d'Europa, che scontano pure i segnali negativi da Wall Street: Londra ha perso lo 0,38% tenuta a galla dai titoli minerari, Francoforte l'1,76% e Parigi l'1,57%.
Ieri la Borsa americana ha vissuto una giornata poco mossa, che è bastata comunque a Dow Jones e S&P 500 per aggiornare i precedenti massimi record, per la quinta giornata consecutiva. Oggi Wall Street è stata debole: in chiusura il Dow Jones ha perso lo 0,02%, il Nasdaq è salito dello 0,31%, mentre lo S&P 500 ha ceduto lo 0,1%.
Sul fronte obbligazionario, il Tesoro ha collocato Bot annuali per 6,5 miliardi di euro a un tasso dello 0,335%, in attesa crescita rispetto allo 0,301% dell'asta di metà ottobre. Si tratta del rendimento più elevato dallo scorso luglio. La domanda è risultata pari a 1,78 volte l'offerta. Domani invece sarà il turno di titoli pluriennali con l'allocazione di Btp a 3, 7 e 15 anni per un importo massimo di 6 miliardi. Dopo l'asta lo spread Btp-Bund sale leggermente: il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi viaggia a 154 punti base, in linea con la chiusura di ieri e con un rendimento del Btp decennale al 2,36%.
In Europa, al di là della produzione industriale, la protagonista di giornata è la Gran Bretagna: la disoccupazione Uk è risultata stabile al 6% a settembre. Il paese registra 115mila disoccupati in meno rispetto all'anno precedente, ma il dato è leggermente inferiore alle attese degli analisti (5,9%). Si tratta di indicazioni importanti per la Banca centrale d'Inghilterra, avviata al percorso di innalzamento dei tassi forse prima ancora della Fed. In Germania, i cinque saggi pubblicano la revisione delle stime di crescita della potenza economica europea e intanto i prezzi all'ingrosso mostrano un nuovo calo, dello 0,7% annuo, a ottobre dopo il -0,9% di settembre. Il superindice dell'Ocse, invece, rileva che la crescita economica in Europa rimane "debole", con l'Eurozona che continua a mostrare "una perdita di slancio" e "segnali di rallentamento più marcati nel caso di Germania e Italia", mentre in Francia la situazione risulta "stabile". Negli Usa, intanto, le richieste di nuovi mutui sono calate dello 0,9%.
L'euro recupera qualcosa e chiude a 1,2474 dollari e 143,62 yen, al termine di una giornata non ricchissima di spunti per il mercato dei cambi. La divisa nipponica continua ad arretrare sul biglietto verde e aggiorna il minimo da sette anni a quota 116 per poi recuperare a 115,09. La tendenza resta comunque al ribasso per la divisa nipponica, alla luce delle aspettative di un ulteriore allentamento della politica monetaria della BoJ e della possibilità di elezioni anticipate.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha registrato una chiusura positiva: con il +0,43% ha aggiornato i massimi degli ultimi 7 anni. Giovano agli scambi i rumor secondo cui il premier Shinzo Abe potrebbe decidere il rinvio del rialzo dell'Iva dall'8% al 10%, operativo da ottobre 2015 in base al piano attuale, per non appesantire l'economia. Per scongiurare questo innalzamento, dopo che nell'aprile scorso si è passati dal 5 all'8% secondo il piano ereditato dal vecchio governo, Abe potrebbe chiamare di nuovo al voto i giapponesi per rafforzare la sua maggioranza. L'indice Nikkei, pur cedendo nel finale, è salito di 72,94 punti, a 17.197,05. Il governatore della BoJ, Haruhiko Kuroda, ha detto che "è importante mantenere la fiducia nelle finanze pubbliche" invitando "il governo a procedere con la riforma fiscale".
Come accennato, sono ancora in calo le quotazioni del petrolio sui mercati, dopo che l'Opec ha ribadito di non voler tagliare la produzione nonostante il ribasso dei prezzi. I dati di ottobre, comunque, mostrano un calo della produzione di greggio, scesa di 226.400 barili al giorno nel mese scorso in scia al taglio bruso in Arabia Saudita. A New York, alla chiusura dei mercati europei, il light crude Wti cede circa mezzo punto percentuale a 77,5 dollari al barile, il Brent di Londra perde l'1% sotto la soglia di 81 dollari al barile. In un trend di debolezza, l'oro riesce a stabilizzarsi a 1.164 dollari l'oncia. Fra gli investitori resta l'attesa sulle mosse della Federal Reserve Usa in merito ai tassi di interesse (segui le quotazioni delle materie prime).
Nel complesso, il dato è poco sotto le attese degli analisti, per un incremento dello 0,7%, e fornisce a Mario Draghi ulteriori elementi per mostrare al board della Bce che è necessario intervenire in fretta per rilanciare l'economia europea. Il tutto in attesa dei dati più 'pesanti' sul Pil e la dinamica dell'inflazione previsti per i prossimi giorni (agenda).
In questa fase attendista, "potremmo vedere un consolidamento delle posizioni raggiunte sui mercati degli Stati Uniti, dopo il recente rally", spiega Desmond Chua, strategist per Cmc Markets. "Gli investitori sono alla finestra, in attesa dei dati economici chiave per verificare se le attuali valutazioni molto alte sono giustificabili" nei fondamentali economici. Proprio riferendosi alla cautela che anticipa l'uscita del Pil europeo, Chua sottolinea che "dati inferiori alle attese potrebbero innescare un'ulteriore spirale verso il basso dei prezzi delle materie prime o persino degli indici azionari". Proprio il petrolio è oggetto in questi giorni di nuovi cedimenti, con il Brent che ormai vede quota 80 dollari al barile.
