Economia

Le Borse rimbalzano dopo la Fed. Pil Usa sotto le attese: +2,3%

(afp)
I mercati del Vecchio continente sono tornati a speculare sul rialzo dei tassi Usa: il governatore Janet Yellen non ha dato indicazioni precisi, ma preferisce aspettare i prossimi dati sull'occupazione. Milano guadagna lo 0,6%. Germania, tasso di senza lavoro stabile al 6,4%
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MILANO - Le Borse del Vecchio consolidano con fatica il rimbalzo della vigilia in scia al buon umore dei listini asiatici, che sono stati sostenuti dai buoni risultati delle trimestrali giapponesi. L'incertezza di giornata è piuttosto dovuta alla Federal Reserve che ieri sera, al termine della riunione di due giorni del Fomc, non ha dato nuove indicazioni sulla tempistica del rialzo dei tassi d'interesse fermi, ormai, dal 2008 (ma in discesa già dal 2006). L'economia americana registra per altro una crescita sostenuta, ma inferiore alle attese: il Pil nel secondo trimestre sale del 2,3% dopo il +0,6% nei primi tre mesi, contro aspettative degli analisti per un +2,6%. Sui mercati, quindi, sono riprese le speculazioni: gli addetti ai lavori si aspettano una prima stretta tra settembre e ottobre. Il governatore, Janet Yellen, ha però ribadito che non sarà fatto nulla fino a quando la ripresa del mercato del lavoro - già solida - si sarà stabilizzata. A questo punto saranno decisivi i prossimi rilevamenti sul tasso di disoccupazione per capire se davvero gli Stati Uniti si stanno avvicinando alla "piena occupazione".

Wall Street chiude poco mossa e contrastata. Il Dow Jones ha terminato le contrattazioni con un -0,03% a 17.745,98 punti. Il Nasdaq segna un lieve rialzo dello 0,33% a quota 5.128,79.  A Milano, Piazza Affari dopo una mattinata incerta si porta in rialzo fino a chiudere con un progresso dello 0,63%. In ordine sparso gli altri listini Ue: Londra aggiunge lo 0,57%, Francoforte lo 0,4% e Parigi lo 0,58%. Giornata di conti sul listino meneghino: si segnalano, tra gli altri, Generali, Eni ed Enel. Fca chiude da prima della classe con un rialzo vicino al 6%. L'euro chiude debole a 1,0922 dollari e 135,80 yen. Il dollaro è trainato dall'ottimismo della Fed sulle prospettive dell'economia Usa, che lasciano la porta aperta a un primo taglio dei tassi a settembre. Il biglietto verde avanza così a 124,36 yen. Lo spread si mantiene stabile a 118 punti i Btp che rendono l'1,83%: il mercato secondario si è quindi allineato all'esito dell'asta del Tesoro che oggi ha venduto Btp a 5 e 10 anni con rendimenti in calo. In particolare sono stati collocati Btp a 10 anni per 2,48 miliardi a un rendimento dell'1,83% contro il 2,35% dell'asta precedente e Btp a 5 anni per 0,77% contro l'1,25% dell'operazione precedente per 1,908 miliardi. Collocati anche Cct per 1,75 miliardi allo 0,67%.

Sul fronte macroeconomico di giornata, attenzione al bollettino economico della Bce, mentre dalla Germania arrivano i dati sulla disoccupazione, che resta stabile al 6,4% in linea con le attese. Da segnalare anche che l'inflazione tedesca a luglio cresce dello 0,2%, dato preliminare inferiore alle attese degli analisti (+0,3%). Nell'Eurozona, l'indice dell'attività economica è salito a +0,39 punti a luglio, da +0,14 a giugno e +0,28 a maggio, ai massimi dal maggio 2014. Ancora centrali gli Usa, con le richieste di sussidi di disoccupazione in crescita di 12mila unità a quota 267mila.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo sostenuta dal rally di Wall Street e dall'ottimismo alimentato dalla Federal Reserve sull'economia Usa. Tra le materie prime, alla chiusura dei mercati Ue il petrolio a settembre perde slancio ma segna comunque un timido recupero verso la soglia di 49 dollari al barile; restano sotto i 1.100 dollari l'oncia, invece, le quotazioni dell'oro che stanno per chiudere il mese con un calo del 6,8%, il più forte dal 2013. Ad incidere la possibilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.