MILANO - Le Borse aprono la settimana cariche di dubbi: sull'umore degli investitori pesano in questi giorni la volatilità del prezzo del greggio, i contrastanti dati Usa, le prossime scadenze europee (Grecia e Brexit) e le differenti posizioni sui prossimi movimenti sui tassi all'interno della Fed: Jeffrey Lacker, presidente della Fed di Richmond, sostiene che ci sia una buona possibilità di un rialzo dei tassi a giugno, cosa che il mercato ha fino ad ora escluso. Tra i temi di sottofondo resta anche la persistente ostilità tedesca alla politica della Bce. Dopo il ribasso che si è imposto nelle prime sei settimane dell'anno e la successiva forte ripresa, gli investitori sono in attesa di nuove linee guida che i politici e i dati economici dovrebbero fornire, dato che negli ultimi tempi gli investitori hanno mostrato una mancanza di convinzione.
Per quanto riguarda il greggio, l'Opec, nel suo rapporto mensile, ha anticipato che il mercato petrolifero, attualmente in eccedenza, potrebbe contrarsi l'anno prossimo e registrare un deficit netto, a causa dei bassi livelli di produzione dei paesi non Opec. Il petrolio, però, sale spinto da Goldman Sachs, secondo la quale c'è una scarsezza nelle forniture: alla chiusura delle contrattazioni in Europa, le quotazioni del greggio a New York salgono del 3,27% a 47 dollari al barile. Il Brent avanza del 3,09% a 49,31 dollari. I blocchi alla produzione di alcuni importanti produttori, quali Canada e Nigeria, hanno capovolto la situazione sul mercato, facendolo passare da una situazione di piena capacità a una di deficit. Goldman resta cauta però sulle prospettive future del settore: il mercato potrebbe tornare in surplus nel 2017 ma i prezzi resteranno sotto pressione, con le quotazioni a 45 dollari al barile nel primo trimestre 2017 e a 60 dollari alla fine dell'anno. L'euro è poco mosso: la moneta unica passa di mano a 1,1310 contro il dollaro, vicino ai valori di venerdì, mentre le quotazioni sullo yen sono a 123,8.
Piazza Affari azzera le perdite dopo una mattinata in rosso e chiude in parità (Ftse Mib +0,04%): Londra è salita dello 0,2%, mentre Parigi ha ceduto lo 0,18%. Francoforte è chiusa per festività. Sul listino milanese, è stato protagonista il titolo Rcs dopo l'annuncio della contro offerta all'Ops di Urbano Cairo da parte di Andrea Bonomi e Mediobanca. Faro sul comparto auto dopo la decisione del fondo sovrano norvegese di citare in giudizio Volkswagen per il dieselgate. Alla chiusura europea, il Dow Jones sale dello 0,8%, mentre il Nasdaq recupera l'1,1% e l'S&P 500 lo 0,7%. Lo spread Btp-Bund si attesta a 133 punti. Il rendimento del titolo decennale italiano è all'1,47%. Dal punto di vista macroeconomico, l'agenda di giornata è piuttosto scarica al netto dell'indice Empire sull'attività manifatturiera di New York che arretra di 18,6 punti a quota -9 punti a maggio, dopo due mesi in territorio positivo.
La Borsa di Tokyo chiude la prima seduta della settimana in rialzo dello 0,33%, in scia alle indiscrezioni di stampa sul rinvio dell'aumento della tassa sui consumi da parte dell'esecutivo di Shinzo Abe il prossimo aprile. Notizia peraltro smentita dallo stesso governo. L'indice Nikkei ha guadagnato oltre 50 punti a quota 16.462,40. Lo yen nel frattempo perde terreno sul biglietto verde in seguito ai dati dagli Stati Uniti sulle spese al consumo in crescita, che rafforzano le possibilità di un aumento anticipato del costo del denaro in Usa . La valuta nipponica scambia a 108,75 sul dollaro, ai massimi in una settimana. Sul fronte delle materie prime, l'oro torna a salire: sui mercati il lingotto con consegna immediata passa di mano a 1.277 dollari l'oncia segnando un progresso dello 0,3%.
Per quanto riguarda il greggio, l'Opec, nel suo rapporto mensile, ha anticipato che il mercato petrolifero, attualmente in eccedenza, potrebbe contrarsi l'anno prossimo e registrare un deficit netto, a causa dei bassi livelli di produzione dei paesi non Opec. Il petrolio, però, sale spinto da Goldman Sachs, secondo la quale c'è una scarsezza nelle forniture: alla chiusura delle contrattazioni in Europa, le quotazioni del greggio a New York salgono del 3,27% a 47 dollari al barile. Il Brent avanza del 3,09% a 49,31 dollari. I blocchi alla produzione di alcuni importanti produttori, quali Canada e Nigeria, hanno capovolto la situazione sul mercato, facendolo passare da una situazione di piena capacità a una di deficit. Goldman resta cauta però sulle prospettive future del settore: il mercato potrebbe tornare in surplus nel 2017 ma i prezzi resteranno sotto pressione, con le quotazioni a 45 dollari al barile nel primo trimestre 2017 e a 60 dollari alla fine dell'anno. L'euro è poco mosso: la moneta unica passa di mano a 1,1310 contro il dollaro, vicino ai valori di venerdì, mentre le quotazioni sullo yen sono a 123,8.
Piazza Affari azzera le perdite dopo una mattinata in rosso e chiude in parità (Ftse Mib +0,04%): Londra è salita dello 0,2%, mentre Parigi ha ceduto lo 0,18%. Francoforte è chiusa per festività. Sul listino milanese, è stato protagonista il titolo Rcs dopo l'annuncio della contro offerta all'Ops di Urbano Cairo da parte di Andrea Bonomi e Mediobanca. Faro sul comparto auto dopo la decisione del fondo sovrano norvegese di citare in giudizio Volkswagen per il dieselgate. Alla chiusura europea, il Dow Jones sale dello 0,8%, mentre il Nasdaq recupera l'1,1% e l'S&P 500 lo 0,7%. Lo spread Btp-Bund si attesta a 133 punti. Il rendimento del titolo decennale italiano è all'1,47%. Dal punto di vista macroeconomico, l'agenda di giornata è piuttosto scarica al netto dell'indice Empire sull'attività manifatturiera di New York che arretra di 18,6 punti a quota -9 punti a maggio, dopo due mesi in territorio positivo.
La Borsa di Tokyo chiude la prima seduta della settimana in rialzo dello 0,33%, in scia alle indiscrezioni di stampa sul rinvio dell'aumento della tassa sui consumi da parte dell'esecutivo di Shinzo Abe il prossimo aprile. Notizia peraltro smentita dallo stesso governo. L'indice Nikkei ha guadagnato oltre 50 punti a quota 16.462,40. Lo yen nel frattempo perde terreno sul biglietto verde in seguito ai dati dagli Stati Uniti sulle spese al consumo in crescita, che rafforzano le possibilità di un aumento anticipato del costo del denaro in Usa . La valuta nipponica scambia a 108,75 sul dollaro, ai massimi in una settimana. Sul fronte delle materie prime, l'oro torna a salire: sui mercati il lingotto con consegna immediata passa di mano a 1.277 dollari l'oncia segnando un progresso dello 0,3%.