Economia

Petrolio e Borse perdono slancio. Piazza Affari debole con banche e Fca, faro su Rcs

I listini ritracciano dopo una mattinata di rialzi grazie al greggio vicino alla soglia dei 50 dollari, sostenuto dal blocco della produzione in Nigeria e dagli incendi in Canada: per Goldman Sachs non c'è più il surplus di offerta. Sul listino milanese si guarda all'editore del Corriere della Sera: per la conquista del controllo è guerra tra Cairo e Bonomi alleato con Mediobanca. Deboli Fca e banche

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MILANO - Si sgonfiano i listini europei, trainati in mattinata dal rialzo del petrolio che ha visto i massimi del 2016 con il Brent vicino a quota 50 dollari al barile. Un elemento che aveva spinto la propensione al rischio degli investitori, che si è affievolita con il procedere delle contrattazioni. Dopo aver sfondato il +1% nelle prime ore di scambi, Piazza Affari accelera in ribasso e chiude con una perdita dell'1,34%. Colpite dalle vendite le banche ed Fca. Solo Londra termina la seduta in leggero rialzo (+0,27%), mentre Francoforte lascia sul terreno lo 0,63% e Parigi lo 0,34%. Sotto i riflettori di Piazza Affari c'è ancora Rcs dopo la controfferta presentata da Investindustrial e Mediobanca alla proposta di scambio lanciata da Urbano Cairo.

Wall Street, reduce dal rialzo della vigilia legata al recupero del petrolio, chiude in ribasso: il Dow Jones perde l'1,03%, il Nasdaq cede l'1,25%  mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,95%. La produzione industriale negli Stati Uniti ha registrato ad aprile un aumento oltre le attese: +0,7% rispetto a marzo, quando era scesa dello 0,9% (dato rivisto dal precedente -0,6%). Da segnalare, sempre negli Usa, la risalita dei prezzi al consumo di aprile: +0,4%, l'aumento maggiore dal 2013. Il rafforzamento dei prezzi va nella direzione di una ripresa dell'inflazione, obiettivo della Fed. Contrastanti invece i dati sul mercato immobiliare: sopra le attese il +6,6% dei nuovi cantieri, sotto il +3,6% dei permessi edilizi.

L'euro è sopra 1,13 dollari e risale lo yen, in vista del G7, in cui la volatilità valutaria e l'uso competitivo delle monete sono in agenda, dopo la minaccia del governo nipponico di intervenire sul mercato dei cambi per frenare lo yen forte. La moneta europea passa di mano a 1,134 dollari e 123,6 yern. Lo spread Btp-Bund è stabile a 132 punti, sugli stessi livelli della chiusura di ieri. Il rendimento del titolo decennale italiano è all'1,46%, nonostante il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, abbia messo in guardia l'Italia dall'alto debito: "Così non si cresce". Dal punto di vista macroeconomico in Italia calano import ed export, mentre l'Istat segnala per la Penisola una crescita dell'1,1% nel corso del 2016 grazie ai consumi privati.

Il prezzo del petrolio è stato mosso al rialzo dagli incendi in Canada, che hanno bloccato la produzione nelle regioni delle sabbie bituminose, e gli attacchi armati agli impianti petroliferi in Nigeria. Inoltre, ieri, Goldman Sachs ha sostenuto che i rifornimenti sui mercati mondiali sono già in deficit intravedendo la possibilità di superare la soglia dei 50 dollari a breve. Dopo la fiammata della vigilia, sul circuito elettronico i future sul Light crude Wti si stablizzano in area 47,8 dollari, dopo un top da novembre di 48,42 dollari, mentre quelli sul Brent cedono leggermente in area 48,6 dollari un top del 2016 a 49,47 dollari. Da inizio febbraio, quando i prezzi erano scesi sotto i 30 dollari per l'eccesso di offerta, le quotazioni hanno recuperato oltre il 60% pur restanto sotto il tetto dei 100 dollari raggiunti nel giugno 2014: l'ultima volta che il Brent ha toccato i 50 dollari è stato nel novembre scorso.

Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha terminato le contrattazioni in rialzo dell'1,13%, sulla scia positiva a Wall Street grazie ad Apple e l'impennata delle quotazioni del greggio. L'indice Nikkei ha messo a segno un guadagno di 185 punti a quota 16.652,80. Lo yen - complice il prezzo del greggio ai massimi in 6 mesi - è stabile nei confronti del dollaro, in attesa dei dati sul Pil nella mattina di mercoledì in Giappone. A marzo, intanto, la produzione industriale giapponese è aumentata del 3,8% rispetto a febbraio.

Tra le materie prime, rialzo per le quotazioni dell'oro: il lingotto con consegna immediata passa di mano a 1.279 dollari l'oncia.