Economia

Incertezza dai sondaggi su Brexit. Mercati alla finestra

Uk, i sondaggi in vista di giovedì sono contrastanti: margine risicato tra le opzioni "restare" e "lasciare" l'Unione europea. I listini europei trovano supporto dalla fiducia delle imprese tedesche. Janet Yellen in audizione al Congresso: la Fed sarà cauta, rialzi dei tassi graduali. Draghi al Parlamento Ue: "Pronti a tutto per Brexit"

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MILANO - I sondaggi sulla volontà o meno dei cittadini britannici di rimanere all'interno dell'Unione europea continuano a mescolare le carte. Secondo l'esercizio condotto da YouGov/Times il "leave", cioè l'uscita dalla Ue, condurrebbe al 44% contro il 42% del "remain"; diversa la situazione fotografata da ORB/Daily Telegraph, con un netto vantaggio degli eurofavorevoli con il 53% dei voti. Insomma, a due giorni dal referendum sulla Brexit le distanze sono estremamente risicate e ogni pronostico sembra azzardato. Il voto di giovedì 23 giugno resta dunque lo spauracchio principale per i mercati, che sono reduci da due sedute di netto recupero.

L'attenzione degli investitori va anche alle parole di Janet Yellen, che riferisce per due giorni consecutivi al Congresso sullo stato di salute dell'economia Usa. La presidente della Banca centrale Usa ha confermato che la Fed procederà con cautela nell'aumentare i tassi di interesse, con un percorso che sarà graduale. L'incertezza legata al referendum Uk ha già bloccato la Fed nella riunione di giugno e ora il mercato ha dimezzato le chances di stretta monetaria anche per settembre, portandole al 30%. Yellen ha parlato di "significative ripercussioni economiche" in caso di vittoria del "leave".

Un nuovo ritardo nell'azione della Banca centrale americana potrebbe indebolire il dollaro. Intanto, a due giorni dal referendum Uk, l'euro chiude sotto 1,13 dollari e la sterlina rafforza le posizioni raggiunte recentemente, ai massimi contro il dollaro da quando il referendum è stato indetto. La moneta europea passa di mano a 1.1258 dollari e 117,96 yen. Dollaro/yen a 104,56. La sterlina sale a 76,56 pence sull'euro, il top da tre settimane, e avanza a 1,4731 sul biglietto verde.

I mercati europei chiudono una giornata interlocutoria cominciata in rosso. Milano guadagna lo 0,45%. Londra recupera sul finale e chiude a +0,36%, Francoforte aggiunge lo 0,54% e Parigi lo 0,61%. In lieve ampliamento lo spread tra Btp e Bund tedeschi, che pure ha ricucito le distanze negli ultimi giorni: il differenziale di rendimento tra i due decennali veleggia sui 138 punti base e il titolo italiano rende l'1,43% sul mercato secondario. Wall Street tratta in cauto rialzo: quando i mercati europei chiudono, il Dow Jones e lo S&P500 avanzano dello 0,2% mentre il Nasdaq è invariato.

In mattinata, i listini asiatici hanno trattato in positivo: l'indice Msci Asia Pacific che traccia l'andamento dell'area si è mosso in buon recupero per il terzo giorno consecutivo. L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dell'1,28%% a quota 16.169,11 punti.

Mario Draghi, presidente della Bce, intervenendo al Parlamento europeo ha ricordato che senza le politiche della Banca centrale, l'Europa starebbe molto peggio in quanto a crescita e inflazione. Su Brexit, ha segnalato che l'Eurtower è pronta a qualsiasi evenienza. Il suo intervento cade alla vigilia dell'asta Tltro2, con la quale Francoforte offre denaro a interessi anche negativi alle banche che s'impegnano a veicolarlo all'economia reale. Dal fronte macroeconomico si registra il balzo della fiducia delle imprese tedesche: l'indice Zew è salito a giugno a 19,2 punti e ha messo tra parentesi la preoccupazione per la Brexit. Da segnalare, poi, il verdetto della Corte costituzionale tedesca sul piano Omt della Bce: l'ombrello anti-spread aperto durante la fase più acuta della crisi del debito sovrano, è stato ritenuto legittimo dai giudici in Germania. Al di là della Yellen, negli Usa si guarda all'indice Johnson Redbook sulle vendite retail (l'agenda della settimana).

Il petrolio tratta in ribasso a New York per le prese di benefici degli investitori. Quando volge al termine la giornata borsistica del Vecchio continente, il Wti cede ben due punti percentuali a 48,35 dollari al barile, il Brent arretra sotto 50 dollari. L'oro accelera i ribassi: il metallo con consegna immediata scambia poco sopra 1.270 dollari l'oncia.