In questo contesto, Milano amplia il calo in chiusura e trascinata al ribasso dalle banche cede il 2,87% e azzera i timidi recuperi delle ultime due settimane. A pesare è soprattutto il comparto del credito, osservato speciale dopo che le autorità Usa, Uk e svizzere hanno multato 5 grandi istituti per lo scandalo delle manipolazioni sui cambi con 3,3 miliardi di dollari di sanzioni. In Italia, si guarda a Ubi ma per i conti trimestrali: l'utile dei nove mesi balza a quasi 150 milioni. Sotto pressione invece il Banco Popolare dopo i risultati intermedi. Di segno opposto la reazione di Moncler (positiva) ed Enel (negativa), dopo le trimestrali. Vola Mediaset all'indomani dei conti, in rosso ma con prospettive di miglioramento. Pesanti anche le altre Borse d'Europa, che scontano pure i segnali negativi da Wall Street: Londra ha perso lo 0,38% tenuta a galla dai titoli minerari, Francoforte l'1,76% e Parigi l'1,57%.
Ieri la Borsa americana ha vissuto una giornata poco mossa, che è bastata comunque a Dow Jones e S&P 500 per aggiornare i precedenti massimi record, per la quinta giornata consecutiva. Oggi Wall Street è stata debole: in chiusura il Dow Jones ha perso lo 0,02%, il Nasdaq è salito dello 0,31%, mentre lo S&P 500 ha ceduto lo 0,1%.
Sul fronte obbligazionario, il Tesoro ha collocato Bot annuali per 6,5 miliardi di euro a un tasso dello 0,335%, in attesa crescita rispetto allo 0,301% dell'asta di metà ottobre. Si tratta del rendimento più elevato dallo scorso luglio. La domanda è risultata pari a 1,78 volte l'offerta. Domani invece sarà il turno di titoli pluriennali con l'allocazione di Btp a 3, 7 e 15 anni per un importo massimo di 6 miliardi. Dopo l'asta lo spread Btp-Bund sale leggermente: il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi viaggia a 154 punti base, in linea con la chiusura di ieri e con un rendimento del Btp decennale al 2,36%.
In Europa, al di là della produzione industriale, la protagonista di giornata è la Gran Bretagna: la disoccupazione Uk è risultata stabile al 6% a settembre. Il paese registra 115mila disoccupati in meno rispetto all'anno precedente, ma il dato è leggermente inferiore alle attese degli analisti (5,9%). Si tratta di indicazioni importanti per la Banca centrale d'Inghilterra, avviata al percorso di innalzamento dei tassi forse prima ancora della Fed. In Germania, i cinque saggi pubblicano la revisione delle stime di crescita della potenza economica europea e intanto i prezzi all'ingrosso mostrano un nuovo calo, dello 0,7% annuo, a ottobre dopo il -0,9% di settembre. Il superindice dell'Ocse, invece, rileva che la crescita economica in Europa rimane "debole", con l'Eurozona che continua a mostrare "una perdita di slancio" e "segnali di rallentamento più marcati nel caso di Germania e Italia", mentre in Francia la situazione risulta "stabile". Negli Usa, intanto, le richieste di nuovi mutui sono calate dello 0,9%.
L'euro recupera qualcosa e chiude a 1,2474 dollari e 143,62 yen, al termine di una giornata non ricchissima di spunti per il mercato dei cambi. La divisa nipponica continua ad arretrare sul biglietto verde e aggiorna il minimo da sette anni a quota 116 per poi recuperare a 115,09. La tendenza resta comunque al ribasso per la divisa nipponica, alla luce delle aspettative di un ulteriore allentamento della politica monetaria della BoJ e della possibilità di elezioni anticipate.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha registrato una chiusura positiva: con il +0,43% ha aggiornato i massimi degli ultimi 7 anni. Giovano agli scambi i rumor secondo cui il premier Shinzo Abe potrebbe decidere il rinvio del rialzo dell'Iva dall'8% al 10%, operativo da ottobre 2015 in base al piano attuale, per non appesantire l'economia. Per scongiurare questo innalzamento, dopo che nell'aprile scorso si è passati dal 5 all'8% secondo il piano ereditato dal vecchio governo, Abe potrebbe chiamare di nuovo al voto i giapponesi per rafforzare la sua maggioranza. L'indice Nikkei, pur cedendo nel finale, è salito di 72,94 punti, a 17.197,05. Il governatore della BoJ, Haruhiko Kuroda, ha detto che "è importante mantenere la fiducia nelle finanze pubbliche" invitando "il governo a procedere con la riforma fiscale".
Come accennato, sono ancora in calo le quotazioni del petrolio sui mercati, dopo che l'Opec ha ribadito di non voler tagliare la produzione nonostante il ribasso dei prezzi. I dati di ottobre, comunque, mostrano un calo della produzione di greggio, scesa di 226.400 barili al giorno nel mese scorso in scia al taglio bruso in Arabia Saudita. A New York, alla chiusura dei mercati europei, il light crude Wti cede circa mezzo punto percentuale a 77,5 dollari al barile, il Brent di Londra perde l'1% sotto la soglia di 81 dollari al barile. In un trend di debolezza, l'oro riesce a stabilizzarsi a 1.164 dollari l'oncia. Fra gli investitori resta l'attesa sulle mosse della Federal Reserve Usa in merito ai tassi di interesse (segui le quotazioni delle materie prime).