Economia

I listini Ue chiudono deboli, si stabilizzano le materie prime

(reuters)
Il rafforzamento del dollaro, legato al rialzo imminente dei tassi da parte della Fed, innesca una fase di ribassi per le commodity. Il petrolio Wti arriva sotto 50 dollari al barile, oro ai minimi da cinque anni; poi la ripresa. Sui mercati domina la cautela in attesa del secondo pacchetto di riforme di Atene: Milano perde l'1,3%
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MILANO - La fase ribassista delle materie prime conquista la ribalta nelle sale operative, mentre le Borse europee partono sulla falsariga di ieri, salvo poi ritracciare con qualche presa di beneficio. Resta di fondo, comunque, il trend positivo innestato dalla risoluzione (almeno per ora) della vicenda greca: il terzo piano di salvataggio è pronto a partire, si attende l'istruttoria tecnica e l'approvazione, mercoledì dal Parlamento di Atene, della seconda tranche di riforme chieste dai creditori.

Ieri si è verificato un forte sell-off (vendite generalizzate) dell'oro, che tratta intorno ai minimi da cinque anni in scia all'andamento deludente degli acquisti di lingotti da parte della Cina. Sono bastati pochi minuti di movimenti speculativi a Shanghai per abbattere il corso del lingotto, ma anche il petrolio è sotto pressione. Su tutte le commodity pesa l'approssimarsi del rialzo dei tassi Fed - il primo dal 2006 - che verosimilmente terrà il dollaro su livelli di forza. Il petrolio Wti è arrivato a infrangere al ribasso la soglia di 50 dollari al barile nella prima mattinata, per poi recuperare: a New York, alla chiusura dei mercati europei, le quotazioni salgono di un punto percentuale circa a 50,7 dollari. L'oro ad agosto resta aggrappato alla soglia di 1.100 dollari l'oncia (le materie prime).

Mentre si registrano questi scossoni sulle commodity, gli investitori si mostrano cauti dopo le ultime sedute di rialzi. Piazza Affari ha rivisto livelli massimi dalla fine del 2009 e oggi Milano, che aveva aperto in rialzo, peggiora con l'avanzare delle contrattazioni fino a chiudere in calo dell'1,32%, sotto la soglia di 24mila punti. Anche le altre Ue terminano deboli: Parigi cede lo 0,7%, Londra arretra dello 0,29% e Francoforte perde l'1,12%. Tra i singoli titoli milanesi, rialzo per Astaldi che ha firmato un contratto in joint venture da oltre 1 miliardo in Russia. Occhi ancora su Exor: dopo il rialzo su PartnerRe, si aprono negoziati con la compagnia di riassicurazione delle Bermuda. Wall Street, reduce da una seduta contrastata che ha comunque portato il Nasdaq al terzo record consecutivo, tratta debole: quando in Europa i listini si avviano a chiusura il Dow Jones perde un punto percentuale, lo S&P500 lo 0,3% come il listino tecnologico.

Si stabilizzano i bond italiani e spagnoli: lo spread tra Btp e Bund risale leggermente verso 120 punti base, mentre il rendimento del Btp decennale è all'1,9%. Chiusura in rialzo per l'euro sopra quota 1,09 dollari: la moneta unica passa di mano a 1,0931 dollari e a 135,35 yen. Dollaro che cede anche nei confronti della valuta nipponica a 123,80 yen (le valute). A maggio, il surplus delle partite correnti dell'Unione europea è aumentato a 13 miliardi rispetto al surplus di 11,9 miliardi ad aprile e di 4,8 miliardi un anno prima.

In mattinata, anche le Borse asiatiche hanno proseguito la fase positiva: Tokyo ha segnato un rialzo dello 0,93% con il Nikkei a 20,841.97 punti. In Asia ha fatto scalpore la notizia di Toshiba: la società ha gonfiato i bilanci negli ultimi anni e mezzo cda si è dimesso. Tutti i principali listini dell'Est hanno trattato d'altra parte positivi, Shanghai (+0,5%) e Hong Kong (+0,5%) inclusi.