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I listini europei crollano con la caduta dei profitti industriali in Cina

Gli utili nel colosso asiatico hanno registrato il peggior tonfo degli ultimi quattro anni. Auto pesante con Volkswagen, Glencore sprofonda sulla debolezza delle materie prime. Il Tesoro piazza 6,5 miliardi di Bot con rendimenti in leggero rialzo. Venerdì i dati sul lavoro Usa, debole Wall Street

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MILANO - I listini europei chiudono pesanti la prima seduta della settimana che si concluderà con i dati sul lavoro Usa: un indicatore che potrà orientare ulteriormente la Federal Reserve verso l'innalzamento dei tassi. Ma l'inizio di ottava è tutto dedicato alla Cina, dove l'andamento dei profitti industriali è sceso come non mai negli ultimi quattro anni e ha evidenziato il rallentamento economico della potenza asiatica. Sull'umore degli investitori pesa poi la  rinnovata debolezza di Volkswagen, al centro dello scandalo sulle emissioni, con conseguente pesantezza del settore auto. Tracollo anche per Glencore: sul colosso delle materie prime pesa lo scetticismo degli analisti sulla ripresa delle quotazioni. Milano cede così il 2,72%, Londra il 2,46%, Francoforte il 2,12% e Parigi segna -2,76%.

Eppure in Italia si è registrato il balzo della fiducia di imprese e consumatori, mentre negli Usa le spese dei consumatori sono salite in agosto dello 0,4% e i redditi sono cresciuti dello 0,3%. Sotto le attese le vendite di case di agosto, in calo dell'1,4% rispetto al mese di luglio. Wall Street tratta negativa, sulla scia dei dati sui consumi personali che rafforzano l'attesa per un rialzo dei tassi da parte della Fed quest'anno. Alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones cede l'1,3%, lo S&P500 arretra dell'1,4% e il Nasdaq perde l'1,9%. In rosso anche Apple nonostante il record di vendite di iPhone nel weekend. I timori sulla situazione internazionale sono condivisi dalle massime autorità: "Una stima" della crescita globale "del 3,3% per quest'anno non è più realistica come non lo è una del 3,8% per prossimo. Resteremo comunque sopra la soglia del 3%", ha anticipato il numero uno del Fondo Monetario Internazione, Christine Lagarde, un'intervista al quotidiano economico francese Les Echos, in cui ha spiegato che la revisione al ribasso è influenzata dal rallentamento delle economie emergenti.

Avvio di settimana senza sensibili variazioni per lo spread tra Btp e Bund a quota 115 punti e con il rendimento dei Btp decennali intorno all'1,74%. Il Tesoro ha piazzato 6,5 miliardi di Bot a sei mesi, a fronte di richieste per 10,7 miliardi, con un rendimento dello 0,023% in crescita di 2 punti base: nessuna ripercussione delle elezioni in Catalogna, con gli indipendentisti alla maggioranza dei seggi. "E' troppo presto per parlare di ampliamento del Quantitative easing", fa sapere dal board della Bce Sabine Lautenschlager, spiegando che "lo scenario di base non è ancora cambiato". Chiusura in un lieve rialzo per l'euro, ma sempre sotto quota 1,12 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1196 dollari e a 134,27 yen.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo: l'indice Nikkei, al termine delle contrattazioni, ha registrato una perdita dell'1,32% a quota 17.645. A poco sono valse le parole del governatore dlela BoJ, Haruhiko Kuroda: "Rimaniamo fortemente impegnati nel nostro obiettivo di portare l'inflazione al 2% ed agiremo senza esitazione per raggiungere questo target prima possibile". Ha tenuto sul finale Shanghai, in rosso per le fasi iniziali della seduta, con un rialzo dello 0,28%, mentre Hong Kong, Seul e Taiwan sono rimaste chiuse per festività. Discorso diverso per Sydney, che è riuscita a strappare il +1,4%. Come accennato, a pesare sui listini asiatici è stato il dato dei profitti dell'industria cinese, che ad agosto sono scesi dell'8,8% sul 2014, in netto peggioramento rispetto al -2,9% di luglio.

Per le materie prime, il petrolio è in calo a New York per i ricorrenti timori sulla Cina: il Brent cede quasi due punti percentuali sotto quota 48 dollari al barile, il Wti accusa un ribasso simile in area 45 dollari. Il greggio Usa ha perso l'11% a settembre: quello in corso è l'undicesimo mese di prezzi in calo sugli ultimi 15. Ribassi anche per le quotazioni dell'oro: il lingotto cede un punto percentuale e - alla chiusura dei mercati europei - si attesta poco sopra la soglia di 1.135 dollari l'oncia.